Mario Roggero, prima settimana in carcere tra nuove conoscenze e prospettiva di un lavoro
Milano, 23 lug. (Adnkronos) - E' trascorsa la prima settimana da detenuto per Mario Roggero. Il gioielliere di Grinzane Cavour, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori in fuga dal suo negozio e averne ferito un terzo - a quanto apprende l'Adnkronos - nell'istituto 'modello' di Bollate ha fatto in fretta ad ambientarsi, tra nuove conoscenze e la prospettiva di un impiego.
"Non sono mai andato in carcere e fare l'esperienza a 72 anni credo che sia una cosa estremamente difficile", raccontava il 72enne, varcando venerdì scorso le porte della casa di reclusione milanese, dove in tanti gli avevano consigliato di costituirsi. "Mi hanno detto che si sta bene e che ci sono molte attività da fare. E' probabilmente la scelta migliore", diceva il gioielliere. A distanza di una settimana sarebbe pronto a confermarlo.
L'idea iniziale era approfittare del periodo (auspicabilmente breve) da ristretto, per imparare l'inglese. Per ora sembra che Roggero non si sia cimentato con lo studio delle lingue, ma abbia usato questi primi giorni per stringere rapporti all'interno del carcere, in cui le celle restano aperte 12 ore al giorno. La notte il 72enne la trascorre in cella con il compagno, ex cuoco. Complici le doti culinarie, i due si sono subito trovati bene, come ha raccontato il vicepremier Matteo Salvini, il primo a far visita al gioielliere, sia sabato che domenica scorsa.
A parte gli orari "da ospedale" di pranzo e cena, che Roggero dentro alla casa di reclusione si sia ambientato in fretta lo ha confermato anche la moglie Mariangela, che con le quattro figlie è stata a trovarlo nella giornata di lunedì. Un colloquio durato a lungo, a cui ne seguirà un altro entro fine luglio per 'esaurire' il pacchetto di sei ore a disposizione dei detenuti ogni mese.
Ci sono poi le visite del difensore, l'avvocato Stefano Marcolini. E' stato a trovarlo anche ieri, prima però che il Tribunale di Sorveglianza di Milano fissasse un'udienza per discutere dell'istanza di differimento della pena, respinta mercoledì scorso dai magistrati di Torino.
Probabilmente il 72enne scoprirà dal telegiornale che il 16 settembre potrà presentarsi di fronte alla camera di consiglio. Fino ad allora, salvo sorprese, dovrebbe restare in carcere. All'orizzonte - a quanto apprende l'Adnkronos da fonti qualificate - c'è la prospettiva di un impiego come contabile all'interno dell'istituto, che proprio del lavoro fa uno dei pilastri del sistema di reinserimento dei detenuti. (di Alice Bellincioni)
L'Oms lancia l'allarme, il virus West Nile cresce in Europa, 21 casi in Italia
Milano, 24 lug. (Adnkronos Salute) - Il virus West Nile cresce in Europa. Lancia l'alert l'Ufficio regionale europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità, che descrive così la situazione attuale: "La Grecia ha registrato l'aumento recente più rapido, con 21 casi umani confermati dalle autorità sanitarie nazionali al 22 luglio, di cui 14 solo nell'ultima settimana; 20 dei 21 pazienti hanno sviluppato una malattia neuroinvasiva, tra cui encefalite o meningite, e 13 sono ancora ricoverati in ospedale. L'Italia ha la più ampia diffusione geografica, con 21 casi confermati in 17 aree diverse al 15 luglio. Casi di trasmissione locale sono stati segnalati anche in Spagna (2), Romania (2) e Macedonia del Nord (2)". Considerando "l'aumento dei casi di virus West Nile in alcune zone del continente, con la stagione di trasmissione appena iniziata", Oms Europa invita a "rafforzare la sorveglianza delle zanzare e le attività di sensibilizzazione ai cittadini sulle misure di protezione. Per la maggior parte delle persone il rischio rimane basso, ma chiunque viva o viaggi in un'area colpita dovrebbe adottare le misure di base per evitare le punture di zanzara e conoscere i sintomi di una malattia grave nel caso in cui lui o una persona vicina si ammali”.
"Il virus West Nile non è una minaccia nuova, ma le condizioni che ne favoriscono la diffusione stanno cambiando rapidamente - afferma Hans Kluge, direttore regionale dell'Oms per l'Europa - Le temperature più calde e le estati più lunghe offrono alle zanzare più tempo e territorio per trasmettere questo virus. La maggior parte delle infezioni è lieve, ma circa 1 persona su 150 che contrae il virus sviluppa un'infezione grave che colpisce il sistema nervoso centrale e può essere potenzialmente letale. Semplici accorgimenti come coprirsi, usare repellenti per insetti ed eliminare l'acqua stagnante intorno alla casa possono fare la differenza. Chiunque sviluppi febbre alta, eruzioni cutanee o rigidità del collo dopo una puntura di zanzara dovrebbe consultare un medico senza indugio".
Il virus del Nilo occidentale si trasmette attraverso la puntura di una zanzara infetta, ricorda l'Oms Europa. Nel nostro continente la maggior parte delle infezioni umane si verifica durante la stagione delle zanzare, in genere dalla tarda primavera all'autunno, con la massima trasmissione solitamente osservata tra luglio e settembre. Le zanzare contraggono il virus nutrendosi di uccelli infetti e lo trasmettono all'uomo e ad altri animali attraverso le punture. È stata documentata anche la trasmissione tramite trapianto di organi, trasfusione di sangue, gravidanza e allattamento, sebbene sia rara. Non è mai stata registrata alcuna trasmissione da uomo a uomo tramite contatto quotidiano.
Non esiste un vaccino autorizzato per l'uomo né una terapia antivirale specifica, sottolinea l'agenzia. Il trattamento prevede riposo, idratazione, sollievo dal dolore e, nei casi gravi, terapia di supporto in ospedale. Tra il 70% e l'80% delle persone infette dal virus West Nile non sviluppa alcun sintomo. Chi invece lo manifesta può presentare febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, nausea o vomito e, talvolta, eruzioni cutanee o linfonodi ingrossati. La malattia in forma grave può causare febbre alta, rigidità del collo, disorientamento, tremori, convulsioni, debolezza muscolare, paralisi o coma. Se si manifestano sintomi dopo essere tornati da un'area in cui il virus è in circolazione, il consiglio è di "consultare immediatamente un medico". L'infezione da virus West Nile può essere confermata da esami di laboratorio, tra cui la rilevazione di anticorpi specifici per il virus o dell'Rna virale, a seconda del momento in cui si manifesta la malattia.
Per difendersi è cruciale agire a monte, proteggendosi dalle punture. L'Oms Europa raccomanda al pubblico alcune misure per ridurre il rischio: "Indossare abiti leggeri che coprano la maggior parte del corpo, compresi maniche lunghe e pantaloni; limitare il tempo trascorso all'aperto all'alba e al tramonto, quando le zanzare sono più attive; installare zanzariere a porte e finestre per tenere le zanzare fuori casa; applicare un repellente per zanzare a base di principi attivi approvati, seguendo le istruzioni del produttore. Gli adulti devono applicare il repellente ai bambini piccoli evitando le mani e le zone intorno a occhi e bocca; se possibile, dormire in una stanza climatizzata, usare ventilatori o installare zanzariere su letti e marsupi. Anche spruzzare le zone notte con un insetticida efficace può aiutare a ridurre il rischio". Tutti i cittadini possono contribuire ad abbattere la popolazione di zanzare: "Eliminare i focolai di riproduzione intorno alla casa riduce ulteriormente il rischio. Ciò significa rimuovere l'acqua stagnante da vasi, contenitori e rifiuti, smaltire correttamente i rifiuti e coprire, svuotare e pulire regolarmente i contenitori per l’acqua".
The Strokes, ‘Reality Awaits’ mette alla prova anche i fan più fedeli
Milano, 24 lug. (Adnkronos) - Se non vi piacciono, forse non li avete davvero capiti. Potrebbe sembrare provocatorio pensarlo, ma ascoltando 'Reality Awaits' viene quasi spontaneo. A venticinque anni da 'Is This It?', il disco che ha rimescolato le carte del rock dei primi anni Duemila, gli Strokes non hanno alcuna intenzione di replicare sé stessi. Anzi, sembrano divertirsi a spiazzare chi continua ad aspettarsi da Julian Casablancas e compagni un’altra 'Someday' o una nuova 'Reptilia'. Pubblicato oggi per Sony Music / Cult Records / Rca Records, 'Reality Awaits' arriva sei anni dopo 'The New Abnormal', l’album che nel 2020 aveva rilanciato la band anche presso una nuova generazione di ascoltatori, complice il successo di brani come 'The Adults Are Talking'. Registrato in Costa Rica con Rick Rubin e completato in diverse parti del mondo, il disco accompagnerà un lungo tour internazionale che, dopo il Coachella, include i palchi di festival come Bonnaroo, Outside Lands e Summer Sonic in Giappone, oltre all’unica data italiana, il 17 ottobre all’Unipol Arena di Bologna.
Nel frattempo, la band newyorkese continua a vivere una seconda giovinezza. Da pionieri del garage rock revival sono diventati negli anni una band di culto, passando dall’essere indicati come i "salvatori del rock" a un gruppo capace di conquistare anche il pubblico più giovane, fino a diventare uno dei nomi indie più popolari. 'Reality Awaits' è forse il lavoro più sperimentale della loro carriera, un disco che suona libero e segue l’istinto. L’apertura è affidata a 'Psycho Shit', un brano costruito su atmosfere sospese con Casablancas che ripete: "Siamo tutti morti, qual è il tuo premio? Molestare gli altri, solo per essere un animale domestico". La voce di Casablancas, filtrata dall’Auto-Tune, accompagna un crescendo di oltre cinque minuti che prepara il terreno a 'Dine And Dash', uno dei brani più imprevedibili mai pubblicati dagli Strokes. Il pezzo cambia continuamente: parte con un groove post-punk, devia verso cambi improvvisi, introduce lo spoken word recitato e torna poi agli effetti vocali. È un inizio che potrebbe spiazzare qualcuno ma conoscendo Rick Rubin non sorprende più di tanto. Il produttore, che in carriera ha firmato album fondamentali come 'Toxicity' dei System of a Down, 'Blood Sugar Sex Magik' dei Red Hot Chili Peppers e 'American Recordings' di Johnny Cash, ha sempre avuto la capacità di spingere gli artisti fuori dalla loro zona di comfort. E qui il risultato è evidente. Il resto del disco continua sulla stessa strada. Le nove canzoni rifuggono la via più facile: si deformano, cambiano direzione all’improvviso per poi tornare al principio. 'Lonely in the Future' sembra inizialmente destinata a diventare una cavalcata rock ma si trasforma rapidamente in una sorta di jam danzereccia. 'The Fruits of Conquest' gioca invece con richiami al rock classico per poi scivolare verso territori psichedelici, mentre ‘Liar's Remorse' sorprende con una ballata swing. Il frontman è il vero protagonista del disco. Alterna spoken word, improvvisazioni e continui giochi vocali.
'In Falling Out of Love' sembra quasi sussurrare. Ma è l’Auto-Tune l’elemento che sicuramente dividerà i fan, compresi quelli più fedeli. Il suo utilizzo attraversa praticamente tutto l’album: a tratti riesce a creare un’atmosfera straniante, in altri finisce per mettere in risalto la voce di Casablancas. Una scelta che aveva già acceso il dibattito dopo l’uscita dei singoli 'Falling Out of Love' e 'Going Shopping' e che trova quasi una risposta in 'Lonely in the Future', dove il cantante sembra liquidare con sarcasmo le critiche, comprese quelle del critico musicale più famoso di YouTube, Anthony Fantano. Il messaggio è chiaro: agli Strokes interessa sempre meno piacere a tutti. Ma l’intesa tra Julian Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Fabrizio Moretti e Nikolai Fraiture resta intatta. A chiudere il disco 'Tyrants of the Mellow Moon', una ballata malinconica con un lungo assolo di chitarra dalle sfumature progressive.
Per riassumere lo spirito dell’album si è quasi tentati di sventolare la fotografia dai colori bruciati, quasi anni Settanta, che ritrae Julian Casablancas e soci in abiti estivi, come se fossero stati immortalati durante una jam improvvisata. È l'immagine di una band che, venticinque anni dopo il debutto, continua a seguire la propria direzione senza preoccuparsi troppo delle aspettative. Il cowboy della copertina, impegnato a restare in sella a un cavallo imbizzarrito, diventa così la metafora di un disco volutamente imprevedibile. (di Federica Mochi)
Guai per Volpato, fermato in auto a Sydney per eccesso velocità, test preliminare positivo alla cocaina
Sydney, 24 lug. (Adnkronos/Afp) - Il calciatore australiano Cristian Volpato, stella dei Socceroos ai Mondiali, giocatore del Sassuolo ed ex Roma, sarebbe risultato positivo alla cocaina dopo essere stato fermato per eccesso di velocità a Sydney venerdì, secondo quanto riportato dalla polizia e da diverse fonti. Un comunicato della polizia del Nuovo Galles del Sud afferma che un uomo di 22 anni, ampiamente identificato dai media locali come Volpato, che gioca in Italia, sarebbe stato fermato due volte per eccesso di velocità durante la notte.
La prima volta è risultato positivo all'etilometro e gli è stata notificata una contravvenzione, prima di essere fermato nuovamente due ore dopo. Questa volta è stato sottoposto a un test antidroga che è risultato positivo alla cocaina, ha affermato la polizia, e un secondo campione è stato inviato per ulteriori analisi. "La sua patente di guida internazionale è stata sospesa per un periodo di sei mesi, revocandogli il diritto di guidare nel Nuovo Galles del Sud", ha dichiarato la polizia.
Volpato, che gioca nel Sassuolo, squadra di Serie A, ha collezionato tre presenze con i Socceroos ai Mondiali dopo aver cambiato nazionalità sportiva, passando dall'Italia all'Australia, poco prima del torneo. Nato e cresciuto a Sydney, si è trasferito all'estero e ha rappresentato l'Italia a vari livelli giovanili.
Tony Basha, allenatore di Sydney che ha allenato Volpato prima del suo trasferimento in Italia e che continua a essere un suo mentore, ha dichiarato al Sydney Morning Herald che il centrocampista offensivo ha negato di aver assunto cocaina o qualsiasi altra sostanza illecita. "Era irremovibile sul fatto di non averne mai fatto uso", ha detto Basha. "Era scioccato. Anch'io sono scioccato perché si tratta di un'accusa molto grave”.
Guardiola dice no alla Nazionale italiana, decisione per motivi personali
Roma, 24 lug. (Adnkronos) - Il tecnico catalano Pep Guardiola non sarà il ct della Nazionale italiana di calcio. Secondo quanto apprende l'Adnkronos l'ex tecnico del Manchester City, è stato lusingato per la proposta avanzata dalla Figc attraverso il direttore tecnico Paolo Maldini e l'advisor Leonardo, ma ha deciso di declinare l'offerta dopo averci pensato seriamente per oltre una settimana.
Per Guardiola hanno prevalso le scelte personali fatte con la famiglia e la volontà di prendersi un po' di tempo e staccare dopo aver lasciato la Premier League. La decisione non è arrivata per motivi economici. “Per Pep l’aspetto economico non è in alcun modo rilevante”, ha detto Paolo Maldini in riferimento alla ipotetica richiesta del tecnico di 20 milioni. Ora la Federcalcio ora dovrà virare su un nuovo profilo.
Eurispes: "Si emigra per povertà e mancanza lavoro”
Roma, 24 lug. (Adnkronos) - La povertà, con quasi un quarto delle risposte (23,3%), è la ragione per la quale si è lasciato il paese d’origine. Seguono la mancanza di lavoro (18,5%), la speranza di trovare condizioni di vita migliori (14,8%), il ricongiungimento famigliare (10,3%), la mancanza di libertà nel paese d’origine (9,4%), la guerra o i gravi disordini (8,9%), il fatto di essere stato vittima di persecuzioni (5,7%), i problemi ambientali/climatici (afa, siccità, inondazioni, ecc.) (5,2%) o, più raramente, l’essere stato vittima di discriminazioni (religiose, di genere, ecc.) (2%). E' il dato che emerge da una indagine dell'Eurispes sulla condizione degli immigrati in Italia.
Il nostro Paese viene scelto dagli immigrati come destinazione perché ci vive la loro famiglia (20,5%) o amici/conoscenti (18,4%). Diffusa l’idea che in Italia c’è benessere economico (15,5%) e che il nostro sia un paese accogliente con gli stranieri (10,6%). Per alcuni era impossibile recarsi altrove (Convenzione di Dublino) (10%), ed un 9,8% ritiene che in Italia ci sia la possibilità di trovare lavoro, mentre per l’8,8% è stata determinante.
Oltre un terzo degli immigrati sono arrivati in Italia tramite permesso/carta di soggiorno (36,3%), un quinto tramite sbarco/ingresso clandestino (20,7%) ed un altro quinto tramite richiesta di asilo (19,4%). Oltre a questi canali più diffusi, l’8,6% riferisce di essere giunto tramite ricongiungimento famigliare, il 3,1% con permesso di soggiorno turistico, il 2,7% con permesso per motivi di studio; il 9,2% indica altre modalità.
Sono più numerosi tra gli uomini che tra le donne coloro che ammettono di essere arrivati nel nostro Paese con sbarco o ingresso clandestino (23,8% contro 15,3%) e con permesso/carta di soggiorno (38,9% contro 31,7%). Le immigrate riferiscono, invece, con frequenza maggiore di essere arrivate tramite ricongiungimento famigliare (16,9% contro 3,9%).
L’arrivo clandestino viene citato in percentuale superiore alla media da chi arriva dall’Egitto (52,9%), Bangladesh (38,5%), Marocco (26,7%), Pakistan (26,3%), Nigeria (25%). Gli ingressi per ricongiungimento familiare risultano più frequenti tra chi proviene da Ecuador (25%), Filippine (20%), Albania (16,7%), Ucraina (14,3%); le richieste di asilo, invece, tra gli originari di Nigeria (50%), Marocco (40,0%), Senegal (33,3%).
Gli stranieri privi di permesso di soggiorno rappresentano il 15,5%. Tra questi è più elevata la percentuale di chi è arrivato da 3-5 anni (il 30,9% contro il 27,3% dei regolari), da meno di un anno (16% contro 8% dei regolari) e da 1-2 anni (23,5% contro 18,6%); il contrario si riscontra per i residenti da più di 6 anni (vive in Italia da più di 10 anni il 20,9% dei possessori di permesso di soggiorno, a fronte dell’11,1% di chi ne è privo). "La regolarità, prevedibilmente, rappresenta un elemento di stabilità sul territorio", si legge.
Quanto alla permanenza in Italia, il 27,8% degli immigrati interpellati da Eurispes vive in Italia da 3-5 anni, il 24,2% da 6-10 anni, il 19,4% da 1-2 anni ed un altro 19,4% da più di 10 anni, il 9,2% da meno di un anno. La maggioranza degli immigrati racconta dunque una permanenza nel nostro Paese di media durata, tra i 3 e i 10 anni, un quinto, invece, una permanenza ormai lunga, superiore al decennio. Sono, d’altra parte, numerosi gli immigrati di recente arrivo (il 28,6% da meno di 2 anni), a conferma della notevole mobilità dei flussi migratori.
Il 78,1% degli immigrati ha un lavoro in Italia, il 13,2% non lo ha ma lo sta cercando, l'8,6% non lo sta cercando. Secondo i dati della ricerca, gli uomini che lavorano sono più numerosi rispetto alle donne: 83,1% vs 69,3%. Tra chi ha un permesso di soggiorno la percentuale di chi lavora è più elevata rispetto a chi ne è privo (80,7% vs 64,2%). Mentre il 22,2% di chi non ha il permesso di soggiorno sta cercando una occupazione, il 13,6% non la cerca. Il 93,4% degli immigrati occupati afferma di svolgere un solo lavoro, il 6,6% dichiara di svolgerne più di uno. È possibile, inoltre, che tale valore sia sottostimato, poiché spesso si tratta di lavoro nero e sommerso.
La condizione lavorativa dei residenti stranieri in Italia mostra una quota prevalente di rapporti di lavoro stabili (62,4%), mentre il 32,4% dichiara un impiego periodico o stagionale e il 5,2% un'occupazione saltuaria o occasionale. Questa evidenza suggerisce come, per la maggioranza degli stranieri occupati, l'inserimento nel mercato del lavoro italiano abbia assunto una configurazione tendenzialmente continuativa, sebbene una quota non trascurabile, pari a oltre un terzo del campione, si trovi in una condizione di precarietà temporale legata alla natura stagionale o periodica dell’attività svolta. La somma delle due categorie non stabili raggiunge infatti il 37,6%, a indicare come oltre un terzo dei lavoratori stranieri operi al di fuori di un orizzonte occupazionale pienamente consolidato. La quota di occupazione stabile che cresce in modo pressoché lineare al crescere del livello di istruzione. Tra chi non possiede alcun titolo o ha la sola licenza elementare, la quota di lavoro stabile si ferma al 32,3%, mentre sale al 54,9% tra i diplomati di licenza media, al 73,6% tra i diplomati di maturità, fino a raggiungere il 93,5% tra i laureati. Lo scarto tra gli estremi della distribuzione supera dunque i 60 punti percentuali.
La distribuzione delle professioni svolte prevalentemente in Italia dai residenti stranieri evidenzia una concentrazione significativa in alcune categorie occupazionali: operai (20,4%) e lavoratori agricoli (12,8%). Su livelli intermedi si collocano alcune professioni legate ai servizi alla persona e alla ristorazione: badante e domestico/addetto alle pulizie raggiungono entrambi il 6,9%, valore identico a quello degli impiegati privati, mentre cameriere/aiuto in cucina si attesta al 5,9%, scaricatore/facchino e rider/fattorino al 5,4% ciascuno, e cuoco/pizzaiolo al 5,2%. Si tratta di un insieme di occupazioni che, pur diversificate per natura, condividono caratteristiche di bassa qualificazione e ridotta stabilità contrattuale. Le professioni a maggiore qualificazione restano marginali nella distribuzione complessiva: il libero professionista raccoglie il 4,2%, l’imprenditore il 2,2% e l’impiegato pubblico appena lo 0,7%, quest'ultimo tra i valori più contenuti dell’intera distribuzione. Anche le attività commerciali, sia in forma di esercizio fisso che ambulante, si mantengono su quote ridotte, rispettivamente al 3,7% e all’1%.
Riguardo al giudizio sull’atteggiamento degli italiani nei confronti degli stranieri, prevale la percezione di indifferenza (22,3%), insieme alla sensazione di atteggiamento amichevole, avvertito da uno straniero su cinque (20,3%). Seguono comportamenti di comprensione/solidarietà (14,6%), ostilità (14,2%) e diffidenza (13,1%). Un immigrato su dieci percepisce atteggiamenti razzisti (10%), l’egoismo si ferma al 2,9% e l’atteggiamento compassionevole/pietoso al 2,1%. Guardando all’insieme delle valutazioni positive e di quelle negative e considerando tra queste anche l’indifferenza, queste ultime superano le prime (62,5% contro 37%). Il Nord-Ovest è l’unica area geografica in cui domina la percezione di ostilità (22%) e, insieme al Centro è l’area che ottiene nel complesso meno risposte positive.
Sono soprattutto gli uomini ad affermare di essere stati testimoni di episodi di razzismo: il 66% contro il 43,4% delle donne. Ancora una volta è il Nord-Ovest a raccogliere il maggior numero di indicazioni in questo senso (64,9%), anche se il fenomeno appare diffuso in tutte le regioni. Le esperienze personali rappresentano una ulteriore conferma del fenomeno: la maggioranza degli immigrati è stata vittima in prima persona di episodi di razzismo almeno una volta (53,2%). Nel dettaglio il 24% qualche volta, il 19,8% una sola volta e il 9,4% molte volte. Nel dettaglio i comportamenti razzisti subìti sono: la scortesia (55,7%); seguono con distacco la derisione (38,8%), gli insulti a sfondo razzista (35,3%) e l’esclusione (31,5%), mentre è stato vittima di aggressione fisica il 14% del campione.
Il 24,3% degli immigrati ha ricevuto almeno una proposta di lavoro illegale (escluso il lavoro nero) nel corso della propria esperienza in Italia. Secondo i dati della ricerca, le modalità attraverso cui i residenti stranieri hanno trovato il proprio lavoro attuale evidenziano un ruolo nettamente prevalente delle reti relazionali informali: il 47,7% ha trovato lavoro soprattutto tramite parenti o amici, il 29% tramite un proprio connazionale. Sommando queste due modalità, oltre tre quarti degli intervistati hanno individuato il proprio lavoro attraverso canali relazionali di natura personale o comunitaria, configurando un meccanismo di accesso al mercato del lavoro fortemente mediato da legami sociali piuttosto che da canali istituzionali.
La distribuzione delle tipologie contrattuali tra i lavoratori stranieri in Italia evidenzia la prevalenza di contratti a tempo indeterminato, indicata dal 37,5% degli immigrati, seguita dal 30,8% che dichiara un contratto a tempo determinato. Sommando le due tipologie di contratto stabile e a termine, il 68,3% degli intervistati dispone di una forma contrattuale riconosciuta, mentre forme più precarie come l’apprendistato e il contratto atipico raccolgono incidenze marginali, rispettivamente l’1,5% e il 3,7%. Un dato di particolare rilievo riguarda la quota di chi dichiara di non avere alcun contratto, pari al 23,8%, a cui si aggiunge lo 0,7% in attesa di regolarizzazione. Quasi un quarto dei lavoratori stranieri si trova dunque in una condizione priva di tutela contrattuale formale, un dato che segnala la persistenza di un’area significativa di lavoro irregolare o non formalizzato all’interno della popolazione straniera occupata in Italia. Questa dimensione contrattuale si riflette anche nella valutazione che gli intervistati danno del proprio guadagno mensile. La valutazione del guadagno mensile da parte dei lavoratori stranieri restituisce un giudizio prevalentemente positivo, con oltre la metà degli intervistati, pari al 52,1%, che ritengono il proprio stipendio sufficiente. Una quota significativa, pari al 30,5%, lo giudica invece scarso, mentre le posizioni estreme raccolgono incidenze più contenute: il 12% si dichiara soddisfatto e il 5,4% lo ritiene assolutamente insufficiente.
Il giudizio sul comportamento del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori stranieri risulta prevalentemente positivo, con la maggioranza degli immigrati, pari al 54,1%, che lo definisce corretto. Una quota più contenuta, pari all’8,8%, attribuisce al proprio datore di lavoro un atteggiamento di sostegno, descrivendolo come una figura che cerca di aiutare. Sul fronte delle valutazioni negative, il 19,7% giudica il comportamento del proprio datore di lavoro non corretto, mentre il 6,4% dichiara di subire maltrattamenti, un dato che, pur restando contenuto in termini percentuali, segnala la presenza di forme di abuso che coinvolgono una quota non trascurabile di lavoratori stranieri.
Le donne straniere occupate in Italia esprimono un giudizio sensibilmente più positivo sul comportamento del proprio datore di lavoro rispetto agli uomini. Il 67,9% delle lavoratrici definisce corretto l'atteggiamento del datore di lavoro, contro il 47,5% degli uomini, con uno scarto superiore ai 20 punti percentuali. Sul fronte opposto, quasi un quarto degli uomini (23,9%) giudica non corretto il comportamento del datore di lavoro, a fronte del 10,7% delle donne. Tra i lavoratori uomini risultano inoltre più frequenti le segnalazioni di maltrattamenti (7,6% contro 3,8%) e la condizione di assenza di un datore di lavoro (14,1% contro 4,6%). Le donne, invece, indicano più spesso un datore di lavoro disponibile ad aiutarle (13% contro 6,9%). Secondo Eurispes, il dato va letto anche alla luce della forte presenza femminile in settori come il lavoro domestico e l'assistenza alla persona, caratterizzati da dinamiche relazionali e contrattuali specifiche.
L'indagine mette inoltre in evidenza il peso della regolarità del soggiorno nelle condizioni lavorative: tra chi possiede un permesso di soggiorno, il 55,2% valuta corretto il comportamento del proprio datore di lavoro, quota che scende al 46,2% tra gli irregolari. Ancora più marcata la differenza sul fronte dei maltrattamenti: il 15,4% di chi è privo di permesso dichiara di subirne, contro il 5,1% di chi è in regola. Per Eurispes, la mancanza del permesso di soggiorno rappresenta dunque un importante fattore di vulnerabilità ed esposizione a forme di abuso sul lavoro.
Il rapporto segnala infine uno scarso ricorso agli strumenti di tutela. L'80,8% degli immigrati afferma di non essersi mai rivolto a sindacati, patronati o altre agenzie di supporto. Tra le motivazioni principali, il 39,2% sostiene di non averne avuto bisogno, mentre il 24% ritiene che queste strutture non possano essere utili. Un ulteriore 21,3% dichiara di non sapere a chi rivolgersi, evidenziando un deficit informativo. La mancanza di fiducia nelle istituzioni di tutela riguarda il 12,2% degli intervistati, mentre barriere linguistiche e condizione di irregolarità incidono in misura marginale, rispettivamente con l'1,8% e lo 0,3% delle risposte.
Un terzo dei migranti presenti in Italia ha organizzato il suo viaggio di arrivo nel Belpaese da solo; in quasi tre casi su dieci, invece, tramite intermediari a pagamento. Secondo i dati, il 33,4% dei migranti intervistati ha organizzato da solo la propria emigrazione, più di uno su 5 si è affidato ad intermediari del suo paese dietro pagamento (21,3%) e quasi un altro quinto lo ha fatto tramite parenti/amici che già vivevano in Italia (19,2%).
Altri sono emigrati tramite il decreto flussi (15%) e, più raramente, attraverso intermediari italiani dietro pagamento (6,5%) o attraverso istituzioni religiose (2,9%). D’altronde, le modalità attraverso le quali gli stranieri giungono nei Paesi europei possono essere non del tutto trasparenti e regolari, elemento che induce una parte di loro a non indicare con precisione i canali utilizzati.
Considerando i Paesi d'origine, si registrano percentuali superiori alla media di migranti che affermano di aver organizzato da soli la propria emigrazione tra chi viene dall'Ucraina (57,1%), dall'Albania (44,4%), dalla Nigeria (41,7%), dall'Egitto (41,1%), dalla Moldavia (40%). Da segnalare anche l’elevata percentuale di stranieri provenienti dalla Cina (54,2%) e dalle Filippine (40%) giunti nel nostro Paese tramite parenti/amici che già vivevano qui; al contrario, il valore risulta decisamente basso tra i soggetti ucraini, peruviani, senegalesi, albanesi, marocchini. I residenti di origine straniera che dichiarano con maggior frequenza di essere emigrati attraverso intermediari del proprio Paese dietro pagamento sono quelli provenienti da Perù (100%), Marocco (46,6%), Egitto (35,3%), Senegal (33,3%), India (33,3%).
La maggioranza degli immigrati dichiara di voler restare in Italia per sempre (52%) e quasi un terzo intende restare almeno per diversi anni (30,9%). Solo uno su 10 pensa di lasciare l'Italia: il 5,6% per spostarsi in un altro Paese e un 4,8% per tornare nel proprio Paese d'origine. A questi si aggiunge un 6,7% che non sa che cosa farà.
Nel complesso, evidenzia il rapporto Eurispes, la larghissima maggioranza dei migranti (82,9%) ha intenzione di rimanere a vivere in Italia ancora a lungo o per sempre. Il nostro Paese è dunque visto soprattutto come un luogo stabile di approdo, molto più che di passaggio.
Tra chi ha intenzione di emigrare in un altro Paese, la destinazione più citata è la Germania (48,3%). Seguono il Regno Unito (13,8%) e la Francia (13,8%), gli Stati Uniti (10,3%), la Spagna (6,9%) e, infine, Svezia e Canada (entrambe 3,4%).
L'Oms lancia l'allarme, il virus West Nile cresce in Europa: 21 casi in Italia
Milano, 24 lug. (Adnkronos Salute) - Il virus West Nile cresce in Europa. Lancia l'alert l'Ufficio regionale europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità, che descrive così la situazione attuale: "La Grecia ha registrato l'aumento recente più rapido, con 21 casi umani confermati dalle autorità sanitarie nazionali al 22 luglio, di cui 14 solo nell'ultima settimana; 20 dei 21 pazienti hanno sviluppato una malattia neuroinvasiva, tra cui encefalite o meningite, e 13 sono ancora ricoverati in ospedale. L'Italia ha la più ampia diffusione geografica, con 21 casi confermati in 17 aree diverse al 15 luglio. Casi di trasmissione locale sono stati segnalati anche in Spagna (2), Romania (2) e Macedonia del Nord (2)". Considerando "l'aumento dei casi di virus West Nile in alcune zone del continente, con la stagione di trasmissione appena iniziata", Oms Europa invita a "rafforzare la sorveglianza delle zanzare e le attività di sensibilizzazione ai cittadini sulle misure di protezione. Per la maggior parte delle persone il rischio rimane basso, ma chiunque viva o viaggi in un'area colpita dovrebbe adottare le misure di base per evitare le punture di zanzara e conoscere i sintomi di una malattia grave nel caso in cui lui o una persona vicina si ammali”.
"Il virus West Nile non è una minaccia nuova, ma le condizioni che ne favoriscono la diffusione stanno cambiando rapidamente - afferma Hans Kluge, direttore regionale dell'Oms per l'Europa - Le temperature più calde e le estati più lunghe offrono alle zanzare più tempo e territorio per trasmettere questo virus. La maggior parte delle infezioni è lieve, ma circa 1 persona su 150 che contrae il virus sviluppa un'infezione grave che colpisce il sistema nervoso centrale e può essere potenzialmente letale. Semplici accorgimenti come coprirsi, usare repellenti per insetti ed eliminare l'acqua stagnante intorno alla casa possono fare la differenza. Chiunque sviluppi febbre alta, eruzioni cutanee o rigidità del collo dopo una puntura di zanzara dovrebbe consultare un medico senza indugio".
Il virus del Nilo occidentale si trasmette attraverso la puntura di una zanzara infetta, ricorda l'Oms Europa. Nel nostro continente la maggior parte delle infezioni umane si verifica durante la stagione delle zanzare, in genere dalla tarda primavera all'autunno, con la massima trasmissione solitamente osservata tra luglio e settembre. Le zanzare contraggono il virus nutrendosi di uccelli infetti e lo trasmettono all'uomo e ad altri animali attraverso le punture. È stata documentata anche la trasmissione tramite trapianto di organi, trasfusione di sangue, gravidanza e allattamento, sebbene sia rara. Non è mai stata registrata alcuna trasmissione da uomo a uomo tramite contatto quotidiano.
Non esiste un vaccino autorizzato per l'uomo né una terapia antivirale specifica, sottolinea l'agenzia. Il trattamento prevede riposo, idratazione, sollievo dal dolore e, nei casi gravi, terapia di supporto in ospedale. Tra il 70% e l'80% delle persone infette dal virus West Nile non sviluppa alcun sintomo. Chi invece lo manifesta può presentare febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, nausea o vomito e, talvolta, eruzioni cutanee o linfonodi ingrossati. La malattia in forma grave può causare febbre alta, rigidità del collo, disorientamento, tremori, convulsioni, debolezza muscolare, paralisi o coma. Se si manifestano sintomi dopo essere tornati da un'area in cui il virus è in circolazione, il consiglio è di "consultare immediatamente un medico". L'infezione da virus West Nile può essere confermata da esami di laboratorio, tra cui la rilevazione di anticorpi specifici per il virus o dell'Rna virale, a seconda del momento in cui si manifesta la malattia.
Per difendersi è cruciale agire a monte, proteggendosi dalle punture. L'Oms Europa raccomanda al pubblico alcune misure per ridurre il rischio: "Indossare abiti leggeri che coprano la maggior parte del corpo, compresi maniche lunghe e pantaloni; limitare il tempo trascorso all'aperto all'alba e al tramonto, quando le zanzare sono più attive; installare zanzariere a porte e finestre per tenere le zanzare fuori casa; applicare un repellente per zanzare a base di principi attivi approvati, seguendo le istruzioni del produttore. Gli adulti devono applicare il repellente ai bambini piccoli evitando le mani e le zone intorno a occhi e bocca; se possibile, dormire in una stanza climatizzata, usare ventilatori o installare zanzariere su letti e marsupi. Anche spruzzare le zone notte con un insetticida efficace può aiutare a ridurre il rischio". Tutti i cittadini possono contribuire ad abbattere la popolazione di zanzare: "Eliminare i focolai di riproduzione intorno alla casa riduce ulteriormente il rischio. Ciò significa rimuovere l'acqua stagnante da vasi, contenitori e rifiuti, smaltire correttamente i rifiuti e coprire, svuotare e pulire regolarmente i contenitori per l’acqua".
Jurgen Klopp è il nuovo ct della Germania, contratto fino al 2030
Francoforte, 24 lug. (Adnkronos) - Jürgen Klopp è stato ufficialmente nominato commissario tecnico della nazionale tedesca, succedendo a Julian Nagelsmann, con un contratto fino ai Mondiali del 2030 (Spagna, Portogallo, Marocco), come annunciato da Bernd Neuendorf, presidente della Federazione calcistica tedesca (Dfb). "Siamo lieti di presentare Jürgen Klopp come nostro nuovo allenatore", ha dichiarato in conferenza stampa. "Questo rappresenta il culmine ideale della mia carriera, della mia vita, della mia vita professionale. Dedicherò tutte le mie energie a questo incarico", ha sottolineato il nuovo allenatore della Mannschaft. Klopp ha anche avvertito che, qualora la stampa dovesse scatenare una valanga di critiche nei suoi confronti in futuro, si dimetterebbe: "Se domani direte: 'È un incapace', me ne andrò”.
Quattro giorni dopo l'umiliante eliminazione della Germania ai sedicesimi di finale dei Mondiali per mano del Paraguay, il commissario tecnico della nazionale tedesca, Julian Nagelsmann, si è dimesso. Neuendorf si è recato a New York con uno dei suoi vicepresidenti, Hans-Joachim Watzke, per i primi colloqui con Klopp, che hanno portato a un accordo di massima. Tuttavia, Klopp era sotto contratto con la Red Bull dall'inizio del 2025 alla fine del 2029 come responsabile globale del settore calcio del gruppo Red Bull, l'azienda austriaca di energy drink che possiede, tra gli altri, l'RB Lipsia e il Salisburgo, e detiene una quota del Paris FC. Il via libera è arrivato infine dall'amministratore delegato della Red Bull, Oliver Mintzlaff, che ha incontrato i vertici della Federazione calcistica tedesca (Dfb).
Klopp è stato svincolato a titolo gratuito, in cambio di una semplice donazione di un milione di euro alla fondazione Wings for Life della Red Bull, dedicata alla ricerca sulle lesioni del midollo spinale, come confermato da Bernd Neuendorf che ha poi aggiunto che Klopp "abbandonerà completamente il suo incarico (alla Red Bull) per concentrarsi interamente sul suo lavoro presso la Federazione”.
A 59 anni, Jürgen Klopp si trova ad affrontare la sfida più grande della sua carriera da allenatore, finora costellata di numerosi successi con il Borussia Dortmund (campione di Germania nel 2011 e nel 2012) e il Liverpool (vincitore della Champions League nel 2019, campione della Premier League nel 2020). La Germania, quattro volte campione del mondo (1954, 1974, 1990, 2014), ha subito tre delusioni consecutive ai Mondiali, con due eliminazioni nella fase a gironi nel 2018 e nel 2022 e un'eliminazione ai sedicesimi di finale quest'anno. Dalla sconfitta in semifinale contro la Francia agli Europei del 2016, la Germania non ha più raggiunto le semifinali di un torneo importante, un digiuno senza precedenti che dura da un decennio per una nazione che ha anche vinto il Campionato Europeo per tre volte (1972, 1980, 1996).
Red Bull 64 Bars Live, sabato 3 ottobre a Taranto: ecco chi saranno i protagonisti
Milano, 24 lug. (Adnkronos) - Red Bull 64 Bars Live torna con la quinta edizione in programma sabato 3 ottobre nel quartiere Paolo VI di Taranto, all'interno del complesso delle Case Bianche, venue simbolo di questa nuova edizione. Dopo le tappe di Napoli (Scampia) e Roma (Corviale), il format prosegue il suo percorso nei territori che hanno segnato la storia del rap italiano.
La scelta delle Case Bianche conferma e rafforza l'identità del progetto: portare il rap nei quartieri, trasformando spazi simbolici in palcoscenici capaci di raccontare storie, comunità e cultura urbana, attraverso uno show indimenticabile. Un luogo iconico per Taranto, che per la prima volta ospiterà un evento di questa portata, diventando protagonista di una serata pensata per celebrare la forza espressiva della scena rap contemporanea.
Il cast promette uno show che riunisce alcune delle voci più rappresentative della scena rap e urban italiana: Kid Yugi, una delle penne più distintive e riconoscibili ed eroe della scena che proprio dalla Puglia ha conquistato il successo nazionale. Sayf, tra le voci più interessanti del nuovo panorama musicale, capace di fondere rap, scrittura personale e influenze mediterranee. Capo Plaza, tra gli artisti più ascoltati e certificati della scena italiana. Artie 5ive, punto di riferimento della nuova scena grazie a un immaginario potente, un flow incisivo e una rapida ascesa che lo ha consacrato tra gli artisti più seguiti del momento.
Infine Redman, leggendaria icona dell'hip hop mondiale e special guest internazionale della quinta edizione. Autore di album entrati nella storia del rap mondiale e protagonista di uno dei sodalizi più iconici del genere insieme a Method Man, porterà a Taranto tutta l'energia e il carisma di una carriera che ha influenzato generazioni di artisti. Producer ufficiale dell’evento sarà l’artista multiplatino Night Skinny. Ognuno di loro porta con sé un immaginario preciso e la loro presenza promette di costruire un live che mette in dialogo generazioni e stili diversi, mantenendo al centro l’essenza del format: 64 barre, performance senza filtri e identità artistiche che si esprimono in modo puro e diretto.
Un susseguirsi di esibizioni pensate per valorizzare la singolarità di ciascun artista e, allo stesso tempo, la forza collettiva della scena che Red Bull 64 Bars Live porta sul palco. Le Case Bianche diventano così molto più di una venue: rappresentano il cuore pulsante di questa quinta edizione, un luogo capace di incarnare la visione di Red Bull 64 Bars Live e di rafforzare il legame tra musica, territorio e comunità.
Dopo il triennio a Scampia e il successo dell'edizione al Serpentone di Corviale, Taranto raccoglie il testimone ospitando un nuovo capitolo del progetto in uno dei suoi luoghi più identitari. Tra gli artisti presenti, Kid Yugi e Capo Plaza hanno già firmato i loro episodi con '64 BARRE DI TERRORE (Red Bull 64 Bars)' e 'HO SOLO 64 BARRE (Red Bull 64 Bars)', disponibili sul canale ufficiale Red Bull Droppa, dove sarà trasmesso anche il live in streaming e, successivamente, reso disponibile on demand insieme alle registrazioni delle edizioni precedenti. Opel è il nuovo Official Automotive Partner per questa edizione di Red Bull 64 Bars Live, che si aggiunge ad adidas, Burger King e ai media partner Radio Deejay e m2o.
Jurgen Klopp è il nuovo ct della Germania, contratto fino al 2030
Francoforte, 24 lug. (Adnkronos) - Jürgen Klopp è stato ufficialmente nominato commissario tecnico della nazionale tedesca, succedendo a Julian Nagelsmann, con un contratto fino ai Mondiali del 2030 (Spagna, Portogallo, Marocco), come annunciato da Bernd Neuendorf, presidente della Federazione calcistica tedesca (Dfb). "Siamo lieti di presentare Jürgen Klopp come nostro nuovo allenatore", ha dichiarato in conferenza stampa. "Questo rappresenta il culmine ideale della mia carriera, della mia vita, della mia vita professionale. Dedicherò tutte le mie energie a questo incarico", ha sottolineato il nuovo allenatore della Mannschaft. Klopp ha anche avvertito che, qualora la stampa dovesse scatenare una valanga di critiche nei suoi confronti in futuro, si dimetterebbe: "Se domani direte: 'È un incapace', me ne andrò”.
Quattro giorni dopo l'umiliante eliminazione della Germania ai sedicesimi di finale dei Mondiali per mano del Paraguay, il commissario tecnico della nazionale tedesca, Julian Nagelsmann, si è dimesso. Neuendorf si è recato a New York con uno dei suoi vicepresidenti, Hans-Joachim Watzke, per i primi colloqui con Klopp, che hanno portato a un accordo di massima. Tuttavia, Klopp era sotto contratto con la Red Bull dall'inizio del 2025 alla fine del 2029 come responsabile globale del settore calcio del gruppo Red Bull, l'azienda austriaca di energy drink che possiede, tra gli altri, l'RB Lipsia e il Salisburgo, e detiene una quota del Paris FC. Il via libera è arrivato infine dall'amministratore delegato della Red Bull, Oliver Mintzlaff, che ha incontrato i vertici della Federazione calcistica tedesca (Dfb).
Klopp è stato svincolato a titolo gratuito, in cambio di una semplice donazione di un milione di euro alla fondazione Wings for Life della Red Bull, dedicata alla ricerca sulle lesioni del midollo spinale, come confermato da Bernd Neuendorf che ha poi aggiunto che Klopp "abbandonerà completamente il suo incarico (alla Red Bull) per concentrarsi interamente sul suo lavoro presso la Federazione”.
A 59 anni, Jürgen Klopp si trova ad affrontare la sfida più grande della sua carriera da allenatore, finora costellata di numerosi successi con il Borussia Dortmund (campione di Germania nel 2011 e nel 2012) e il Liverpool (vincitore della Champions League nel 2019, campione della Premier League nel 2020). La Germania, quattro volte campione del mondo (1954, 1974, 1990, 2014), ha subito tre delusioni consecutive ai Mondiali, con due eliminazioni nella fase a gironi nel 2018 e nel 2022 e un'eliminazione ai sedicesimi di finale quest'anno. Dalla sconfitta in semifinale contro la Francia agli Europei del 2016, la Germania non ha più raggiunto le semifinali di un torneo importante, un digiuno senza precedenti che dura da un decennio per una nazione che ha anche vinto il Campionato Europeo per tre volte (1972, 1980, 1996).
Export, Bricolo (VeronaFiere): "Vino porta agroalimentare su nuovi mercati”
Verona, 24 lug. (Adnkronos) - “Il vino apre a tanti mercati e, secondo gli studi, dove si radica all'estero porta con sé anche una parte dell'agroalimentare che altrimenti farebbe fatica ad arrivare. L'iniziativa voluta dal Ministero degli Esteri, che ha il compito di coinvolgere gli istituti di cultura nell'attività di promozione che l'Italia fa all'estero a sostegno delle proprie aziende, per noi è fondamentale”. Lo ha detto Federico Bricolo, presidente di VeronaFiere, intervenendo alla giornata conclusiva della Conferenza delle Direttrici e dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, svoltasi a Verona, in merito all’iniziativa del Ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale “Territori. Racconti di architetture e vino”, ideato insieme a Vinitaly. Con il coinvolgimento di dieci cantine d’autore distribuite lungo la Penisola, l’iniziativa della Farnesina propone un racconto inedito dell’Italia utilizzando un linguaggio multimediale che valorizza non solo l’eccellenza della filiera vinicola ma anche il patrimonio architettonico e di design che rappresenta.
“Uno dei punti di forza del nostro Paese è proprio quello di essere in grado di promuovere il Made in Italy - aggiunge - Al Vinitaly, inoltre, abbiamo già dato vita ad una iniziativa che si può sposare benissimo con l’idea” che sottende al progetto lanciato dal Ministero “ossia quella del Bacco di Caravaggio, che è uscito dal Museo degli Uffizi non per andare in un grande museo, ma per andare, per la prima volta, in un quartiere fieristico. È rimasto lì quattro giorni, con tutti i visitatori del Vinitaly che lo hanno potuto vedere, tornando così a casa non solo con l'idea dell'eccezionalità dei nostri prodotti vitivinicoli, ma anche della bellezza e della maestria dell'arte italiana. Questa è una direzione che dobbiamo continuare portare avanti ed è importante il supporto che ci dà il Ministero degli Esteri”.
Malattie autoimmuni, a Giffoni la pellicola ‘Più forte io’ con 5 giovani pazienti
Roma, 24 lug. (Adnkronos Salute) - Le sfide invisibili della quotidianità, la solitudine della diagnosi e la forza di guardare oltre la malattia autoimmune cronica. Sono i 3 principali temi al centro del documentario ‘Più forte io’ che è stato presentato ieri pomeriggio in anteprima alla 56.esima edizione del Giffoni Film Festival. La pellicola - prodotta da Telomero Produzioni e realizzato con il patrocinio delle principali associazioni pazienti e con il contributo non condizionante di AbbVie - accende i riflettori sulle vite di 5 ragazzi che convivono con patologie molto impattanti: artrite reumatoide, malattia di Crohn, spondilite anchilosante, psoriasi e dermatite atopica. Attraverso le immagini e le parole si offre uno sguardo intimo sul loro percorso di vita e di cura. La tenacia personale, l’appoggio delle reti di supporto e l’evoluzione medico-scientifica e delle terapie - riferisce una nota - possono aiutare a gestire con successo la malattia cronica.
“Troppo spesso di fronte alla comparsa di sintomi cronici i pazienti tendono a isolarsi, a nascondere il proprio malessere o ad accontentarsi di una qualità di vita fortemente limitata”, affermano i rappresentanti di Alomar-Associazione lombarda dei malati reumatici, Amici- Associazione nazionale per le malattie infiammatorie croniche dell'intestino, Andea- Associazione nazionale dermatite atopica, Anmar-Associazione nazionale malati reumatici, Apiafco-Associazione psoriasici italiani e Apmarr-Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare. “Il rischio più grande per un giovane che riceve una diagnosi cronica è l'isolamento sociale e psicologico - avvertono - Questo documentario è un contributo prezioso alla conoscenza delle malattie autoimmuni perché dimostra che chiedere aiuto è il primo vero passo verso la guarigione. Le associazioni esistono per creare ponti fra i pazienti, le famiglie e i clinici. Sentire le storie di coetanei che hanno superato i propri limiti grazie alla terapia corretta dà la spinta decisiva per non arrendersi e per riprendere in mano i propri sogni”.
Ad arricchire la narrazione della pellicola è il contributo dei medici specialisti: Alessandro Armuzzi, professore ordinario di Gastroenterologia Humanitas University; Fabiana Castiglione, professoressa di Gastroenterologia Università Federico II di Napoli; Lorenzo Dagna, professore ordinario di Medicina interna, Università Vita-Salute San Raffaele, direttore Unità di Immunologia, reumatologia, allergologia e malattie rare, Irccs Ospedale San Raffaele, Milano; Maria Antonietta D’Agostino professore ordinario di Reumatologia Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore Uoc di Reumatologia e immunologia clinica Fondazione policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e Piergiorgio Malagoli, responsabile Unità Dermatologica Irccs Policlinico San Donato.
“Oggi lo scenario terapeutico per le malattie autoimmuni è radicalmente cambiato e i giovani devono saperlo per non perdere la speranza - commentano Armuzzi, Castiglione, Dagna D’Agostino e Malagoli - La ricerca scientifica e l’innovazione hanno consentito passi da gigante e se un tempo queste patologie erano sinonimo di invalidità progressiva, oggi l'obiettivo della remissione clinica è una realtà concreta. Il successo è iniziato con l’introduzione delle terapie mirate di ultima generazione. Un'altra parola chiave nel trattamento di queste insidiose patologie è tempestività. Una diagnosi precoce ci permette di intervenire con nuove cure, come farmaci biologici o jak inibitori, prima che la malattia condizioni la vita del paziente. Non ci accontentiamo più di ridurre i sintomi, perché oggi esiste una terapia giusta per ogni singola persona. I giovani pazienti possono e devono pretendere di tornare a vivere una vita piena e senza rinunce. È fondamentale riuscire a bloccare il danno d’organo prima che diventi irreversibile. Per farlo bisogna anche incoraggiare i pazienti a non rassegnarsi e coinvolgerli attivamente nella valutazione della terapia più adatta alle specifiche esigenze”.
“Con ‘Più forte io’ volevamo dare voce a un silenzio che spesso isola i ragazzi nel momento più delicato della loro crescita - spiegano Romani e Amato - Il nostro obiettivo non era raccontare la malattia, ma la reazione e la rinascita grazie alla innovazione terapeutica. Abbiamo voluto mostrare la forza di chi decide di non nascondersi, di chiedere aiuto e di non farsi definire da una diagnosi. Giffoni è il luogo perfetto per lanciare questo messaggio: la vulnerabilità condivisa può diventare una forza straordinaria, e nessun giovane deve sentirsi solo nel proprio percorso di cura e di vita”.
Sottolinea Caterina Golotta, direttore medico di AbbVie Italia: “Sostenere questo progetto significa per noi andare oltre l’offerta di soluzioni terapeutiche, mettendo al centro la persona nella sua interezza. L’innovazione scientifica ha valore solo se accompagnata dalla capacità di ascoltare chi convive ogni giorno con la malattia: è così che i progressi della ricerca si traducono in storie di vita reale, di traguardi raggiunti e di serenità ritrovata”. Aggiunge Irma Cordella, Corporate Affairs Director di AbbVie Italia: “Supportare ‘Più forte io’ è il nostro modo di confermare l’impegno a fianco dei pazienti, dei clinici e delle associazioni. Crediamo in una forte cultura dell’informazione e del dialogo, perché solo costruendo consapevolezza condivisa si può guardare a un futuro libero dai limiti imposti dalla malattia”. Nella realizzazione dell’evento - conclude la nota - un ruolo strategico è stato ricoperto da Giffoni Innovation Hub che, nel contesto del Giffoni Film Festival, ha amplificato il messaggio garantendone la distribuzione direttamente sul proprio target di riferimento e assicurando in questo modo un'efficace diffusione tra le giovani generazioni, potenziando enormemente la risonanza e l'impatto del messaggio di sensibilizzazione alla base dell'intero progetto.
Manageritalia Veneto, Carlo Terrin è il nuovo presidente, Lucio Fochesato vicepresidente
Mestre, 24 lug. (Adnkronos) - Cambio al vertice di Manageritalia Veneto. Lo scorso 9 luglio il Consiglio direttivo dell'Associazione ha nominato Carlo Terrin nuovo presidente. Contestualmente, Lucio Fochesato, che ha guidato Manageritalia Veneto dal marzo 2017 fino a oggi, assume la carica di vicepresidente. Il passaggio di consegne si inserisce nel segno della continuità, con l'obiettivo di proseguire il percorso di rappresentanza e valorizzazione della managerialità nel territorio, rafforzando il dialogo con imprese, istituzioni e stakeholder locali per sostenere la crescita del sistema economico veneto.
Così commenta il neopresidente Carlo Terrin: "Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità e con la volontà di proseguire il percorso di crescita di Manageritalia Veneto, valorizzando il patrimonio di competenze dei nostri associati. In una fase di profonde trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali, vogliamo essere un punto di riferimento per manager, imprese e istituzioni, contribuendo allo sviluppo competitivo e sostenibile del nostro territorio”.
Carlo Terrin, attuale Direttore della Fondazione Studi Universitari di Vicenza, guiderà l'Associazione nei prossimi anni, raccogliendo il testimone da Lucio Fochesato, al quale va il ringraziamento del Consiglio direttivo per il lavoro svolto e l'impegno profuso alla guida di Manageritalia Veneto. Manageritalia Veneto oggi conta oltre 2.686 associati tra manager, quadri ed executive professional che operano nel settore del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato.
Jennie torna con il nuovo singolo 'Less Than a Lover': il racconto di un amore estivo
Milano, 24 lug. (Adnkronos) - È uscito oggi, venerdì 24 luglio, 'Less Than a Lover', il nuovo singolo della superstar sudcoreana e icona mondiale Jennie. Ad accompagnare il brano, in radio da oggi, venerdì 31 luglio, il video ufficiale. Il nuovo singolo è la personale dedica dell'artista all’estate e a quella particolare emozione, entusiasmante e persistente, legata a una relazione capace di esistere in bilico tra l’amicizia e l’amore.
Scritto dalla stessa Jennie, il brano esplora quel sentimento verso qualcuno che è più di una semplice amicizia, ma 'meno di un innamorato', causando una sorta di confusione ed euforia per questa connessione non ancora definita. Il singolo espande anche la palette musicale di Jennie, grazie a un sound alternative-pop più morbido, alla presenza di chitarre lo-fi e a tastiere elettriche vintage, e alla voce e al testo di Jennie, che con naturalezza va a dipingere sentimenti soffusi in una relazione che allo stesso tempo non è né amicizia né amore.
Il video ufficiale la vede protagonista di un altro mondo: è un’altra versione di sé stessa, impegnata a girare un breve cortometraggio con degli amici, dove una falsa storia d’amore va a ridefinire una nuova dinamica tra di loro, che prima non esisteva.
BeGreat, Finozzi (Luiss): "Sport e studio possono convivere, i giovani non rinuncino ai sogni”
Roma, 24 lug. (Adnkronos) - “Siamo molto contenti dell’invito ricevuto da BeGreat e della possibilità che ci è stata data di rappresentare e portare avanti i valori che la LUISS promuove da tanti anni: una preparazione accademica di alto livello affiancata a un’attività sportiva praticata ad alti livelli”. Lo ha dichiarato Flavio Finozzi, responsabile della LUISS Sport Academy, intervenendo al roadshow “Growing Our Sports Talents - Every Champion Starts with a Dream”, ospitato nell’ambito del Giffoni Film Festival. “Essere qui al Giffoni su invito di BeGreat rappresenta un’opportunità importante per raccontare un percorso che come LUISS portiamo avanti da tempo e che oggi trova in questo progetto un alleato naturale. BeGreat ci ha dato la possibilità di accelerare un processo culturale che riteniamo fondamentale: far capire ai giovani che è possibile praticare sport ad alto livello e, allo stesso tempo, costruire un percorso universitario solido e una preparazione accademica adeguata”. Secondo Finozzi, il tema della dual career rappresenta oggi una delle principali sfide per il mondo dello sport e dell’università.
“Il nostro obiettivo è dimostrare ai ragazzi che non devono scegliere tra studio e sport. Le due esperienze possono convivere e rafforzarsi a vicenda. Una preparazione universitaria rappresenta un patrimonio fondamentale anche quando la carriera sportiva, inevitabilmente, arriva al termine, sia per ragioni legate all’età sia perché nella vita cambiano interessi e prospettive. Per questo è importante costruire fin da subito un percorso che guardi anche al futuro professionale”.
“Non vogliamo illudere i ragazzi che partecipano al Giffoni o tutti quei giovani che sognano di diventare atleti di alto livello. Lo sport richiede sacrificio, resilienza, impegno e la capacità di affrontare ogni giorno nuove sfide. Lo dimostrano i nostri migliori atleti, che hanno raggiunto risultati importanti grazie al lavoro quotidiano, alla determinazione e alla volontà di non fermarsi davanti alle difficoltà. Per avere successo - ha aggiunto - bisogna impegnarsi costantemente, portare avanti con convinzione i propri obiettivi e, soprattutto, non rinunciare mai ai propri sogni. Questo è il messaggio che vogliamo trasmettere ai giovani e che condividiamo pienamente con BeGreat”. Finozzi ha infine richiamato anche la propria esperienza personale. “Anch’io sono stato un atleta, ho giocato a basket e non ho mai smesso di puntare al massimo. BeGreat ci ha dato ancora una volta la possibilità e la forza di continuare a diffondere questo messaggio, sia personalmente sia come LUISS. Crediamo che investire nei giovani significhi offrire loro strumenti concreti per affrontare il presente e costruire il proprio futuro, dentro e fuori dallo sport”.
Alec Ross: ‘L’Italian Dream esiste già, ma non verrà da guru e politica’
(Adnkronos) - L’Italia è il sogno degli stranieri, ma fatica a immaginare il proprio. È da questa contraddizione che parte The Italian Dream, il nuovo libro di Alec Ross pubblicato da Feltrinelli. Americano con radici familiari abruzzesi, già consigliere per l’innovazione di Hillary Clinton e Barack Obama, imprenditore, investitore e docente alla Bologna Business School, Ross prova a fare qualcosa di ambizioso e, per sua stessa ammissione, provocatorio: offrire agli italiani non un programma politico, ma uno specchio nel quale guardarsi.
Il punto di partenza è il confronto con il Sogno Americano, la promessa secondo cui chi lavora duramente e rispetta le regole può migliorare la propria condizione e offrire ai figli opportunità superiori a quelle ricevute. Quella narrazione oggi appare molto meno credibile persino negli Stati Uniti, attraversati da diseguaglianze, polarizzazione e riduzione della mobilità sociale. Ma l’Italia, osserva Ross, non ha mai costruito un racconto nazionale altrettanto immediato e orientato al futuro. È celebrata per ciò che è stata, per la sua storia, la bellezza e il modo di vivere, ma molto meno per ciò che vuole diventare.
Il libro cerca questa possibile identità attraverso otto dualismi: ‘Giovane e Vecchio’, ‘Innovazione e Tradizione’, ‘Forma e Sostanza’, 'Apprendimento e Stimoli superficiali’, ‘Unità e Divisione’, ‘Breve Termine e Lungo Termine’, ‘Fiducia e Sfiducia’, ‘Ottimismo e Pessimismo’. Non sono opposizioni da risolvere scegliendo una parte, ma forze da tenere insieme: l’esperienza senza il dominio gerontocratico, la tradizione senza l’immobilismo, la bellezza senza il conformismo, l’identità locale senza il campanilismo, la prudenza senza la paralisi.
La forza del libro sta soprattutto nei casi concreti. Ross racconta Max Ciociola, che da Manfredonia arriva a fondare a Bologna Musixmatch; xFarm Technologies, che porta intelligenza artificiale, sensori e robotica nell’agricoltura; Pelliconi, impresa familiare capace di trasformare la produzione di tappi in un’attività industriale tecnologicamente avanzata e globale; la famiglia Gaja, arrivata alla quinta generazione senza trasformare la continuità in rendita; Emidio e Chiara Pepe, che applicano la logica del lungo periodo non soltanto al vino, ma anche alla crescita professionale dei dipendenti.
C’è poi Andrea Pontremoli, amministratore delegato di Dallara, che lei indica come l’incarnazione più completa del suo Italian Dream.
La sua storia personale parte dal mondo operaio. Ha ha lavorato duramente, ha rispettato le regole e ha costruito una traiettoria di successo molto legata all’innovazione.
Dallara non è soltanto una delle aziende più innovative d’Italia, ma una delle più innovative al mondo. Allo stesso tempo, Pontremoli ha investito con la sua famiglia a Bardi, il suo borgo. Un giorno è a Dubai, quello successivo alla 500 Miglia di Indianapolis, ma continua a nutrire il proprio territorio. Collega il locale al globale e la tradizione all’innovazione.
Poi c’;è il give back. Invece di trasformarsi in una specie di nuovo duca o patrizio, ha creato una scuola, aiuta le generazioni successive, fa da mentore. Non cerca soltanto la compagnia di persone famose o ricche: cerca occasioni per istruire e aiutare gli altri, creando un effetto di rete.
È importante anche il suo rapporto con Gian Paolo Dallara, che ha quasi novant’anni e continua ad andare in ufficio cinque giorni alla settimana. Non c’è una lotta tra passato e futuro, ma un'alleanza. In Andrea si incontrano tradizione e innovazione, giovane e vecchio, locale e globale.
Brunello Cucinelli ha fatto qualcosa di simile in Umbria. Hanno personalità diverse, ma condividono un modo di pensare: dimostrano che non siamo costretti a scegliere tra competizione internazionale e responsabilità verso il luogo da cui proveniamo.
Il libro è una specie di manifesto per uscire da 30 anni di stagnazione economica e ideale. Ma da dove si comincia per applicarlo: dalla politica, dalle scuole, dalle università, dalle aziende o da un movimento organizzato?
Le strade sono molte. Qui emerge la parte più americana e forse un pò ‘cowboy’ del mio pensiero, quella contenuta nella parola agency: la capacità di agire e di non aspettare sempre che qualcun altro risolva i problemi. Il libro non propone un programma di partito o una politica trasversale da implementare a Roma. La mia idea è che ciò che non riusciamo a fare a livello europeo dobbiamo provare a farlo a livello nazionale, o di regione, o di comune, o di singola azienda o infine di singola persona.
Ognuno può trovare dentro di sé la realizzazione di un proprio sogno. Naturalmente è meglio quando esiste anche una risposta di sistema, ma molto spesso i sistemi non vengono creati dall’alto: nascono dal basso. Anche la Silicon Valley è stata un progetto molto decentralizzato. In Italia ormai credo più nei singoli casi che nei grandi sistemi. Per costruire un nuovo sistema bisogna elevare e rendere visibile ciò che funziona a livello locale.
Ho ricevuto centinaia di messaggi da persone che hanno letto il libro, dal ragazzo di diciannove anni fino ad alcuni dei nomi più importanti del paese. C’è chi mi ha scritto: ‘Adesso capisco che cosa devo (o voglio) fare’. Non mi presento come il guru americano venuto a spiegare agli italiani come devono vivere. Voglio stimolare una riflessione. Un ceo con trentamila dipendenti mi ha raccontato che, alla fine di ogni capitolo, doveva chiudere il libro, fare una passeggiata e pensare. Per me quello è già un risultato.
Non crediamo più che una soluzione o una guida possa arrivare dall'alto perché ormai vediamo i leader solo attraverso la lente della polarizzazione?
Uso un esempio molto semplice: se una persona dice che l’alba è a est e il tramonto a ovest, chi appartiene alla fazione opposta troverà comunque un modo per contestarla. Se Giorgia Meloni dice che le piace il colore azzurro, l’opposizione risponderà che è una vergogna. Naturalmente la stessa cosa accade a parti invertite. Siamo ancora troppo immersi in una dinamica da Guelfi e Ghibellini.
Pensiamo anche alla caduta del governo Draghi. Aveva il sostegno della maggior parte degli italiani, ma non è stato sufficiente per rimanere in carica. Io vengo dal mondo di Obama, dal centrosinistra, ma obiettivamente Giorgia Meloni ha fatto, ai miei occhi, un lavoro abbastanza positivo. Non si è rivelata la Mussolini che alcuni immaginavano.
Eppure chi sta all’opposizione non riesce a pronunciare neppure una parola positiva su di lei. La dinamica è troppo tribale. In questo senso, purtroppo, l’Italia sta diventando americana.
Quanto pesano gli algoritmi, i social media e un’informazione sempre più schierata nella scomparsa di figure considerate autorevoli al di là delle appartenenze?
Non è un problema soltanto italiano. Quando sono cresciuto negli Stati Uniti, i grandi volti dell’informazione televisiva erano Peter Jennings, Tom Brokaw e Dan Rather. Si poteva provare a indovinare se fossero democratici o repubblicani, ma nessuno lo sapeva davvero. Erano straight down the middle: davano le notizie. Oggi figure di quel tipo quasi non esistono più. Gli incentivi degli algoritmi premiano le persone che esprimono punti di vista estremi.
Riguarda anche me: capita spesso che mi intervistino e che facciano il titolo con qualcosa che non ho detto e che non penso. Si prende una posizione e la si estremizza per dare forza a una posizione preconfezionata.
Nel libro il ceo di Golden Goose, Silvio Campara, appare come esempio negativo, il ‘villain’ della storia. Perché le sue parole l’hanno colpita tanto?
Lo potete vedere su Instagram, dove dice ai ragazzi “Fregatevene dei titoli di studio, fregatevene dei soldi, cercate di essere connessi a voi stessi perché i soldi arriveranno di conseguenza. Ve lo assicuro”. Frasi che trovo offensive perché in questo momento l’apprendimento è più importante che mai.
Oggi non si può prendere una laurea a 23 anni e pensare che la propria formazione sia conclusa. Dobbiamo diventare tutti lifelong learners, gente che continua a imparare per tutta la vita.
I giovani devono sviluppare pensiero critico e possedere una base solida di conoscenza. Altrimenti diventeranno schiavi dell’intelligenza artificiale e di chi, invece, dispone degli strumenti culturali per governarla.
Lei è un sostenitore dell’innovazione tecnologica, ma quando parla dei bambini usa parole durissime. A quale età dovrebbero entrare nel mondo digitale?
Sotto gli undici anni, secondo me, non dovrebbero toccare il digitale.
Conosco quasi tutti i grandi protagonisti della Silicon Valley: chi crea queste tecnologie è rigidissimo nel regolamentarne l’uso all’interno delle proprie famiglie. Dal punto di vista dello sviluppo neurologico dei bambini sono molto preoccupato.
I genitori devono assumersi la responsabilità di stabilire limiti, anche quando è faticoso e anche quando il figlio risponde che tutti i compagni hanno già un telefono o utilizzano una determinata piattaforma.
Immaginiamo che il ‘ban’ europeo ipotizzato da Ursula von der Leyen, niente social prima dei 16 anni, entri in vigore. Ma poi quando i ragazzi saranno esposti a tutto questo, in particolare all’AI, come potranno costruire attenzione, profondità e capacità critica e sfuggire agli stimoli superficiali di cui parla nel libro?
La preparazione migliore avviene negli anni precedenti. Bisogna leggere ai bambini da quando sono piccoli, creare l’amore per il libro di carta e insegnare loro ad amare l’apprendimento prima che arrivi il telefono.
Ho tre figli, che oggi hanno 23, 21 e 19 anni. Sono nati nel pieno della digitalizzazione, ma quando hanno ricevuto i primi telefoni possedevano già l’amore per i libri e per la conoscenza.
Poi bisogna essere molto diretti: spiegare come si usa la tecnologia, che cosa si può o non si può pubblicare sui social, come si gestisce il tempo. Non è facile e gli algoritmi non sono stupidi. Sanno che se mi piace il calcio posso perdere 20 minuti davanti a uno schermo senza che me ne accorga. Anche per noi adulti leggere un libro è più difficile oggi rispetto a otto anni fa. Serve disciplina.
Dobbiamo diventare maestri, non schiavi, delle tecnologie. L’intelligenza artificiale può funzionare come una bicicletta oppure come una sedia a rotelle. La bicicletta ci permette di andare più veloci, ma continuiamo a utilizzare e sviluppare i muscoli. La sedia a rotelle, se viene usata quando potremmo camminare, finisce invece per atrofizzarli.
Il prezzo di questa vigilanza non rischia di essere un rapporto molto più intenso e controllato tra genitori e figli? Le generazioni precedenti potevano vivere spazi separati, fare esperienze ed errori lontano dagli adulti.
La tecnologia può essere utilizzata anche per mantenere un rapporto sano e continuo. Mio figlio di 23 anni si è già laureato e vive ad Austin, in Texas. Gli altri due sono all’università, ma siamo in contatto quasi ogni giorno.
Quando avevo la loro età, forse parlavo con i miei genitori per quindici minuti la domenica sera. Ma in un mondo pieno di incertezze e minacce - che non possono più essere controllate come in passato perché sono nelle tasche di tutti noi, 24 ore al giorno - i ragazzi hanno bisogno di genitori solidi, con intelligenza emotiva e capaci di costruire un rapporto di fiducia. Possono essere severi, ma devono essere affidabili. Da sempre i giovani cercano confini, anche quando protestano contro quei confini.</p>
<p>Uno dei punti che ho trovato più curiosi nel libro sono i ringraziamenti: più che un’appendice, una mappa della sua vita italiana. Ci sono Romano e Giorgio Prodi, Vittorio Manes, definito il ‘Batman’ italiano, e molte figure legate a Bologna e all’Emilia-Romagna. Ne emerge una rete non soltanto professionale, ma fatta di tavole condivise, famiglie che si incontrano, conversazioni e amicizie inattese.
È anche una dimostrazione dell’accoglienza italiana. Quando sono a Bologna, sento di fare parte della comunità. Non è banale e non accade in questo modo ovunque nel mondo.
È una rete di persone che lavorano nello stesso territorio, si confrontano, si aiutano e costruiscono qualcosa insieme. Nel libro parlo molto della Silicon Valley come di una rete di relazioni, non soltanto come di un luogo geografico. A Bologna ho trovato, con caratteristiche naturalmente diverse, qualcosa che ha una funzione simile: una comunità capace di accogliere e mettere in circolo idee, competenze e fiducia. Ho chiamato Manes il Batman italiano perché è un professore e avvocato penalista serissimo che appare quando ci sono i casi più difficili da risolvere. Per fortuna, non ho mai dovuto chiamarlo per aiutarmi…
A proposito di amicizie inattese, ci sono Achille Lauro e Michelle Hunziker.
Sono due storie divertenti. Non ho una televisione in Italia, quindi ho conosciuto Michelle senza averla mai vista prima. E ho conosciuto Lauro senza avere mai ascoltato una sua canzone.
Forse siamo diventati amici proprio perché non ero un fan, né sono uno che vuole circondarsi di celebrità, e questo lo apprezzano. A Lauro do qualche consiglio e gli presento persone che altrimenti forse non incontrerebbe. È anche un esempio di lifelong learning: oggi è una persona molto diversa rispetto a cinque o sei anni fa.
Michelle proviene dal mondo dello spettacolo, ma sta diventando sempre più un’imprenditrice di talento. Mi piacciono le amicizie diverse, trasversali e inaspettate.
Invece tra le persone meno conosciute ringrazia Alessandro Cillario, fondatore di Cubbit, che nel libro spiega uno dei concetti di cui meno gli italiani si rendono conto: siamo un popolo che si fida troppo poco del prossimo e delle istituzioni.
Alessandro non è famoso e non è miliardario, almeno per ora, ma è nell’1% delle persone più intelligenti che conosco. Spiega come agli italiani storicamente manchi fiducia e per questo si riempiono di regole, controlli e burocrazia.
L’idea della copertina, con la parola ‘American’ cancellata e sostituita da ‘Italian’, è stata sua. Volevo scrivere un libro sul tema, ma doveva essere chiaro che non si trattava di un’imitazione del modello statunitense. L’immagine esprime esattamente questa intenzione: non importare un sogno già confezionato, ma aiutare l’Italia a riconoscere e costruire il proprio. (di Giorgio Rutelli)
Giffoni, Gubitosi: "E' la dei casa giovani, insieme a BeGreat per trasformare il talento in opportunità”
Roma, 23 lug. (Adnkronos) - "Non potevamo non essere qui tutti insieme oggi, perché BeGreat è un urlo di vittoria rivolto ai giovani. Giffoni, da 56 anni, è la casa dei giovani e per questo non poteva mancare in un progetto che mette al centro il loro talento e il loro futuro". Lo ha detto Claudio Gubitosi, fondatore del Giffoni Film Festival, in occasione del roadshow 'Growing Our Sports Talents - Every Champion Starts with a Dream', promosso da BeGreat nell’ambito della 56esima edizione del festival. "Tutta Italia è stata coinvolta nel format BeGreat e Giffoni non poteva essere da meno - ha aggiunto -. Ospitiamo questo progetto perché vogliamo lanciare proprio dalla Multimedia Valley un messaggio chiaro: essere a disposizione dei nostri ragazzi, offrendo loro occasioni concrete di crescita e di confronto. È questo il ruolo che Giffoni svolge da oltre mezzo secolo ed è la ragione per cui abbiamo scelto di condividere questo percorso". Per Gubitosi la collaborazione nasce dalla condivisione di una visione comune. "BeGreat è una fondazione giovane che fin dal primo giorno della sua costituzione ha scelto di lavorare per i giovani - ha spiegato -. Giffoni ha deciso di essere al suo fianco perché ne condivide i valori, le attività e la capacità di trasformare idee e progetti in opportunità reali. Quando realtà diverse condividono gli stessi principi, è naturale costruire un percorso insieme”.
"Oggi siamo qui con tanti ospiti che stanno vivendo il festival e i suoi spazi - ha proseguito il fondatore del Giffoni Film Festival -. In questi mesi BeGreat ha attraversato tante città e tante regioni italiane, ma oggi è la Campania a essere protagonista. Oggi trionfa il Festival di Giffoni e, soprattutto, trionfano i nostri giovani. Incontri, masterclass, workshop e attività tematiche servono a far comprendere quanto sia importante lavorare in sinergia con soggetti capaci di mettere a disposizione competenze, esperienze e opportunità. Troppi giovani talentuosi non riescono a emergere perché mancano gli strumenti, le occasioni e, spesso, anche le risorse economiche necessarie per valorizzare il proprio talento. È proprio qui che un progetto come BeGreat può fare la differenza". Gubitosi ha poi richiamato il valore simbolico della presenza dell’ambassador Greta De Salvia: "Siamo felici di avere Greta con noi perché rappresenta perfettamente i valori e i principi di BeGreat. Ha incontrato i giovani nella sala dedicata allo sport, portando la sua esperienza e dimostrando che dietro ogni risultato ci sono sacrificio, impegno e determinazione”.
Infine, un messaggio rivolto ai partner che sostengono l’iniziativa. "Oggi celebriamo anche il momento istituzionale nel quale BeGreat dà spazio alle aziende e a tutti coloro che hanno scelto di investire sui giovani - ha concluso -. Giffoni è a bordo di questo progetto e lo sarà anche in futuro, perché condividiamo valori, principi ed emozioni. Crediamo che solo facendo rete si possano creare opportunità concrete per le nuove generazioni”.
‘Giannotta (Terre des Hommes): "Nei bimbi il device riempie un vuoto”
>Roma, 24 lug. (Adnkronos Salute) - “La difficoltà maggiore che noi vediamo è che il genitore ancora oggi può scegliere come alternativa a una relazione sana e pedagogica con il proprio bambino, il device. Esponendolo allo strumento, in quel momento colma una lacuna, permette al device di occupare uno spazio-tempo che non è in grado, non vuole o non sa come riempire. Stiamo facendo un passo indietro: abbiamo capito che è la dimensione della genitorialità che va supportata, non giudicata, ma proprio messa nelle condizioni di capire e di agire, in modo convinto, su quell'alternativa che non è mai da percorrere. Dobbiamo essere pronti nell'accompagnare il genitore affinché non guardi mai al device come a un'alternativa possibile nella fascia zero-36 mesi”. Lo ha detto Federica Giannotta, responsabile advocacy Terre des Hommes Italia, partecipando all’incontro organizzato in Senato per presentare la proposta di legge su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi - 'Disposizioni per la regolamentazione dell’esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età'- promossa insieme alla Sip-Società italiana di pediatria e la stessa Fondazione. Sostenuta in maniera bipartisan da parlamentari di tutti i gruppi politici, la proposta punta a introdurre Linee guida nazionali sull’esposizione agli schermi dei bambini e bambine, una prassi ritenuta estremamente dannosa e da evitare entro i tre anni di vita.
“Le linee guida previste dalla proposta di legge - continua Giannotta - permetteranno di accompagnare” i genitori “via via nella crescita del bambino all'uso del digitale, sempre più gradatamente, bloccando l'automatismo di ricorrere al cellulare sempre e comunque”. Come? “Facendo cultura - chiarisce - conoscenza e dando strumenti per comprendere appieno, a tutti i livelli, quelle che sono le conseguenze dannose e gravissime sul cervello del bambino e sullo sviluppo neurocognitivo, di linguaggio e delle competenze basiche che un genitore non vuole che vengano rallentate nel proprio bambino”.
Un genitore "vuole che il proprio bambino abbia il massimo delle possibilità - aggiunge Giannotta - Nel momento in cui si rende conto che sta mettendo in mano a un bambino uno strumento che tutto questo non glielo permetterà più, anzi lo rallenterà e sarà pericoloso, farà una scelta consapevole. È come fare una scelta rispetto al che cosa mangiare o al come relazionarsi in altri contesti", conclude.
66° Salone Nautico Internazionale: fiducia delle imprese, crescita esposizione e nuove opportunità di mercato
Roma, 24 lug. (Adnkronos) - A Genova, dall'1 al 6 ottobre, il 66° Salone Nautico Internazionale cresce nell’esposizione confermando la propria identità più profonda: essere la piattaforma che accompagna l'industria nautica, ne orienta le scelte e la sostiene nei momenti di instabilità. A due mesi dall'apertura del 66° Salone Nautico Internazionale, in programma a Genova dall'1 al 6 ottobre, nonostante il mercato sia condizionato dalla situazione geopolitica internazionale, gli espositori confermano la loro fiducia nel ritorno al tradizionale posizionamento nel calendario fieristico, consolidando il ruolo del Salone Nautico quale principale strumento dell’Industria nautica. L’evento registra un ulteriore rafforzamento della presenza dei grandi protagonisti della nautica internazionale in maniera sempre più convinta e un’apertura a spazi dedicati a nuove esperienze e nuovi pubblici.
Tra le principali novità dell'edizione figurano la conclusione dei lavori nell'area del Waterfront di Levante e l’utilizzo del nuovo Palasport, oggi finalmente operativo con 74 esercizi commerciali aperti e un intero piano dedicato al food & beverage. L'Arena sportiva ospiterà iniziative pensate per l'incontro tra nautica, innovazione, cultura del mare, istituzioni, formazione e nautica per tutti: un progetto concepito come spazio aperto e accessibile al pubblico, capace di ampliare il racconto della nautica oltre la tradizionale dimensione espositiva.
Significativo l'ulteriore consolidamento della presenza della nautica oltre i 24 metri. Un risultato che conferma il momento positivo del segmento, la fiducia delle aziende nel Salone Nautico Internazionale e la leadership del Made in Italy. Il ritorno al tradizionale posizionamento della manifestazione nel calendario fieristico nel mese di ottobre ha, inoltre, contribuito a rafforzare l'attrattività del Salone quale appuntamento internazionale di riferimento per questo segmento.
Il Salone Nautico svolge da sempre la funzione di accompagnare l'industria, orientarla, accelerarne le dinamiche e sostenerla nei momenti di instabilità. È in questa funzione che la manifestazione trova la propria identità più autentica, come sottolinea lo stesso presidente Piero Formenti: “Il Salone Nautico Internazionale è, prima di tutto, uno strumento al servizio dell'industria nautica da diporto. La scelta di tornare ad ottobre nasce dall'ascolto delle imprese e dalla volontà di rispondere alle esigenze del mercato in una finestra temporale più coerente con le dinamiche del settore. Oggi vediamo una risposta molto positiva da parte degli operatori, che conferma la fiducia nel Salone e nel percorso intrapreso, nonostante la situazione geopolitica internazionale penalizzi in particolare la media e piccola nautica che sono il motore del Salone. Il nostro obiettivo non è semplicemente organizzare una manifestazione di successo, quanto mettere il Salone nelle condizioni di sostenere la competitività dell’industria nautica, favorire il confronto internazionale e creare valore per le imprese e per il Paese." - Piero Formenti, Presidente Confindustria Nautica.
L'andamento del mercato della nautica da diporto continua a risentire di uno scenario internazionale condizionato da fattori esogeni che incidono sulla fiducia di imprese e consumatori. Al perdurare delle tensioni geopolitiche, recentemente aggravate dalla nuova escalation in Medio Oriente, si aggiungono le incertezze legate alla politica commerciale e ai dazi introdotti dagli Stati Uniti. Dopo un avvio d'anno che aveva fatto registrare segnali di ripresa, questo contesto ha alimentato un clima di incertezza che interessa soprattutto la piccola e media industria nautica, mentre il segmento dei grandi yacht continua a mostrare buone performance. Sul comparto pesa, inoltre, il persistente aumento dei costi delle materie prime e della componentistica, che comprime i margini delle imprese. Rimangono invece positivi i segnali provenienti dal turismo nautico e dal charter, che confermano una domanda di esperienze in mare ancora sostenuta.
Si rafforza anche il programma delle iniziative dedicate al business internazionale, all'innovazione, alla sostenibilità, al design e alla formazione. Tra gli appuntamenti confermati figurano la seconda edizione dei TechTrade Days 2026, il format B2B dedicato all'accessoristica e alla componentistica nautica con oltre 400 brand presenti, e le iniziative rivolte ai giovani e ai nuovi appassionati, cui si affianca, dopo il successo dello scorso anno, la conferma del biglietto Under 25 a tariffa agevolata.
Tra gli eventi già in calendario: mercoledì 30 settembre, la presentazione della nuova edizione di La Nautica in Cifre, l'unico report statistico riconosciuto nel settore, realizzato dall'Ufficio Studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison; giovedì 1° ottobre, la cerimonia inaugurale del 66° Salone Nautico Internazionale, con la partecipazione dei rappresentanti del Governo e delle Istituzioni; venerdì 2 ottobre, la cerimonia di premiazione della settima edizione del Design Innovation Award - il premio istituito da Confindustria Nautica e I Saloni Nautici nel 2020 per sostenere l'eccellenza della nautica e valorizzare l'innovazione - e, nella stessa giornata, il World Yachting Sustainability Forum, giunto alla quinta edizione, dedicato ai temi della sostenibilità, dell'innovazione e della competitività del settore. L'edizione 2026 conferma così la propria vocazione internazionale e il ruolo di piattaforma di riferimento per l'intera filiera, con un calendario ricco di appuntamenti istituzionali, economici e culturali che accompagneranno tutte le giornate della manifestazione, con il coinvolgimento di espositori, stampa e pubblico.
Lo sport a sua volta sarà protagonista, con l’America’s Cup in primo piano. Dopo la firma, lo scorso anno, del protocollo che vede Confindustria Nautica quale Strategic Marine Industry Advisory Partner della 38ma Louis Vuitton America’s Cup, il rapporto di collaborazione con gli organizzatori dell’evento prosegue. Nello stesso modo la Federazione Italiana Vela, le associazioni di classe, e altri eventi e protagonisti di caratura mondiale saranno ospiti della 66ma edizione del Salone Nautico Internazionale.
Si ampliano le opportunità di collegamento con la città di Genova grazie anche all’offerta della nuova compagnia Aeroitalia che ha aperto sul capoluogo ligure numerosi voli dal Sud Italia - in particolare da Cagliari, Roma Fiumicino, Catania, Comiso-Ragusa e Salerno - e grazie alla sospensione dei principali cantieri autostradali liguri prevista fino alla conclusione del Salone Nautico. I dettagli sulle numerose novità previste per questa edizione e il palinsesto completo degli eventi saranno presentati ufficialmente nel corso della conferenza stampa d presentazione del 66°Salone Nautico Internazionale in programma il 15 settembre prossimo presso la sede di Fondazione Edison a Milano.


