12:20:44 CASERTA. La situazione nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è arrivata a un punto di non ritorno. Ieri mattina il personale sanitario ha proclamato lo stato di agitazione e ha dato vita a un presidio davanti alla Prefettura di Caserta per denunciare condizioni di lavoro sempre più insostenibili.
Al centro della mobilitazione promossa dalla FP CGIL e Cisl c’è una richiesta chiara e non più procrastinabile: garantire la sicurezza degli operatori e un’assistenza sanitaria adeguata per le persone detenute. Due diritti che oggi, dentro le mura del carcere, vengono sistematicamente negati.
Al tavolo istituzionale in Prefettura erano presenti il Segretario FP CGIL con delega alla Sanità Ciro Vettone e l’RSA A. Ratto, insieme ai delegati aziendali e ai rappresentanti della CISL. L’obiettivo era uno solo: mettere nero su bianco il vuoto di responsabilità tra Amministrazione Penitenziaria e ASL di Caserta. Un vuoto che scarica tutto il peso sugli operatori e che produce ogni giorno conseguenze gravissime sia sulla salute dei lavoratori che sulla qualità delle cure ai detenuti.
L’EMERGENZA ORGANICI E SICUREZZA
Il dato più allarmante è l’*emorragia di personale. Medici e infermieri rinunciano agli incarichi o non si presentano ai bandi. Il motivo è semplice: un contesto lavorativo ad alto rischio, senza garanzie, senza protocolli chiari e con organici ridotti all’osso.
Nonostante i tentativi dell’ASL di coprire i posti vacanti, la carenza di sanitari si somma alla cronica mancanza di agenti di Polizia Penitenziaria. Il risultato è un circolo vizioso: meno personale significa più carico di lavoro, più stress, più rischio di aggressioni e più errori.
LA DENUNCIA DELLA FP CGIL
"Gli operatori sanitari sono lasciati soli all’interno della struttura penitenziaria" – afferma
Ciro Vettone, Segretario con delega alla Sanità FP CGIL – Lavorano in un contesto di emergenza continua, senza procedure condivise tra ASL e DAP, senza una reale cabina di regia. Chiediamo con forza che Amministrazione Penitenziaria e ASL di Caserta si siedano a un tavolo e definiscano protocolli operativi vincolanti. Protocolli che tutelino da un lato il diritto alla salute dei detenuti, dall’altro il diritto dei lavoratori a operare in sicurezza, come prevede il D.Lgs 81/08".
Per le organizzazioni sindacali "non è più accettabile che gli organi istituzionali, a partire da Regione Campania e Prefettura, non si facciano carico di un confronto stabile e permanente tra i due enti. La sanità penitenziaria è sanità pubblica a tutti gli effetti e va trattata come tale"
PROSSIME MOSSE
L’incontro di ieri in Prefettura non ha prodotto alcun impegno concreto. Per questo l’assemblea dei lavoratori ha deciso all’unanimità di proseguire lo stato di agitazione e di avviare le procedure per la proclamazione dello sciopero.
Questa mobilitazione segue le numerose note già inviate dalla FP CGIL nei mesi scorsi per segnalare il malumore, lo stress lavoro-correlato e i presunti comportamenti vessatori nei confronti del personale sanitario.
"La tutela dell’assistenza dei detenuti e la tutela di chi lavora negli istituti penitenziari" – conclude Ciro Vettone – _"sono due facce della stessa medaglia. Non si può parlare di rieducazione e di salute senza garantire prima di tutto sicurezza e personale. Senza organici e senza sicurezza, di sanità non si può parlare"





