Caldo, è di nuovo allerta: tornano i bollini rossi, la situazione da Nord a Sud
Milano, 28 lug. (Adnkronos Salute) - La tregua dal gran caldo è finita: in Italia torna l'allerta. Dopo un lunedì in prevalenza verde (ieri, 27 luglio, il livello è 0 in 15 città), con solo Campobasso e Palermo in arancione (livello 2, indice di rischio per la salute dei fragili) e 10 capoluoghi in giallo (livello 1, di pre-allerta), entro metà settimana la Penisola si scalda, ricompaiono i bollini rossi e da Nord a Sud la cartina si colora di giallo e arancione. E' la fotografia dell'ultimo bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute, che monitora 27 città.
Oggi, martedì 28 luglio, e domani mercoledì 29, l'allerta sarà massima (livello 3) a Campobasso, con possibili rischi per la salute della popolazione generale. I capoluoghi in verde crollano oggi a 3 (Cagliari, Venezia e Verona) e si contano 3 bollini arancioni (Messina, Perugia e Rieti). In giallo saranno Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste e Viterbo.
I bollini arancioni saliranno a 10 mercoledì (Bolzano, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Perugia, Rieti, Roma, Torino e Viterbo), mentre i gialli passano a 15 (Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Catania, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Pescara, Reggio Calabria, Trieste, Venezia e Verona). Solo Cagliari resta in verde domani.
Rottamazione-quinquies, prima o unica rata in scadenza il 31 luglio
Roma, 27 lug. (Adnkronos) - Al via la fase dei pagamenti per la Rottamazione-quinquies. Il prossimo 31 luglio è il termine fissato dalla legge per il versamento della prima o dell’unica rata della nuova definizione agevolata delle cartelle introdotta dalla legge di Bilancio 2026 e a cui era possibile aderire entro lo scorso mese di aprile. Sempre il 31 luglio è prevista la scadenza di pagamento della prossima rata sia della Rottamazione-quater sia dei piani di Riammissione alla stessa misura agevolativa.
Moduli di pagamento. Il pagamento deve essere effettuato utilizzando i moduli corrispondenti alla rata in scadenza. I contribuenti che hanno necessità di recuperare la Comunicazione delle somme dovute, con il dettaglio degli importi da versare e i moduli di pagamento, possono trovarne una copia direttamente nell’area riservata del sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it (a cui si accede con Spid, Cie e Cns e, per professionisti e imprese, anche con le credenziali dell'Agenzia delle Entrate) oppure riceverli via e-mail inviando una richiesta dall’area pubblica, senza necessità quindi di credenziali di accesso, allegando un documento di riconoscimento.
È possibile pagare in banca, agli uffici postali, nelle tabaccherie e ricevitorie, agli sportelli bancomat (ATM) abilitati, utilizzando i canali telematici delle banche, di Poste Italiane e di tutti gli altri Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) aderenti al nodo pagoPa, sul sito di Agenzia delle entrate-Riscossione e con l'App Equiclick. Si può pagare anche direttamente agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione prenotando un appuntamento.
Rottamazione-quinquies: per la rata unica c’è tempo fino al 5 agosto. Per coloro che in fase di adesione alla Rottamazione-quinquies hanno scelto di pagare in unica soluzione, la legge prevede ulteriori 5 giorni di tolleranza e pertanto saranno considerati tempestivi i versamenti effettuati entro il 5 agosto 2026, oltre tale data si perderanno i benefici della definizione agevolata. Per coloro che, invece, hanno scelto un piano di pagamento rateale, la legge prevede l’inefficacia della Rottamazione-quinquies in caso di mancato o insufficiente versamento di due rate, anche non consecutive. Si ricorda, infine che per l’ultima rata del piano, così come per la rata unica, sono concessi cinque giorni di tolleranza.
Il prossimo 31 luglio è anche il termine per i pagamenti della tredicesima rata della Rottamazione-quater (Legge di bilancio 2023) e della quinta rata dei piani di Riammissione alla definizione agevolata (Legge n. 15/2025). In entrambi i casi la legge prevede la possibilità di avvalersi di cinque giorni di tolleranza rispetto alla scadenza, grazie ai quali saranno ritenuti tempestivi i pagamenti effettuati entro il 5 agosto 2026. In caso di mancato pagamento, oppure qualora venga effettuato oltre il termine ultimo o per importi parziali, la legge prevede la perdita dei benefici della definizione agevolata e le somme già corrisposte saranno considerate a titolo di acconto su quanto dovuto.
Considerato il sovrapporsi di più provvedimenti, per facilitare i contribuenti nella gestione delle scadenze è disponibile sul sito di Agenzia delle entrate-Riscossione il calendario completo con tutti i termini di pagamento delle definizioni agevolate in corso, uno strumento utile per tenere sotto controllo le date di interesse, salvarle come promemoria direttamente sul calendario anche del proprio smartphone e, se si vuole, procedere direttamente al pagamento delle rate.
Save the Children, in Europa oltre 1.500 minori vittime di tratta
Roma, 28 lug. (Adnkronos) - Sono circa 9.500 complessivamente le vittime di tratta identificate nel 2024 nei Paesi dell’Unione Europea, per lo più in Francia e in Italia, seguiti da Paesi Bassi e Germania. Di questi, i minorenni rappresentano il 16% del totale, con 1.555 vittime sotto i 18 anni, in aumento rispetto al 2023 quando le vittime minorenni di tratta costituivano il 12,8% del totale, pari a 1.358 bambine, bambini e adolescenti. Nella grande maggioranza dei casi (77%) si tratta di bambine e ragazze, in totale 1.194. Tra i minori il maggior numero di identificazioni si registra in Francia, con 488 casi, seguita da Romania (333) e Germania (230). A fornire i dati è Save the Children in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani del 30 luglio. In Italia le vittime minorenni identificate nel 2024 sono 65, corrispondenti al 3,4% del totale delle vittime di tratta individuate. In poco più di un caso su due (54%) si tratta di bambine e adolescenti, pari a 35 minorenni. Nel nostro Paese la tratta e lo sfruttamento dei minori continuano a rappresentare una realtà per lo più sommersa, che coinvolge sia flussi migratori internazionali - in quanto territorio crocevia di transito e destinazione di minori vittime di tratta - sia contesti interni di vulnerabilità sociale. A livello mondiale, secondo gli ultimi dati disponibili relativi al 2022, più di una vittima su tre di tratta risulta minorenne (il 38% del totale delle 68.836 persone coinvolte per cui è stata rilevata l’età, cioè oltre 26mila bambini e adolescenti).
“Negli ultimi anni, il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori ha assunto una dimensione sempre più complessa e dinamica, alimentata da crisi globali interconnesse, quali i conflitti armati, le emergenze ambientali, l’acuirsi delle disuguaglianze economico-sociali e le migrazioni forzate, che rendono molti minori estremamente vulnerabili - afferma Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi di Save the Children - Le cifre sono sottostimate, ma ogni anno milioni di bambine, bambini e adolescenti vengono coinvolti in forme diverse di abuso e le tecnologie digitali, inclusa l’AI, stanno modificando profondamente le modalità di adescamento, reclutamento, sfruttamento e controllo dei minori, rendendo questi fenomeni più invisibili e pervasivi”.
Save the Children chiede da anni di rafforzare il sistema coordinato tra istituzioni e società civile di emersione e protezione per garantire l’individuazione e protezione dei minori vittime di tratta e sfruttamento, attraverso un supporto personalizzato, con accoglienza, assistenza psicologica, medica e legale, e un approccio attento a età e genere, che sappia affrontare anche gli aspetti legati alle nuove forme di sfruttamento e tratta facilitati dagli strumenti digitali. "Importanti passi in avanti - sottolinea l'Organizzazione - potranno oggi realizzarsi a seguito delle norme che attuano in Italia la nuova Direttiva Antitratta, emanate lo scorso giugno. Il decreto rafforza i meccanismi di identificazione precoce e presa in carico delle vittime, la formazione della magistratura e degli altri operatori del sistema, la raccolta dei dati e l’aumento dell’indennizzo per le vittime. Resta importante proseguire in questa direzione nell’attuazione piena delle nuove norme, con particolare attenzione alle esigenze specifiche di bambini, bambine e adolescenti". Save the Children chiede che vengano istituiti "luoghi di accoglienza ad indirizzo segreto per minori a rischio o vittime di tratta, sollecita una cooperazione rafforzata tra forze di polizia ed enti di protezione a livello europeo che includa un focus specifico sulle vittime minorenni e investimenti in ricerca per prevenire fenomeni emergenti e sviluppare politiche efficaci”.
Nel 2025 il Sistema nazionale Antitratta ha valutato le segnalazioni relative a 3.444 persone, circa 600 in più rispetto al 2024, quando erano 2.853. Di queste, 174 riguardano minorenni, pari al 5,1% del totale, in lieve aumento rispetto al 4,9% registrato l’anno precedente. Si tratta prevalentemente di ragazzi, che rappresentano il 69% dei casi riguardanti i minorenni valutati dagli enti antitratta (120 persone), provenienti soprattutto dal Bangladesh (56) e dall’Egitto (19). Il 64% ha 17 anni, ma sono stati intercettati anche quattro 14enni e un 12enne. Le minorenni di sesso femminile sono 54 e provengono principalmente dalla Nigeria (16); poco più di due su cinque, pari a 23, hanno 17 anni, ma tra le vittime di tratta emerse ci sono anche due 14enni e una 12enne. Le principali regioni di emersione sono la Sicilia, con 59 casi, e l’Emilia-Romagna, con 41 casi.
Nei primi sei mesi del 2026 in Italia sono state segnalate 1.581 persone, tra cui 95 minorenni, pari al 6% del totale. In questo periodo si conferma, in maniera ancora più marcata, la prevalenza di minori di sesso maschile, che sono 80, ovvero l’84% dei minorenni, per lo più di diciassettenni (59 su 80), provenienti prevalentemente dal Bangladesh (46 casi). Le minorenni femmine sono 15, per lo più tra i 16 e i 17 anni, e presentano provenienze geografiche più diversificate. Tra i casi segnalati, sono 847 quelli presi in carico nel 2025 secondo il Sistema informatizzato per la raccolta di informazioni sulla tratta (SIRIT), dato in lieve aumento rispetto agli 817 registrati nel 2024. I minorenni sono 22, ovvero il 2,6% del totale, e si osserva una leggera prevalenza di ragazze, pari a 12, provenienti principalmente dalla Nigeria (4) e dalla Costa d’Avorio (3), mentre i 10 ragazzi sono prevalentemente originari del Bangladesh (6). Prevalgono i diciassettenni (14 in totale, di cui 6 femmine e 8 maschi). La Sicilia si conferma la principale regione di emersione, con 12 casi. Nel primo semestre del 2026 le persone prese in carico sono state 350. I minorenni rappresentano il 2% del totale, con 7 casi complessivi. Si tratta di cinque ragazze di 16 e 17 anni e di due ragazzi, entrambi diciassettenni.
“Accanto alle forme più conosciute di sfruttamento, assistiamo oggi a una crescente esposizione dei ragazzi a condizioni di grave sfruttamento lavorativo o per la commissione di attività illegali-prosegue Inverno - Si tratta di fenomeni spesso sommersi che colpiscono in particolare minori stranieri soli, ma non solo, e che rischiano di essere normalizzati come semplici strategie di sopravvivenza. Dietro queste situazioni si intrecciano povertà economica, abbandono scolastico, percorsi migratori fragili e carenza di reti di protezione. Per contrastare questi fenomeni occorre intervenire sulle condizioni di vulnerabilità che li rendono possibili, prima che sul loro esito finale, e rafforzare gli strumenti di protezione”.
Save the Children è da anni impegnata con progetti di contrasto alla tratta e allo sfruttamento. Il progetto Vie d’Uscita, promosso dal 2012 in collaborazione con enti anti tratta locali, ha l’obiettivo di supportate l’identificazione e l’emersione di minori e neomaggiorenni vittime di tratta e sfruttamento. Nel primo semestre del 2026 ha raggiunto 384 beneficiari, di cui 277 minori. Il progetto Nuovi Percorsi si occupa di sostenere, in tutta Italia, i minori e le mamme sopravvissute alla tratta e allo sfruttamento, al fine di garantire la reintegrazione delle donne, la crescita sana dei minori e l’autonomia dell’intero nucleo. Dal 2021 al primo semestre del 2026 ha supportato 1575 beneficiari. Nel 2022 sono stati avviati il progetto Sportello Nuovi Percorsi Roma, con la finalità di supportare nuclei composti da giovani mamme e minori che si trovano in una condizione di forte vulnerabilità, incluse persone esposte al rischio di tratta o sfruttamento, che fino al primo semestre del 2026 ha sostenuto un totale di 1849 persone. E il progetto Liberi dall’Invisibilità, volto a proteggere e supportare minori e adulti che vivono nella zona agricola della Fascia Trasformata, nella provincia di Ragusa, in partenariato con l’Associazione ‘I tetti colorati’ e con Caritas Diocesana di Ragusa, che fino a dicembre 2025 ha coinvolto complessivamente 665 persone attraverso percorsi personalizzati di empowerment, supporto scolastico e accompagnamento sociale, di cui 356 minori e 309 adulti.
Parallelamente, grazie ad attività comunitarie sono state raggiunte 2.404 persone, contribuendo a rafforzare il tessuto sociale e a promuovere una cultura dell’inclusione. Infine, da aprile 2023 a marzo 2025, Save the Children ha implementato il progetto transnazionale E.V.A., insieme a partner di Francia e Spagna con l’obiettivo di identificare, nelle zone di transito di Ventimiglia, Irun e nelle città di Parigi e Nimes, possibili vittime di tratta e sfruttamento, che ha permesso di intercettare 995 potenziali vittime di tratta nei 3 Paesi, di cui 416 solo in Italia. A partire dal 2025, l’Organizzazione ha avviato il progetto S.O.L.e.I.L - Servizi di Orientamento al Lavoro ed Empowerment Inter-regionale per un sistema Legale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con capofila Regione Lazio. Il progetto prevede la realizzazione di un sistema volto all’integrazione socio-lavorativa, alla prevenzione e al contrasto dello sfruttamento lavorativo. L’intervento di Save the Children si focalizza sulla promozione di condizioni sostenibili di inclusione sociale, protezione, empowerment e regolarità lavorativa per minori e le loro famiglie a rischio o vittime di sfruttamento nella provincia di Latina, contribuendo alla riduzione delle forme di sfruttamento, abuso, marginalità e disuguaglianze.
Giappone, terremoto di magnitudo 7.1 nel sud del Paese: allerta tsunami
Tokyo, 28 lug. (Adnkronos/Afp) - Un forte terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito il sud del Giappone oggi, martedì 28 luglio. Lo riferisce l'Agenzia meteorologica giapponese, che ha emesso un allarme tsunami. La scossa ha anche raggiunto il livello massimo possibile, pari a sette, sulla scala di intensità sismica giapponese (Shindo), ha aggiunto l’agenzia.
La scossa si è verificata alle 16.27 ora locale (7.27 ora italiana) sull'isola di Kyushu. Un sisma di magnitudo 7.2 aveva colpito il Giappone settentrionale il 25 giugno, senza tuttavia causare morti o danni importanti.
Il Giappone è uno dei paesi con maggiore attività sismica al mondo, trovandosi sopra quattro importanti placche tettoniche lungo il margine occidentale della 'Cintura di fuoco' del Pacifico. L'arcipelago, che ospita circa 125 milioni di persone, sperimenta centinaia di scosse ogni anno e rappresenta circa il 18% dei terremoti mondiali: la stragrande maggioranza è di entità lieve, sebbene i danni causati varino a seconda della loro posizione e della profondità sotto la superficie terrestre in cui si verificano.
Il Paese porta ancora il peso della memoria di un forte terremoto sottomarino di magnitudo 9.0 nel 2011, che ha scatenato uno tsunami che ha ucciso o lasciato dispersi circa 18.500 persone e ha devastato la centrale nucleare di Fukushima. Il 20 aprile di quest'anno, una scossa di magnitudo 7.7 ha colpito il nord del Paese, ferendo almeno 10 persone e facendo tremare i grandi edifici a Tokyo. Ciò ha spinto le autorità a emettere un avviso speciale che mette in guardia contro il rischio accresciuto di terremoti di magnitudo 8.0 o superiore.
Engineering pubblica il bilancio di sostenibilità 2025
Roma, 28 lug. (Adnkronos) - Ha dichiarato Michelangelo Suigo, Group Chief Public Affairs, Corporate Communication & Sustainability Officer di Engineering: “Con il Bilancio di Sostenibilità 2025 confermiamo un modello guidato da processi integrati e KPI misurabili, con risultati concreti e una rendicontazione credibile e comparabile. In Engineering continuiamo a lavorare per integrare sempre di più la sostenibilità nel business: è questo il metodo con cui operiamo per i nostri clienti, per le nostre persone, per il territorio. In questo percorso, l’Intelligenza Artificiale è un abilitatore chiave: governata con responsabilità, aiuta a misurare meglio gli impatti, ottimizzare processi e consumi e accelerare la transizione energetica e digitale, generando valore concreto. Proseguiamo con rigore e trasparenza per continuare ad essere un riferimento di sostenibilità per l’intero ecosistema digitale”.
Centrale il tema dell’intersezione tra Intelligenza Artificiale e sostenibilità. Con la sua architettura modulare IS-IA (Italy's Sovereign Intelligence Architecture), che si fonda sul LLM proprietario e sviluppato interamente in Italia EngGPT 2, Engineering mette a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni e delle aziende italiane un modello di GenAI sovrano, efficiente e aperto, progettato secondo gli standard dell’AI Act e in grado di garantire ottime prestazioni energetiche, sia in fase di training che in fase di uso reale della piattaforma.
Il nuovo Bilancio di Sostenibilità racconta anche come Engineering traduce lo stretto legame tra AI e sostenibilità in progetti concreti per clienti, persone e comunità: dall’impiego di soluzioni di GenAI per il monitoraggio costiero a supporto dell’osservazione e della tutela degli ecosistemi marino costieri, all’uso di EngGPT Data Quality per rendere più efficace l’aggiornamento dei piani pandemici. La stessa logica guida lo sviluppo di GenAI conversazionale per la cittadinanza digitale, pensata per ridurre le barriere di accesso ai servizi pubblici.
Nel 2025 Engineering ha proseguito con risultati tangibili il proprio percorso di decarbonizzazione validato da SBTi nel luglio 2024. Le emissioni Scope 1 e 2 (market-based) segnano una riduzione del 46% rispetto alla baseline 2022 (-7% sul 2024), grazie al minor consumo di carburanti della flotta auto, all’aumento di mezzi elettrici e ibridi e agli interventi di efficientamento di spazi e consumi. Anche le emissioni Scope 3 si riducono (-5% sul 2024), grazie alla razionalizzazione degli acquisti di Gruppo e alla promozione della mobilità sostenibile.
Il consumo energetico totale del Gruppo cala del 7% rispetto al 2024, e quasi il 100% dell’elettricità consumata dagli uffici in Italia proviene da fonti rinnovabili. Particolarmente rilevante il piano di efficientamento dei Data Center: a Pont Saint-Martin e Vicenza il PUE si conferma a 1,47; nel Data Center di Torino è stata ottenuta una riduzione del 37% dei consumi elettrici con il Pue che migliora a 1,89, grazie all’installazione di un nuovo gruppo di continuità ad alta efficienza e all’;ottimizzazione dei set point dei sistemi di condizionamento.
Sul fronte sociale prosegue il rafforzamento delle politiche di Diversity, Equity & Inclusion. Il gender pay gap in Italia si riduce dal -1,5% del 2024 al -1,12% nel 2025, confermando un trend strutturale di miglioramento; le donne in ruoli di leadership in Italia raggiungono il 20,8%.
Il Gruppo investe nei giovani talenti: nel 2025 sono state assunte 694 persone under 30 (51% delle nuove assunzioni), portando la popolazione in questa fascia anagrafica a oltre 2.300 dipendenti. Centrale il ruolo degli Academy Programs, percorsi formativi gratuiti dedicati ai giovani: nel biennio 2024-2025 sono state attivate 17 edizioni con oltre 200 partecipanti, e un tasso di assunzione post-Academy del 68% nel 2025.
Nel 2025 è stato consolidato un approccio integrato al benessere delle persone, articolato su quattro pilastri: Benessere Fisico, Mentale, Sociale e Finanziario. Particolare attenzione è stata dedicata al benessere mentale tramite il programma ENG-Care, che amplia le iniziative per il supporto psicologico e per il work-life balance.
Engineering ha rafforzato il presidio di governance con lintroduzione della nuova funzione Compliance & Data Protection, che centralizza la conformità normativa per lintero Gruppo nellanno dellentrata in vigore dellAI Act europeo e del rafforzamento continuo dei presidi di privacy e cybersecurity.
Sul fronte dell’Intelligenza Artificiale è stata pubblicata la Policy AI Governance Strategy, che recepisce nei processi aziendali i contenuti dell’AI Act e l’impegno assunto con la sottoscrizione dell’AI Pact, orientando il framework di governance dell’AI di Engineering a sicurezza, equità e rispetto dei diritti umani. È stato inoltre adottato il Modello Organizzativo NIS, che definisce il framework di governance del Gruppo per garantire l’applicazione capillare e l’aggiornamento costante delle misure tecniche, operative e organizzative richieste dalla Normativa NIS2.
Engineering ha consolidato il proprio impegno per una filiera responsabile: il 70% dei Top Fornitori (rispetto al 48% del 2024) è sottoposto a valutazione di sostenibilità tramite un questionario dedicato e/o ha definito target allineati allo standard SBTi, a conferma della volontà del Gruppo di contribuire allo sviluppo di un ecosistema industriale fondato su princìpi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Il modello di sostenibilità del Gruppo è stato confermato dalle principali agenzie di rating: nel 2025 Engineering ha ottenuto la medaglia Platinum di EcoVadis (Top 1% globale), confermato lo score “B’ di CDP Climate Change ed è stata inclusa nella A-List del Supplier Engagement Assessment di CDP. Confermato anche lo score “A’ di Synesgy.
Ha inoltre ottenuto il riconoscimento Top Employer Italia 2025 (confermato anche nel 2026), è stata inserita tra i 100 migliori datori di lavoro per le donne in Italia e tra i Top Job - Best Employers di ITQF. Ulteriori conferme sono arrivate dalla classificazione tra le prime cinque imprese italiane nella categoria Sostenibilità sociale del Blue Green Economy Award e dal Mission Fleet Awards 2025 al Mobility Manager per l’approccio sostenibile alla gestione della flotta.
Il Bilancio di Sostenibilità 2025 è stato sottoposto per il quinto anno consecutivo a revisione da parte di un ente terzo, Deloitte & Touche S.p.A..
Cnao: "Centro di riferimento mondiale in adroterapia,trattati oltre 6.200 pazienti”
Roma, 28 lug. (Adnkronos Salute) - Sono oltre 6.200 i pazienti trattati con l’adroterapia al Cnao, Centro nazionale di adroterapia oncologica, di Pavia. La struttura - informa una nota - è centro di riferimento internazionale, uno dei pochissimi al mondo nella cura dei tumori con questo approccio, che utilizza fasci di protoni e ioni carbonio: una vera e propria rivoluzione rispetto alla radioterapia tradizionale. Grazie alle proprietà fisiche intrinseche e uniche delle particelle, protoni e ioni carbonio, caratterizzate da altissima precisione balistica, è possibile erogare una dose molto elevata di energia al tumore, risparmiando maggiormente i tessuti sani circostanti.
Questo si può tradurre, nella pratica clinica, in un risparmio degli effetti collaterali e in un miglioramento della sopravvivenza. “Lo dimostrano i risultati degli studi scientifici, ad esempio, nei sarcomi. In particolare, nei cordomi e condrosarcomi della base del cranio il controllo di malattia a 5 anni è superiore all’80-90%". Risultati analoghi si registrano “nel melanoma oculare e nelle neoplasie del distretto testa collo, in particolare in quelle delle ghiandole salivari e dei seni paranasali. E, nei tumori pediatrici, è possibile ridurre gli effetti collaterali caratteristici della radioterapia tradizionale, cioè danni cognitivi, endocrini, acustici, ritardi della crescita e insorgenza di tumori radioindotti”.
Ogni anno in Italia sono stimati circa 5mila nuovi casi di sarcoma. “Si possono sviluppare in ogni regione dell’organismo e costituiscono una famiglia eterogenea di neoplasie, dove si trova la maggior parte di sottotipi istologici radioresistenti - spiega Maria Rosaria Fiore, direttore Unità di Radioterapia oncologica del Cnao - I sarcomi vengono spesso scoperti quando sono già in fase avanzata e coinvolgono aree anatomiche complesse come la regione testa-collo, la base del cranio, la colonna vertebrale o gli organi interni. In questi casi, operare con ampi margini è impossibile senza causare gravi danni al paziente. Anche l'oncologo radioterapista affronta simili limitazioni, non potendo utilizzare alte dosi di radioterapia per evitare danni agli organi vitali vicini; di conseguenza, il rischio che il tumore si ripresenti resta alto. La svolta per questi pazienti, colpiti da sarcomi non operabili o situati in sedi critiche, è rappresentata dagli ioni carbonio, capaci di agire con una selettività millimetrica nel rilascio della dose, colpendo il tumore con la massima dose e risparmiando i tessuti sani dalle dosi elevate. Inoltre, gli ioni carbonio possiedono una efficacia radiobiologica superiore, indispensabile per abbattere la naturale resistenza del tumore alle radiazioni ed evitare le recidive”.
“Un’altra sfida clinica all'interno di questo gruppo di patologie - continua Fiore - è rappresentata dai sarcomi localmente avanzati del bacino e del distretto spinale. In queste sedi, la vicinanza a organi estremamente radiosensibili come l’intestino, i reni e il midollo spinale rappresenta un limite invalicabile sia per la chirurgia radicale che per la radioterapia convenzionale ad alte dosi. Oggi, tuttavia, la terapia con ioni carbonio ci permette di evitare procedure fortemente invalidanti, come le vertebrectomie o le ampie resezioni a livello pelvico. Questo trattamento - chiarisce - può infatti essere impiegato in sinergia con la chirurgia oppure come valida alternativa nei casi in cui l’intervento non sia eseguibile, garantendo tassi di controllo locale della malattia spesso sovrapponibili. Oggi vi sono evidenze importanti dell’efficacia di questo trattamento: ad esempio, nei cordomi e condrosarcomi della base cranica, la terapia con ioni carbonio e, in taluni casi, anche con protoni consente in molte serie un controllo locale a 5 anni spesso superiore all’80-90%, mentre la radioterapia con fotoni è limitata dalla radioresistenza e dai vincoli di dose. La radioterapia convenzionale con fotoni spesso non riesce a erogare la dose necessaria oltre 70 Gy vicino al tronco encefalico, vie ottiche e midollo spinale, con risultati di controllo di malattia a 5 anni nettamente inferiori”.
Attualmente “nel mondo vi sono solo 8 centri duali con doppia particella, cioè con protoni e ioni carbonio, e Cnao rientra in questo gruppo ristretto di strutture di riferimento - afferma Gianluca Vago, presidente del Cnao e direttore del dipartimento di Oncologia e Emato-oncologia (Dipo) della Statale di Milano - L’adroterapia con ioni carbonio è parte fondamentale della strategia di cura di diversi tumori, grazie all’elevata capacità di superare la radioresistenza. In particolare, gli ioni carbonio interagiscono con la molecola del Dna determinando danni multipli e complessi, per cui la cellula tumorale radioresistente non riesce più a ripararsi. Oltre 6.200 pazienti sono stati trattati al Cnao e l’esperienza maturata rende il centro uno delle strutture leader nel mondo”.
Si stima che, in Italia, siano circa 400 all’anno le nuove diagnosi di melanoma oculare. “Questa neoplasia - illustra Fiore - ha rappresentato l’apripista nell’utilizzo clinico della protonterapia, cioè dei fasci di protoni. Un tempo l’unica opzione era la rimozione chirurgica dell’occhio. Oggi è possibile conservare l’organo, garantendo anche una buona qualità di vita. L’efficacia della protonterapia, che è lo standard di cura per evitare l’enucleazione, è dimostrata da numerosi studi scientifici. A 5 anni il controllo locale della malattia raggiunge il 95%. Dall'agosto 2016, il Cnao è in prima linea nel trattamento del melanoma oculare in stretta collaborazione con l’oncologo oculare. Ad oggi abbiamo trattato con successo più di 600 pazienti, ottenendo un eccellente controllo locale della malattia superiore al 90%, in piena linea con le migliori statistiche mondiali”.
Progressi importanti si registrano anche nei tumori della testa e del collo, che fanno registrare ogni anno in Italia circa 9mila nuove diagnosi. “Sono tumori complessi da curare per la varietà dei tipi istologici e della sede di insorgenza - precisa Fiore - Possono interessare naso e seni paranasali, ghiandole salivari, cavo orale, faringe e laringe, cioè tutte le neoplasie al di sopra della clavicola, escludendo quelle cerebrali. Molti tumori, come il carcinoma adenoideocistico delle ghiandole salivari e il melanoma mucoso - puntualizza - sono radioresistenti e richiedono alte dosi di radiazioni, un ambito in cui le nostre recenti pubblicazioni confermano l'efficacia dei trattamenti avanzati con l’adroterapia”.
Il dato più incoraggiante riguarda anche le forme più comuni di carcinoma spinocellulare dell’orofaringe associato al papilloma virus (Hpv) per cui diversi studi prospettici e uno studio randomizzato - prosegue la nota - dimostrano una riduzione degli effetti collaterali e un miglioramento della qualità di vita con controllo del tumore almeno equivalente nei pazienti trattati con protoni rispetto a fotoni.
In Italia si stimano circa 2.300 nuovi casi di tumori pediatrici ogni anno: circa la metà è rappresentata dai tumori solidi. “Rappresentano un campo importantissimo di applicazione della protonterapia - sottolinea Fiore - Nei tumori dei bambini l’obiettivo primario non è solo la guarigione, ma anche la riduzione degli effetti collaterali tardivi della radioterapia, noti ad esempio nei medulloblastomi e negli ependimomi. Vi possono essere deficit cognitivi, ritardi della crescita, insorgenza di tumori secondari radioindotti. In particolare, una metanalisi ha mostrato che, nei bambini con tumori del sistema nervoso centrale, la protonterapia è associata a un migliore mantenimento delle funzioni neurocognitive rispetto alla radioterapia con fotoni. Al Cnao, in collaborazione con la rete oncologica pediatrica italiana, vengono trattati circa 60 pazienti pediatrici all’anno, colpiti soprattutto da tumori cerebrali, della base del cranio e sarcomi. Nel contesto della re-irradiazione, inoltre - conclude Fiore - l’adroterapia offre un potenziale vantaggio rispetto alla radioterapia convenzionale grazie alla distribuzione di dose più conformata, che permette un migliore risparmio degli organi a rischio precedentemente irradiati. Sebbene le evidenze siano in continua evoluzione, i risultati disponibili suggeriscono un profilo di efficacia e sicurezza favorevole in pazienti accuratamente selezionati”.
Pd, Guerini domani alle 10 all'Adnkronos ospite di ‘AdnTalks'
Roma, 28 lug. (Adnkronos) - Lorenzo Guerini, presidente del Copasir e deputato del Pd, domani 29 luglio, sarà al Palazzo dell'Informazione di piazza Mastai a Roma, ospite di 'AdnTalks', il format in diretta sul sito internet e sul canale YouTube dell'Adnkronos. A intervistarlo sarà il direttore Davide Desario. La diretta avrà inizio alle 10.
Sanità, nuovo tariffario, Medicina di laboratorio: "Oltre 70% scelte cliniche dipende da analisi”
Roma, 28 lug. (Adnkronos Salute) - La Medicina di laboratorio costituisce uno dei pilastri del Servizio sanitario nazionale: “Oltre il 70% delle decisioni cliniche si basa, infatti, sui risultati degli esami, che rappresentano le prestazioni più richieste dai cittadini, per questo è necessario armonizzarne i costi”. In occasione del completamento del percorso di valorizzazione economica dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), la cui conclusione è prevista entro fine settembre, Sibioc, Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica - Medicina di laboratorio, presenta il primo studio nazionale sull’applicazione del Nuovo nomenclatore tariffario, introdotto nel 2024, per evidenziare la necessità di un’allineamento delle tariffe, valutato attraverso un percorso verificabile e riproducibile, in grado di mostrare eventuali disomogeneità organizzative.
“L’iniziativa nasce dalle evidenze emerse durante la II Strategic Conference Sibioc e rappresenta il primo passo di un percorso scientifico volto a promuovere l’armonizzazione della Medicina di laboratorio e avviare una riflessione sull’evoluzione dei modelli di finanziamento della diagnostica - spiega Sabrina Buoro, presidente Sibioc- La tavola rotonda dedicata alle delegazioni regionali, coordinata da Maurizio D'Amora, ha evidenziato una significativa eterogeneità dei modelli organizzativi della Medicina di laboratorio nelle diverse realtà regionali. La Medicina di laboratorio richiede, oggi più che mai, strumenti condivisi di governo, valutazione e programmazione. In questo contesto, Sibioc ha ritenuto strategico offrire un contributo operativo per il Sistema sanitario, promuovendo una analisi scientifica finalizzata a fornire elementi oggettivi di supporto alle future decisioni istituzionali. Il nostro intento non è richiedere o operate una revisione generalizzata, ma promuovere una riflessione sui modelli di remunerazione e strutturazione delle prestazioni”.
L'analisi, sviluppata dal Gruppo operativo Sibioc “Evoluzione tariffaria e applicazione del Nomenclatore tariffario nazionale”, ha preso in esame tutti i nomenclatori tariffari regionali attualmente vigenti, confrontandoli con il nuovo Nomenclatore tariffario nazionale del ministero della Salute. I risultati - riferisce una nota - riguardano 25 prestazioni, selezionate tra oltre 2mila tipologie di esami, rappresentative di oltre il 62% dell'attività complessiva. I risultati fotografano una significativa variabilità nell'applicazione del nomenclatore sul territorio nazionale: in particolare, numerose prestazioni ad elevato volume presentano, nelle Regioni non sottoposte a Piano di rientro, valori tariffari superiori rispetto a quelli previsti dal nomenclatore nazionale. Ad esempio: per glicemia e creatinina i rimborsi variano rispettivamente da un minimo di 1,00 e 1,10 ad un massimo di 2 euro; per la proteina C reattiva da un minimo di 1,90 a 10 euro; per l'emocromo da 2,30 ad un massimo di 5,30 euro.
“Negli ultimi anni - sottolinea Buoro - la comunità scientifica internazionale ha progressivamente orientato l'attenzione verso i principi della Value-Based Healthcare e della Value-Based Laboratory Medicine, che valutano non soltanto le prestazioni erogate, ma soprattutto il valore generato per il paziente, per i percorsi di cura e per la sostenibilità del Sistema sanitario. In questa prospettiva, l'analisi dell'applicazione del nuovo nomenclatore tariffario rappresenta il primo passo di una riflessione più ampia sull'evoluzione dei modelli organizzativi e dei sistemi di finanziamento della diagnostica di laboratorio. Il completamento delle valorizzazioni delle prestazioni Lea rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro - continua La presidente Sibioc - Le decisioni che saranno assunte nei prossimi mesi potranno incidere sull'organizzazione dei servizi, sull'equità di accesso e sulla sostenibilità del sistema: per questo riteniamo indispensabile che siano supportate da evidenze scientifiche e da metodologie trasparenti”.
L’obiettivo “non è un semplice allineamento delle tariffe - avverte Buoro - sarà necessario promuovere un confronto scientifico e istituzionale sull'evoluzione dei modelli di finanziamento, affinché siano in grado di riconoscere non soltanto il numero delle prestazioni erogate, ma il valore generato per il paziente, gli esiti clinici, l'appropriatezza prescrittiva e la sostenibilità del Ssn, con un modello che non remuneri esclusivamente la singola prestazione, ma che consideri percorsi diagnostici integrati. Il valore della Medicina di laboratorio si esprime anche nella capacità di integrare test a cascata (reflex test), algoritmi diagnostici, commenti interpretativi e consulenza specialistica. Un modello che permette al paziente di completare, con un unico accesso, l'intero percorso diagnostico di laboratorio, migliorando l'appropriatezza, riducendo i tempi diagnostici e consentendo una presa in carico più tempestiva ed efficace, con benefici anche in termini di sostenibilità del Servizio sanitario”.
Aggiunge Pierangelo Clerici, presidente della Federazione italiana delle società scientifiche di medicina di laboratorio: “Come FismeLab riteniamo di fondamentale importanza il lavoro prodotto da Sibioc e crediamo fermamente che la direzione indicata sia quella corretta per una giusta caratterizzazione della diagnostica di laboratorio all'interno del Ssn che, come viene ampiamente dimostrato, risulta costituita da 21 sistemi regionali che non essendo armonizzati tra loro creano situazioni di sofferenza in alcune regioni sia per i pazienti che per i professionisti che vi operano. L'impegno di FimeLab con le istituzioni - conclude - è quello di proporre visioni nuove della Medicina di laboratorio, come il documento Sibioc ben presenta”.
Mirabilandia, dall'11 agosto Suburbia Summer Nightmare per appassionati del brivido
Roma, 28 lug. (Adnkronos) - Dall'11 al 16 agosto a Mirabilandia torna il Suburbia Summer Nightmare, l'evento estivo dedicato agli appassionati del brivido che, per sei serate consecutive, offre un'anteprima esclusiva delle atmosfere di Halloween. Nella settimana di Ferragosto, al calare del sole il Parco cambia volto e si trasforma in un'esperienza immersiva dove scenografie inquietanti, effetti speciali, tunnel oscuri e presenze misteriose accompagneranno il pubblico in un viaggio ricco di suspense e adrenalina. L'edizione 2026 si presenta con un'importante novità: il debutto in anteprima esclusiva di Paranormal Activity: Next of Kin, la nuova horror house di Mirabilandia ispirata all'ultimo capitolo dell’omonimo film di Paramount Pictures. Un percorso immersivo, multisensoriale (odori, suoni, movimento) e altamente coinvolgente, 350 mq, una durata di oltre 10 minuti, 16 stanze e 15 personaggi inquietanti. Sono questi i numeri dell’attrazione - accessibile dai 12 anni in su con un biglietto aggiuntivo - che catapulterà gli ospiti all'interno di un'esperienza indimenticabile, tra fenomeni inspiegabili, ambientazioni realistiche e colpi di scena, regalando un assaggio di quella che sarà una delle principali novità della stagione di Halloween.
"Questo appuntamento è ormai diventato imprescindibile nel nostro calendario estivo e testimonia la volontà di Mirabilandia di offrire ai propri ospiti esperienze sempre nuove e coinvolgenti - dichiara Sabrina Mangia, Managing Director di Mirabilandia- Quest'anno abbiamo voluto alzare ulteriormente il livello dell'esperienza con un'anteprima esclusiva come Paranormal Activity: 'Next of Kin', una horror house capace di coinvolgere il pubblico in modo ancora più immersivo. È un assaggio di ciò che troveranno al Parco i nostri visitatori a partire dal 26 settembre". L’area dedicata al Suburbia Summer Nightmare e i tunnel horror apriranno dalle ore 20.00, mentre il Parco resterà aperto fino alle ore 23.00, permettendo agli ospiti di alternare le grandi attrazioni di Mirabilandia alle esperienze horror create appositamente per l'occasione. Tariffa speciale con ingresso al Parco dalle ore 17.00 a soli 16,90 euro. Mirabilandia si estende su una superficie di 850.000 mq, con oltre 40 attrazioni, 6 aree tematiche, show, punti ristoro, negozi e photocall. Con questi numeri Mirabilandia è il più grande parco divertimenti in Italia. Dall'apertura del 1992 a oggi ha continuamente aggiornato la sua offerta con attrazioni nuove, sempre uniche e diverse, per coinvolgere famiglie con bambini, ma anche giovani e adulti spericolati.
Nel 2025 è nata Nickelodeon Land, l’esclusiva area tematica con attrazioni e servizi, dove vivere giornate indimenticabili in compagnia dei personaggi SpongeBob e Patrick, le Tartarughe Ninja, Dora e la Paw Patrol. Le tecnologie all'avanguardia rendono il Parco da Guinness dei primati: iSpeed il più alto e veloce launch coaster in Italia, Katun il più lungo inverted coaster in Europa, Divertical è il più alto water coaster al mondo ed Eurowheel, con i suoi 90 metri, è la seconda ruota panoramica più alta del continente. Il 2019 è stato l'anno di Ducati World: 35.000 mq completamente trasformati per accogliere la prima area tematica al mondo ispirata a un brand motociclistico dove è presente l’esclusivo Desmo Race, il rollercoaster interattivo che simula la guida di una Panigale V4. Il mondo dei cowboy è arrivato nel 2016 con la Far West Valley, completamente in stile old west e adatta a tutta la famiglia. Nel 2014 è stata inaugurata Dinoland, la più vasta area presente in un parco divertimenti dedicata al mondo dei dinosauri. Nella stagione 2022 è stata inaugurata The Walking Dead, l’horror house del parco completamente ispirata al tema della nota serie tv americana. Molto amato e seguito anche il programma degli show che propone, tra gli altri, ‘Hot Wheels City-La nuova sfida’, il più acclamato stunt show d'Europa, con il loop mobile più alto, 15 metri di altezza, mai eseguito prima in un parco divertimenti. Accanto a Mirabilandia nel 2003 è nato Mirabeach, un Parco acquatico in stile caraibico con sabbia bianchissima e una laguna cristallina che concilia relax e divertimento. Nel 2018 l’area è stata ampliata con ulteriori 20.000 mq, in cui sono presenti 5 emozionanti scivoli, un’esclusiva area Vip e una piscina a onde di 2.000 mq.
All'Università di Roma Tor Vergata inaugurate nuove aule hi-tech per Medicina
Roma, 28 lug. (Adnkronos Salute) - Uno spazio di 900 metri quadri per ospitare le nuove aule presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia è stato inaugurato dal rettore dell’università di Roma Tor Vergata, Nathan Levialdi Ghiron. Sono 5 nuove aule, più un’auletta informatica, per un totale di 420 nuovi posti a disposizione di studenti e studentesse di Medicina e Psicologia, informa una nota. Sono classi tecnologiche ed ergonomiche, dotate di wifi, con prese per ricaricare pc e notebook, schermi appesi al soffitto per permettere a tutti di seguire le lezioni fino all’ultimo banco. È garantito anche il collegamento audio video diretto con le sale operatorie del Policlinico Tor Vergata: gli studenti potranno seguire in diretta, nelle aule, gli interventi chirurgici in tempo reale, commentati dal docente, integrando quindi la formazione teorica con l'osservazione diretta della pratica clinica.
Il nuovo polo didattico di Medicina al piano terra della Torre 8 del Policlinico Tor Vergata - informa l’ateneo - è raggiungibile a piedi dagli edifici della adiacente Facoltà di Medicina e Chirurgia grazie a un percorso che abbatte le barriere architettoniche presenti. Sono stati riqualificati gli spazi esterni con gazebi, panche e tavoli da giardino, per studiare e ritrovarsi all’aperto in un ambiente curato, grazie all’intervento dell’Orto Botanico dell’università di Roma Tor Vergata, con bordure di oleandri, sponde di rosmarini, gelsomini e alberi di canfora, oltre a un’irrigazione sostenibile.
Le aule inaugurate lunedì 27 luglio si aggiungono ai 43 mila metri quadri dedicati alla didattica in tutto l’ateneo: aule, biblioteche, sale lettura nelle 6 facoltà. Un massiccio adeguamento didattico e strutturale al numero sempre più crescente di iscritti. “È con grande soddisfazione che inauguriamo il nuovo polo didattico della Facoltà di Medicina e Chirurgia, un intervento che rappresenta una risposta concreta a una delle principali esigenze della nostra comunità accademica”, ha affermato Levialdi Ghiron.
Il riferimento all’aumento della popolazione studentesca è legato anche ai nuovi corsi di laurea di area medica inaugurati gli scorsi anni, tra cui Medicina veterinaria e Psicologia: “una crescita - ha continuato il rettore - che testimonia la capacità di attrazione del nostro ateneo, della facoltà di Medicina in particolare in questo caso, e la qualità della sua offerta e proposta formativa che ha reso ancora più evidente la necessità di disponibilità di spazi adeguati. Il polo che inauguriamo assumere un valore strategico, non ha soltanto una valenza di creazione di nuovi ambienti, ma è un investimento nella qualità della formazione nelle condizioni in cui gli studenti e i docenti vivono quotidianamente l'esperienza universitaria. Questo nuovo polo - ha sottolineato - è il risultato di una visione condivisa di una proficua collaborazione tra l'università di Roma Tor Vergata, con la facoltà di Medicina e chirurgia e il Policlinico Tor Vergata, che collaborano in un tutto inscindibile, che ha già dato ottimi frutti e che certamente tanti altri ne darà in futuro”.
Il direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria Policlinico Tor Vergata Ferdinando Romano, ha aggiunto: “Abbiamo fuso ancora di più università e policlinico. La facoltà di Medicina si sta espandendo e lo fa nel policlinico, nell' interesse degli studenti che sono il nostro presente e futuro e cresceranno qui dentro ed in facoltà. Significa che noi abbiamo trasformato un modello culturale, l'inscindibilità tra assistenza, didattica e ricerca, in un modello logistico, nella stessa sede, valorizzando il suo posizionamento, la sua funzione e il suo futuro, nell'interesse degli studenti, dell'accademia, del cittadino, del paziente anche qui in una continuità culturale che non ci deve mai abbandonare”.
Infine, il preside della Facoltà di Medicina e chirurgia Roberto Bei ha ringraziato il rettore e il direttore generale del Ptv per la “straordinaria sinergia e il continuo supporto alla Facoltà e questo traguardo che noi inauguriamo in maniera concreta ma anche simbolica rappresenta una visione condivisa e un lavoro di squadra”.
Epatite, nel mondo ci convivono circa 287 milioni di persone: 1,3 milioni di morti nel 2024
Milano, 28 lug. (Adnkronos Salute) - Nel mondo circa 287 milioni di persone convivono con un'epatite virale cronica, ma una quota rilevante delle infezioni resta ancora oggi senza diagnosi. "Rimane una delle malattie infettive più letali al mondo, con circa 1,3 milioni di decessi stimati nel 2024 e un tasso di mortalità in continua crescita". Sul totale decessi, "circa l'85% è stato correlato all'epatie B" e "dal 2015 le morti associate" a questa infezione "sono aumentate del 17% a causa dei limiti nella diagnosi e nel trattamento. Questo è inaccettabile", è il monito dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in un focus online nella Giornata mondiale dell'epatite che si celebra oggi, 28 luglio, e in un nuovo rapporto che valuta i progressi compiuti nell'attuazione delle Strategie globali per il settore sanitario in materia di Hiv, epatite virale e infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) per il periodo 2022-2030, diffuso in occasione della 26esima Conferenza internazionale sull'Aids in corso in Brasile, a Rio de Janeiro.
Amcli Ets - Associazione microbiologi clinici italiani richiama l'attenzione sul 'sommerso' delle epatiti virali croniche, uno dei principali ostacoli al raggiungimento dell'obiettivo indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità di ridurre entro il 2030 del 90% le nuove infezioni e del 65% la mortalità correlata, attraverso un accesso equo e universale alla prevenzione, allo screening e alle terapie efficaci. La data della Giornata mondiale istituita dall'Oms è in concomitanza con l'anniversario della nascita di Baruch Blumberg (1925-2011), premio Nobel per la Medicina nel 1976 per la scoperta del virus dell'epatite B e per lo sviluppo del primo vaccino.
Oggi sono noti 5 virus epatotropi - virus delle epatiti A (Hav), B (Hbv), C (Hcv), D (Hdv) ed E (Hev) - responsabili di infezioni del fegato associate a un rilevante carico di morbilità e mortalità a livello globale, ricorda l'Amcli in una nota. L'Hav, pur non evolvendo verso forme croniche, è responsabile di infezioni acute che si verificano sia nei Paesi con scarse condizioni igienico-sanitarie sia attraverso focolai epidemici nei Paesi ad alto reddito. Nonostante la disponibilità di un vaccino efficace, l'Oms stima che nel 2023 Hav abbia causato circa 35.600 decessi nel mondo. Anche l'infezione da Hev rappresenta una causa rilevante di epatite acuta a livello globale e nei Paesi industrializzati è considerata una zoonosi emergente, spesso associata al consumo di carne suina o di selvaggina cruda o insufficientemente cotta. L'infezione, generalmente autolimitante, può determinare forme severe nelle donne in gravidanza e nei soggetti immunocompromessi, nei quali il virus può andare incontro a cronicizzazione.
"L'impatto delle epatiti virali croniche è probabilmente ancora sottostimato, perché una quota rilevante delle persone infette rimane non diagnosticata nonostante la disponibilità di strumenti efficaci per individuare l'infezione - afferma Valentina Svicher, professore ordinario di Microbiologia e microbiologia clinica, università degli Studi di Roma Tor Vergata e componente Gruppo di lavoro Amcli - Molti pazienti convivono per anni con il virus senza sintomi evidenti e arrivano alla diagnosi quandono già presenti complicanze epatiche avanzate. Far emergere questo sommerso attraverso programmi di screening e garantire il collegamento tra diagnosi e presa in carico rappresentano passaggi fondamentali per raggiungere gli obiettivi di eliminazione delle epatiti virali come minaccia per la salute pubblica”.
La vaccinazione rappresenta un pilastro della prevenzione. Per l’epatite B - spiega l'Amcli - è disponibile un vaccino efficace che ha contribuito in modo decisivo alla riduzione dell'incidenza dell'infezione, delle complicanze epatiche e della mortalità correlata, e previene indirettamente anche l'infezione da Hdv, che può replicarsi esclusivamente in presenza di Hbv. Permangono tuttavia importanti criticità nell'attuazione dei programmi vaccinali a livello globale. La copertura della dose di vaccino anti-Hbv alla nascita, fondamentale per prevenire la trasmissione madre-figlio e la successiva cronicizzazione dell'infezione, rimane insufficiente in molte aree ad alta endemia. Secondo l'Oms, la copertura globale della dose somministrata entro le prime 24 ore di vita è pari a circa il 45%, con valori inferiori al 20% nella Regione africana. Disuguaglianze nell'accesso ai servizi sanitari, limitata disponibilità di risorse e insufficiente integrazione tra programmi materno-infantili e vaccinali rappresentano ancora ostacoli significativi al controllo dell’infezione.
Negli ultimi anni, i progressi terapeutici hanno profondamente modificato la storia naturale delle epatiti virali croniche. "L'introduzione degli antivirali ad azione diretta (Daa) per Hcv ha consentito di raggiungere tassi di guarigione superiori al 95% e di eradicare completamente il virus dall’organismo, con una significativa riduzione del rischio di cirrosi, epatocarcinoma e trasmissione dell'infezione", evidenzia Carlo Federico Perno, direttore Uo Microbiologia, Irccs ospedale pediatrico Bambino Gesù in Roma e componente Gruppo di lavoro Amcli. "Importanti progressi - aggiunge - sono stati compiuti anche per Hbv e Hdv. I farmaci oggi disponibili consentono di sopprimere efficacemente la replicazione virale e di ridurre il rischio di progressione verso cirrosi ed epatocarcinoma. Lo sviluppo di nuove terapie, incluse le strategie finalizzate al raggiungimento della cura funzionale dell'Hbv e a un controllo sempre più efficace dell'Hdv, apre ulteriori prospettive per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti”.
Nonostante questi risultati, l'accesso alle cure rimane insufficiente in molte aree del mondo: nel 2024 meno del 5% delle persone con Hbv ha ricevuto una terapia antivirale e circa il 20% delle persone con Hcv aveva avuto accesso a un trattamento curativo, rimarcano i microbiologi. Una particolare attenzione, per Amcli, deve essere riservata all'Hdv. Nonostante le raccomandazioni delle principali società scientifiche internazionali prevedano il test per Hdv in tutti i soggetti con infezione da Hbv, la ricerca dell'anticorpo anti-Hdv e dei successivi marker virologici viene ancora effettuata in modo non uniforme e frequentemente insufficiente.
"Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici che permettono di intervenire efficacemente su molte forme di epatite virale. La sfida è fare in modo che questi strumenti raggiungano le persone che ne hanno bisogno - conclude Pierangelo Clerici, presidente di Amcli Ets - In questo percorso la microbiologia clinica svolge un ruolo centrale: la diagnosi rappresenta il punto di partenza per far emergere le infezioni non riconosciute e indirizzare tempestivamente il paziente verso la presa in carico e il trattamento. Screening, diagnosi e accesso alle cure devono essere parte di un percorso integrato”.
"Sole non causa melanoma", bufera su nutrizionista-oncologa Rasio. Dermatologi: "Mistificazione e follia”
Milano, 28 lug. (Adnkronos Salute) - Sole e melanoma, schermi protettivi e cancro: è bufera su un video social pubblicato da Debora Rasio, nutrizionista e specialista in Oncologia che su Instagram sentenzia: "Quando si parla di melanoma il primo pensiero è che sia causato dal sole. I dati, però, dicono altro: una maggiore esposizione solare protegge dal melanoma". Invece "le creme solari aumentano il rischio di tutti i tumori della pelle e soprattutto del melanoma". Per prevenirlo, "la vitamina D che produciamo esponendoci al sole è il più importante fattore protettivo".
Affermazioni che la dottoressa mette nero su bianco citando alcuni studi. Insorgono i dermatologi: "Negare che i raggi Uv causino i tumori della pelle è mistificazione e follia", attacca la Sidemast, Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse. "I raggi Uv sono cancerogeni e la fotoprotezione rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione", chiariscono gli esperti. “I falsi messaggi sono di per sé negativi - ammoniscono - ma quando mandati da medici sono estremamente pericolosi”.
Secondo Rasio, dunque, il sole non provoca il melanoma. "Addirittura chi si espone regolarmente al sole per lavoro ha un rischio di melanoma inferiore fino a circa il 40-50%, rispetto a chi trascorre la settimana prevalentemente al chiuso. Analogamente, un basso livello complessivo di esposizione al sole aumenta il rischio di melanoma", sottolinea la dottoressa che fa riferimenti bibliografici: "Studi: Relationship of Cutaneous Malignant Melanoma to Individual Sunlight-Exposure Habits, J Natl Cancer Inst. 1986 e Occupational Sun Exposure and Risk of Melanoma According to Anatomical Site, International Journal of Cancer. 2014". Anche il messaggio no-sunscreen, dice, è supportato dalla ricerca: "Studio: Gene-Environment Analyses in a UK Biobank Skin Cancer Cohort - Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2023, https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37642678/". E sulle virtù-scudo della vitamina D: "Inibisce la via Wnt/-catenina, una delle principali vie che guidano proliferazione, invasività e metastatizzazione del melanoma; potenzia l'immunità antitumorale, riduce l'espressione di numerose vie proliferative, riduce la formazione di metastasi nei modelli sperimentali ed è un fattore prognostico indipendente di sopravvivenza sia nel melanoma primitivo sia in quello metastatico". In conclusione, "esponiamoci al sole con buon senso, evitando le scottature. La dose giusta è diversa per ogni tipo di pelle, deve stimolare la produzione di melanina senza arrivare a scottare. Proteggiamoci dagli eccessi con schermi fisici: cappello, maglietta e ombrellone. Buona estate in salute!", chiosa Rasio.</p>
<p>I dermatologi non ci stanno. "Estrapolare un dato e ignorare le conclusioni degli studi scientifici alimenta una disinformazione che può avere gravi conseguenze sulla salute", si legge in una nota del direttivo Sidemast. "È evidente e innegabile che i raggi Uv siano cancerogeni e la principale causa di tumori della pelle", confermano. Per fare un esempio, "un albino (malattia che non fa produrre melanina alla pelle) in Paesi ad alta esposizione solare svilupperà, se non adeguatamente protetto, già in giovanissima età e con certezza assoluta, numerosi tumori cutanei. Il messaggio che i dermatologi italiani vogliono ribadire per il bene della salute della pelle è che l'eccessiva e scorretta esposizione solare è il principale fattore di rischio di tumore alla pelle. È però altrettanto importante evitare messaggi semplicistici nel senso opposto: prendere il sole non è di per sé dannoso", precisano gli specialisti: "Una corretta esposizione solare apporta benefici all'organismo, tra cui la sintesi della vitamina D. Ciò che aumenta il rischio di tumori della pelle è un'esposizione eccessiva e non protetta, soprattutto nelle ore centrali della giornata, associata a esposizioni prolungate e a scottature solari ripetute”.
"Per l'ennesima volta - scrivono i dermatologi - raccomandiamo prudenza e intelligenza a chi sta andando in ferie in questo momento dell'anno per evitare di dover rimpiangere in futuro le azioni di oggi. Inutile controbattere una tesi costruita sull'estrapolazione di un dato, e non sull'analisi del lavoro scientifico che afferma esattamente l'opposto di quanto riportato dalla collega oncologa: infatti il lavoro citato", un'analisi della coorte UK Biobank, pubblicata nel novembre 2023 su 'Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention', "conclude che la principale causa dei tumori cutanei è l’esposizione agli Uv e raccomanda protezione e prevenzione in tal senso, anche con la corretta applicazione di creme solari”.
"È inoltre importante ribadire - prosegue la Sidemast - che non esistono evidenze scientifiche che dimostrino un effetto cancerogeno delle creme solari. Al contrario, si tratta di prodotti regolamentati, sottoposti a una rigorosa disciplina europea e a continue verifiche di sicurezza e a un costante monitoraggio da parte delle autorità competenti. I filtri solari autorizzati sono progettati per agire sulla superficie della pelle, senza oltrepassarne gli strati superficiali né determinare un assorbimento sistemico. Utilizzate correttamente, le creme solari rappresentano uno degli strumenti più efficaci, insieme agli altri comportamenti di fotoprotezione, per ridurre il rischio di tumori cutanei”.
"Purtroppo la sete di sensazionalismo può fare molti danni", conclude la società scientifica. "Noi dermatologi che da sempre ci occupiamo della gestione dei tumori cutanei ci schieriamo indignati contro questi messaggi pericolosi. Ringraziamo anche i colleghi di altre discipline e le associazioni pazienti che hanno con chiarezza scientificità e professionalità contrastato questa pericolosa e falsa comunicazione”.
"Con l'arrivo dell'estate aumentano anche le fake news sulla protezione dal sole, in particolare sulle creme solari. Non tutte le opinioni hanno lo stesso valore: per tutelare la salute è importante verificare le fonti e affidarsi alle indicazioni scientifiche". L'Istituto superiore di sanità (Iss) mette in guardia così su Instagram.
"Non è vero - si legge nel post - che le creme solari facciano male e, tantomeno, che siano cancerogene. Il consiglio di utilizzarle quando l'esposizione è inevitabile non dipende da una loro presunta pericolosità, ma dai limiti della protezione che possono offrire. Nessuna crema scherma infatti il 100% dei raggi ultravioletti: un prodotto con Spf 15 lascia passare circa il 7% degli Uv, uno con Spf 30 il 3% e uno con Spf 50 il 2%. Inoltre, l'efficacia diminuisce quando il prodotto viene applicato in quantità insufficiente o non viene riapplicato come indicato”.
In conclusione, "le creme solari devono quindi essere considerate un importante presidio, considerando anche altre misure preventive. Quando necessarie, non vanno utilizzate 'il meno possibile': devono essere applicate in modo abbondante prima dell’esposizione e riapplicate più volte durante la giornata", raccomanda l'Iss che invita a condividere i consigli per un'estate in sicurezza contribuendo a diffondere "consapevolezza e informazione accurata”.
Asportata cisti ovarica gigante di 7 kg a una 16enne, occupava quasi tutto l’addome
(Adnkronos) - Asportata con successo una cisti ovarica gigante, di 7 chili e oltre 30 centimetri, che occupava quasi interamente l'addome di una ragazza di 16 anni. L'intervento record è stato eseguito all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, nella sede di Palidoro, utilizzando un'innovativa tecnica ibrida tra chirurgia tradizionale e mininvasiva. La procedura - riferiscono dall'Irccs - ha consentito di rimuovere completamente la massa evitando la dispersione del suo contenuto nell'addome, di preservare il tessuto ovarico sano, di ridurre al minimo l'invasività e di minimizzare l'impatto estetico dell’intervento. "Un intervento così complesso è stato possibile grazie alla collaborazione tra chirurghi, anestesisti e personale infermieristico e all'esperienza maturata dal nostro ospedale nella gestione dei casi più difficili e dei percorsi chirurgici d'avanguardia", afferma Massimiliano Silveri, responsabile dell'Unità operativa semplice di Chirurgia andrologica del Bambino Gesù. La gigantesca formazione cistica - spiega una nota dell'ospedale - occupava gran parte della cavità addominale: misurava 33 per 18 centimetri, aveva un peso complessivo di circa 7 kg e conteneva oltre 6 litri di liquido. Le dimensioni della massa comprimevano gli organi addominali, con il rischio di comprometterne progressivamente la funzionalità. La rimozione della cisti, inoltre, doveva essere eseguita preservando il tessuto sano dell'ovaio e quindi la futura fertilità della ragazza. L'esame istologico effettuato dopo l'intervento ha identificato la formazione come un cistoadenoma sieroso, un tumore benigno dell'ovaio. Prima dell'operazione, tuttavia, non era possibile conoscere con certezza la natura della massa: era quindi necessario adottare tutte le precauzioni previste in presenza di una possibile patologia tumorale, evitando in particolare la fuoriuscita del contenuto della cisti nella cavità addominale.
Le eccezionali dimensioni della massa - descrivono dal Bambino Gesù - rendevano particolarmente complesso il ricorso alle tecniche chirurgiche convenzionali. La cisti occupava infatti quasi interamente l'addome e non consentiva, nella fase iniziale dell'intervento, di creare lo spazio necessario per operare in laparoscopia. L'équipe ha quindi utilizzato una procedura ibrida, combinando chirurgia tradizionale e mininvasiva. Attraverso una piccola incisione di appena 5 centimetri nella parte inferiore dell'addome, simile a quella di un taglio cesareo, i chirurghi hanno inizialmente isolato la cisti creando un'area protetta e a tenuta - una sorta di camera stagna - per evitare qualsiasi dispersione del suo contenuto. Una parte del liquido è stata quindi aspirata lentamente e in modo controllato, riducendo progressivamente il volume della massa. Uno svuotamento graduale era necessario per consentire agli organi addominali, a lungo compressi dalla cisti, di riadattarsi allo spazio liberato ed evitare pericolosi sbalzi della pressione e della circolazione sanguigna. La riduzione del volume della massa ha permesso di creare nell'addome lo spazio necessario per proseguire l'intervento in laparoscopia, con l'ausilio di una telecamera, e identificare l'origine della cisti dall'ovaio sinistro. Dopo la fase laparoscopica, la cisti è stata ulteriormente svuotata e la parte residua della formazione è stata portata all'esterno e asportata attraverso la stessa incisione di 5 centimetri.
"In una paziente così giovane era particolarmente importante ridurre al minimo anche l'impatto estetico dell'intervento", sottolinea Lorna Spagnol, la chirurga del Bambino Gesù che ha eseguito l'operazione. "Grazie alla tecnica utilizzata è stato possibile asportare una cisti di dimensioni eccezionali attraverso un'incisione di appena 5 centimetri, limitando le conseguenze fisiche e il possibile impatto psicologico di una cicatrice molto più estesa", aggiunge.
L'intervento, durato circa 2 ore, è stato eseguito da Spagnol e Ilaria Buconi, con la supervisione di Silveri, e ha coinvolto l'équipe di Anestesia e rianimazione e il personale infermieristico del comparto operatorio della sede di Palidoro. "La ragazza ha avuto un rapido recupero postoperatorio ed è stata dimessa in ottime condizioni di salute - riferiscono i sanitari - appena 4 giorni dopo l’intervento".
Caccia, associazioni venatorie: "Su ddl pregiudizi ideologici”
Roma, 28 lug. (Adnkronos) - "Le comunità rurali e montane non hanno bisogno di lezioni calate dall'alto su come si rispetta l'ambiente. Il confronto sul ddl Caccia deve basarsi sui fatti e sul riconoscimento della dignità di chi vive e custodisce i territori, non su pregiudizi ideologici alimentati da chi non conosce la realtà al di fuori delle mura cittadine". Lo scrivono in una nota Fidc, Enalcaccia, Anlc, ANUUMigratoristi, Arcicaccia, Italcaccia, Cncn.
"Il dibattito che sta accompagnando l'iter del ddl - prosegue la nota - impone una riflessione più ampia, che va oltre la caccia in sé e riguarda il diritto di cittadinanza della cultura rurale nel nostro Paese. Gran parte dell’Italia è fatta di aree interne, collinari e montane. In questi territori, la caccia, la cura del bosco e la gestione della fauna non sono un passatempo astratto, ma elementi costitutivi dell'identità locale e un presidio concreto contro il degrado e lo spopolamento. Chi vive nelle aree marginali garantisce una presenza e una tutela del territorio che spesso le istituzioni non riescono a coprire. Troppo spesso assistiamo a una narrazione impostata esclusivamente su una sensibilità urbana che pretende di applicare alle campagne categorie di pensiero nate nelle grandi città".
"La natura idealizzata da chi la frequenta nel fine settimana non è quella reale, fatta di equilibrio, risorse e criticità, con cui gli abitanti delle zone rurali si confrontano ogni giorno. Noi - prosegue la nota - non accettiamo l'idea che la visione cittadina debba essere ritenuta superiore o moralmente indiscutibile rispetto alla conoscenza pragmatica di chi la terra la vive ogni giorno. In questo quadro- concludono - troviamo inoltre paradossale l'ostilità di chi condanna la caccia per poi acquistare regolarmente carne al supermercato, delegando ad altri la macellazione industriale. L'unica critica coerente può arrivare da chi ha scelto un rigido stile di vita vegano o vegetariano; per tutto il resto, si tratta solo di una contraddizione di comodo”.
Giornata epatiti, Piccolo (Gilead): "Innovazione ha rivoluzionato le cure in virali”
Roma, 28 lug. (Adnkronos Salute) - “La Giornata mondiale dell'epatite è sicuramente una occasione per puntare l'attenzione su delle patologie che hanno visto proprio una vera e propria rivoluzione nella loro gestione. L'epatite C, nel passato, era una malattia cronica con un elevato rischio di cirrosi, di carcinoma epatocellulare, di trapianto di fegato: oggi è una patologia in cui siamo in grado di guarire la quasi totalità dei pazienti. Nell'epatite B i progressi sono stati significativi e la malattia si è trasformata in una condizione che può essere facilmente controllata. Più recentemente, l'innovazione ha raggiunto anche la forma più grave di epatite, la delta, offrendo delle prospettive di trattamento laddove non ne esistevano”. Così Carmen Piccolo, Executive Country Medical Director di Gilead Sciences Italia, nella Giornata mondiale che si celebra oggi, 28 luglio, sottolinea come la farmaceutica “da sempre crede nell’innovazione" come presupposto per trasformare la vita delle persone”.
Fare innovazione “per noi - continua Piccolo - significa fare soprattutto ricerca e sviluppo: investiamo circa il 20% del nostro fatturato globale in R&S. Grazie a questo impegno siamo l'unica azienda ad avere oggi un portafoglio di farmaci per tutte le 3 forme di epatite virale. Abbiamo contribuito a trasformare l'epatite C da una malattia cronica a una patologia oggi curabile: i nostri farmaci hanno curato circa 10 milioni di persone. Abbiamo a disposizione farmaci che consentono una gestione efficace, nel lungo termine, anche dell'epatite B e abbiamo il primo trattamento specifico per l'epatite Delta”. Oggi, però, sono ancora “tante le persone che convivono con un'epatite virale senza saperlo e quindi non hanno accesso, a un trattamento adeguato. Per questo - evidenzia - è fondamentale continuare a lavorare con le istituzioni, con la comunità scientifica, con tutti gli attori del sistema salute e le associazioni pazienti, al fine di favorire una diagnosi precoce, migliorare l'accesso alle cure e quindi contribuire al raggiungimento dell'obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità di eliminazione delle epatiti virali”.
Oltre allo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche, “crediamo sia fondamentale continuare a lavorare sulla diagnosi precoce e anche sull'emersione del sommesso - illustra Piccolo - Molte persone oggi convivono ancora con un'epatite virale senza esserne consapevoli e quindi rischiano di non accedere in maniera tempestiva alle cure. Questo è il motivo per cui sosteniamo iniziative volte ad avvicinare i cittadini a opportunità di screening. Una di queste iniziative è, per esempio, ‘Test the City’. Altro aspetto fondamentale nel quale investiamo tanto - prosegue - è la formazione continua degli operatori sanitari attraverso iniziative come ‘The Gilead Hub’ con cui promuoviamo delle occasioni di aggiornamento scientifico, di confronto multidisciplinare sulle varie evidenze recenti nel campo delle patologie epatiche”. Filo conduttore tra queste iniziative “è la volontà di non lasciare nessun paziente indietro: dalla sensibilizzazione sul test alla diagnosi precoce fino all'accompagnamento al percorso terapeutico più appropriato per il paziente, Gilead c'è - rimarca Piccolo - La sfida delle epatiti virali è ancora aperta ed è una sfida che non possiamo affrontare da soli”. Per questo “crediamo nel valore della collaborazione con tutti gli attori del sistema salute - le istituzioni, la comunità scientifica, le associazioni pazienti - con l'obiettivo comune di eliminare le epatiti virali”.
Test in the city, Cenderello (Simit): "Screening di prossimità epatite B, C e Delta”
Roma, 28 lug. (Adnkronos Salute) - “Esistono molteplici iniziative in Italia, portate avanti dal Servizio sanitario nazionale o da Onlus che si occupano di screening” delle epatiti virali. “Una di queste iniziative è ‘Test in the City’ che, in molte città italiane, sta portando lo screening di prossimità per le epatiti virali B, C e Delta vicino alle popolazioni più vulnerabili. Cruciale è l'utilizzo di test di screening rapidi che si possono fare sul posto per identificare i pazienti potenzialmente a rischio e quindi poi indirizzarli in maniera stabile verso le strutture che poi se ne faranno carico. Sarebbe auspicabile che iniziative come questa, in cui il sociale e il sanitario lavorano insieme, venissero estese il più possibile”. Lo ha detto Giovanni Cenderello, direttore della Struttura complessa di Malattie infettive della Asl 1 Imperiese - ospedale di Sanremo e vicepresidente Simit - Società italiana malattie infettive e tropicali nella Giornata mondiale delle epatiti che si celebra oggi, 28 luglio.
Tale ricorrenza “è il momento in cui iniziare a lavorare focalizzandosi sulle popolazioni più vulnerabili - rimarca l’esperto - Le persone che fanno utilizzo di sostanze stupefacenti, gli immigrati che non hanno accesso al Servizio sanitario nazionale sono le nicchie in cui è necessario andare a lavorare per eseguire lo screening. Dobbiamo avvicinare queste persone per proporre lo screening per le epatiti virali B, C e Delta nei luoghi dove queste si ritrovano: luoghi di lavoro, aggregati di tipo religioso, oppure le scuole di italiano per adulti. Bisogna andare in prossimità e avvicinarle”, conclude.
Giornata epatiti, Di Gennaro (UniBa): "Migranti e rifugiati più vulnerabili a virali”
Roma, 28 lug. (Adnkronos Salute) - Le epatiti virali, “patologie subdole e complesse che, secondo le stime colpiscono quasi 280 milioni di persone nel mondo, comprendono diversi virus, tra cui il virus dell’epatite B, il virus dell’epatite C e il virus dell’epatite D, o delta. Sono infezioni altamente cancerogene e responsabili di un numero ancora molto elevato di decessi: ogni anno si stima che provochino quasi un milione e mezzo di morti, in larga parte prevenibili grazie agli strumenti terapeutici oggi disponibili”. Così Francesco Di Gennaro, professore di Malattie infettive e tropicali e direttore Scuola specializzazione Malattie infettive e tropicali università degli Studi di Bari Aldo Moro, segretario Study group Salute migrante della Società europea malattie infettive e microbiologia (Escmid), intervenendo in occasione della Giornata Mondiale contro le epatiti, del 28 luglio, evidenzia la necessità della ‘collaborazione tra istituzioni, terzo settore e mondo accademico’.
“Il burden di malattia resta molto elevato e colpisce soprattutto i contesti del mondo a basse risorse. Tuttavia, oggi disponiamo di importanti strumenti di prevenzione e cura - spiega Di Gennaro - Per quanto riguarda il virus dell’epatite B, abbiamo un vaccino estremamente sicuro ed efficace, oltre a terapie altamente performanti. Per il virus dell’epatite C - chiarisce - disponiamo invece di trattamenti che possono essere definiti, senza alcuna esitazione scientifica, eradicanti in quasi il 99% dei casi. Anche per il virus dell’epatite D sono oggi disponibili nuove terapie efficaci e sicure, in grado di proteggere il paziente e ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia”.
Tra le popolazioni vulnerabili, “quella dei migranti e dei rifugiati rappresenta un ambito particolarmente importante - sottolinea l’esperto - Il problema, tuttavia, non è tanto una maggiore prevalenza dell’infezione, quanto le numerose barriere di accesso ai servizi sanitari che queste persone incontrano. Comprendere davvero cosa significhi essere un migrante o un rifugiato non è semplice - osserva - Arrivare in un Paese con una lingua diversa, orientarsi in un Sistema sanitario sconosciuto e, spesso, trovare ospedali privi anche di una semplice segnaletica multilingue rende molto più complesso l’accesso ai percorsi di diagnosi e cura”. A queste difficoltà “si aggiungono la vulnerabilità economica e sociale - evidenzia Di Gennaro - Quando l’obiettivo quotidiano è riuscire semplicemente a sopravvivere e a ‘barcare il lunario’, prendersi cura della propria salute diventa inevitabilmente una priorità secondaria. Per questo motivo il Sistema sanitario è chiamato a una forte assunzione di responsabilità, cercando di ottimizzare i percorsi di prevenzione, diagnosi e presa in carico rivolti alla popolazione migrante e rifugiata. È un lavoro che diverse Regioni stanno portando avanti insieme al ministero della Salute”.
A Bari, in particolare, “abbiamo avuto la soddisfazione di ricevere 2 riconoscimenti come buona pratica da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità - illustra Di Gennaro - Il primo riguarda la Scuola di Specializzazione che, per prima, ha inserito nel proprio core curriculum il tema ‘Health and Migration’. Questo significa che tutti i giovani medici formati a Bari acquisiscono competenze specifiche sulla salute dei migranti e dei rifugiati. Il secondo riconoscimento - prosegue - riguarda il percorso di screening e presa in carico delle malattie infettive, comprese le epatiti virali, sviluppato per la popolazione migrante e rifugiata. L’Oms lo ha considerato una buona pratica perché può essere applicato e replicato in altri contesti internazionali”.
Uno dei progetti più significativi “si fonda sulla stretta collaborazione tra istituzioni, terzo settore e mondo accademico. In questo caso lavorano insieme la Regione Puglia, l’Ong italiana Medici con l’Africa Cuamm, l’Università e il Policlinico - precisa l’infettivologo - Le istituzioni garantiscono il coordinamento delle attività, mentre Università e Policlinico hanno il compito di sviluppare la ricerca, individuare i bisogni di salute e produrre evidenze scientifiche utili a migliorare gli interventi. L’elemento centrale di tutto il percorso è però il coinvolgimento attivo delle comunità - avverte - Senza la partecipazione diretta delle persone destinatarie degli interventi, fin dalla progettazione delle attività, è molto difficile ottenere risultati concreti”.
In questo contesto “è necessario sviluppare una reale cultura del diritto alla salute e, allo stesso tempo, ridurre il più possibile tutte le barriere: quelle linguistiche, amministrative, economiche e anche quelle legate allo stigma - puntualizza Di Gennaro - È fondamentale che una diagnosi non venga percepita come qualcosa che allontana dal sistema sanitario, ma come un’opportunità per essere presi in carico e curati. L’esperienza maturata finora, insieme alle evidenze scientifiche che continuiamo a produrre - conclude - dimostra che il coinvolgimento diretto delle comunità rappresenta l’elemento cardine per favorire l’inclusione, migliorare l’accesso ai servizi e rafforzare concretamente il diritto alla salute della popolazione migrante e rifugiata”.


