Phishing, telefonate sospette, SMS che sembrano arrivare dalla tua banca: le truffe digitali, anche le più sofisticate, non sono più un fenomeno lontano ma ci riguardano da vicino. A Vairano Patenora una donna ha ricevuto una chiamata da un numero che sembrava quello della locale caserma dei Carabinieri.
Dall'altra parte c'era un falso militare che parlava di un presunto accesso al conto bancario e invitava a cliccare su un link per “metterlo in sicurezza”. Era spoofing: il numero visualizzato sul telefono era stato manipolato. La donna non è caduta nel raggiro e ha denunciato.
Un'indagine più ampia, condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla DDA di Napoli, nel marzo 2026 ha portato a due arresti e 24 indagati per un sistema di truffe che avrebbe utilizzato phishing, smishing e vishing per ottenere dati e credenziali bancarie. Le indagini hanno ricostruito 38 episodi, con circa 800.000 euro sottratti alle vittime.
Phishing, smishing, vishing: cosa sono e come riconoscerli
Il meccanismo è spesso simile: qualcuno cerca di convincerti che esista un problema urgente e che tu debba risolverlo immediatamente. Quello che cambia è il mezzo attraverso cui viene attuato il tentativo di truffa.
Nel phishing arriva un'email che sembra provenire dalla banca, da un servizio online o da un ente pubblico e invita a cliccare su un link. Lo smishing attua lo stesso schema attraverso un SMS.
Nel vishing, invece, il contatto avviene per telefono e il truffatore si presenta come un operatore bancario o un tecnico. Infine, lo spoofing è la tecnica truffaldina di falsificare il numero visualizzato per rendere la chiamata più credibile (per capirsi, è quello che è successo alla signora di Vairano).
Come proteggersi davvero
Nella loro esaustiva Guida contro le truffe, i Carabinieri non forniscono solo un quadro completo delle truffe, in presenza e digitali, ma danno anche consigli pratici: non fornire mai password, codici o dati delle carte in risposta a comunicazioni sospette, e se invece lo hai già fatto, contatta immediatamente la banca. Ai loro consigli, aggiungiamo i nostri.
La prima regola è semplice: non lasciarti mettere fretta. Una banca o un'altra istituzione seria non ti chiederebbe mai di trasferire denaro o comunicare un codice OTP durante una telefonata. Anche se sul display compare il numero della banca o dei Carabinieri, non considerarlo una prova dell'identità di chi chiama: lo spoofing serve proprio a falsificarlo. Chiudi la chiamata, non cliccare sul link e contatta direttamente l'ente interessato usando un numero o un sito trovato autonomamente.
Se ricevi un messaggio, su WhatsApp, SMS o email, in nessun caso clicca sul link contenuto: apri direttamente l'app o il sito ufficiale del servizio e verifica da lì. Oppure fai una veloce ricerca online: vedrai che il modello di truffa che stanno provando con te è già stato segnalato.
Infine, proteggi la connessione quando utilizzi reti Wi-Fi pubbliche e non conosci il livello di sicurezza. Una VPN cifra il traffico tra il dispositivo e il server, riducendo il rischio che le comunicazioni vengano intercettate. Per esempio, se scegli una VPN svizzera, l'indirizzo IP pubblico che i siti vedono sarà quello del server svizzero anziché quello della tua connessione.
In conclusione, difendersi dalle truffe digitali non richiede competenze tecniche avanzate, ma un cambio di abitudini. La regola d'oro è una sola: non fidarti di ciò che ti arriva, ma verifica sempre in autonomia, su un canale diverso da quello del contatto sospetto. A questo affianca la parte tecnologica—una connessione protetta e i dati cifrati quando usi reti pubbliche—e avrai reso la vita molto più difficile ai truffatori.




