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15:57:59 Hanno risposto presente i lavoratori e i pensionati alla chiamata di Cgil, Cisl e Uil di questa mattina. Hanno, infatti, partecipato in numerosi al presidio che si è svolto davanti alla prefettura per protestare contro le scelte del governo in materia di pensioni giudicate inique e punitive per i lavoratori.

La manifestazione ha avuto una valenza nazionale dal momento che, Caserta è stata tra le province che hanno deciso di scendere in campo per rivendicare i diritti dei lavoratori. I sindacati sottolineano come, al di la delle dichiarazioni, il governo non ha bloccato gli effetti della legge Fornero, determinando, invece un blocco dell’indicizzazione delle pensioni. I segretari confederali provinciali di Cgil, Cisl e Uil unitamente alle Federazioni provinciali dei Sindacati dei Pensionati SPI-CGIL, FNP-CISL, UILP-UIL, al termine del presidio, hanno presentato un documento articolato al prefetto Raffaele Ruberto nel quale hanno sintetizzato le ragioni «della protesta odierna, che consistono nello stato di disagio e di riprovazione dei pensionati per il grave e ingiustificato taglio della rivalutazione delle pensioni da 1500 euro lordi (1200 euro netti mensili) operato dal Governo in occasione della Legge finanziaria per il 2019». «La rivalutazione delle pensioni per adeguarle all’incremento del costo della vita era stata conquistata con un Accordo sindacale con il governo precedente dopo ben 10 anni di blocco che ha già duramente colpito i pensionati, in particolare quelli a basso reddito – si legge ancora nel documento - Il governo in carica non ha neanche formalmente disdettato l’accordo in essere; ha totalmente operato con atto unilaterale, con il solo scopo di fare cassa (oltre 2,5 miliardi di euro) colpendo redditi già falcidiati negli anni sui quali, per quanto riguarda in particolare il Mezzogiorno e la nostra provincia in particolare, già grava la tassa occulta del mantenimento del figlio disoccupato o precario e l’aiuto alla sua famiglia. Si colpiscono persone che hanno lavorato una vita intera e che per motivi anagrafici sono quelle più deboli ed esposte, più indifese e bisognose di cure. Non possiamo non rilevare che ciò avviene con la stessa manovra con cui si fanno condoni fiscali di cui si avvantaggiano quelli che eludono o erodono il fisco, vanificando così ogni seria lotta all’evasione fiscale, mentre si colpiscono quelli, come i pensionati oltre ai lavoratori dipendenti, che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo trattenute alla fonte. Pertanto Le chiediamo di voler rappresentare presso il governo centrale lo sdegno e la riprovazione dei pensionati casertani che, come tutti gli altri pensionati italiani, sono quelli che con il lavoro, spesso umile e faticoso, hanno assicurato nei decenni scorsi crescita e sviluppo a questo Paese e non meritano di essere trattati in questo modo, né definiti “avari” perché protesterebbero per pochi centesimi che possono essere definiti tali solo da chi non sa cosa significhi vivere con 1200 euro al mese. Siamo convinti che siano ben altre le categorie sociali da cui un governo detto “del cambiamento” e che vuole fare una manovra detta “del popolo debba attingere risorse: da una lotta seria all’evasione fiscale; da quanti negli ultimi anni si sono ulteriormente arricchiti, visto che ogni ricerca seria di centri di statistica e di istituzioni indipendenti evidenzia che la crisi ha ulteriormente allargato la forbice sociale tra quelli che nella crisi si sono impoveriti e quelli che in essa hanno tratto ulteriori e maggiori guadagni. Siamo pertanto convinti che la manovra messa in campo dal Governo sia iniqua, perché colpisce i più deboli e non riduce il peso del fisco a chi le tasse già le paga; e sia sbagliata perché non produce crescita, non crea lavoro, mette a rischio il futuro dei giovani. Certi della Sua sensibilità, certi che Ella non mancherà di rappresentare al Governo la situazione di difficoltà in cui versano migliaia di pensionati in questo territorio già martoriato da una crisi di lavoro che è ben lungi dall’essersi conclusa, Le porgiamo distinti saluti».

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