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Marilyn Monroe, oggi i 100 anni della star del desiderio

(Adnkronos) - Cento anni di Marilyn Monroe. Il 1° giugno 1926 nasceva a Los Angeles Norma Jeane Mortenson. Oggi il mondo continua a chiamarla Marilyn Monroe. Non è soltanto il segno di un nome d’arte riuscito, ma la prova di un fenomeno rarissimo: la trasformazione di una persona in simbolo universale. Marilyn non appartiene più soltanto alla storia del cinema, né semplicemente alla cultura popolare del Novecento. Appartiene all’immaginario collettivo, a quella zona misteriosa in cui convivono desiderio, malinconia, bellezza e tragedia. Poche figure del secolo scorso hanno saputo incarnare così perfettamente le contraddizioni della modernità: l’innocenza e l’erotismo, la vulnerabilità e la potenza mediatica, la ricerca disperata d’amore e l’impossibilità di trovarlo.

A cent’anni dalla nascita, Marilyn Monroe continua a essere ovunque. Nelle fotografie moltiplicate all’infinito, nelle citazioni artistiche, nei musei, nelle aste milionarie, nelle serie televisive, nei saggi femministi e nei social network. È una presenza permanente. Eppure, dietro quella celebrità assoluta, dietro il sorriso inclinato e lo sguardo lattiginoso che prometteva desiderio senza minaccia, resta il volto di una bambina abbandonata che non smise mai di chiedere protezione.

La storia di Marilyn comincia infatti nella precarietà. Figlia di Gladys Monroe, cresciuta senza un padre riconosciuto - probabilmente Stanley Gifford, collega della madre presso la Consolidated Film Industries - Norma Jeane trascorse l’infanzia tra famiglie affidatarie, orfanotrofi e case temporanee. La madre, affetta da gravi disturbi psichici, venne ricoverata quando lei era ancora molto piccola. La futura diva imparò presto cosa significasse sentirsi di troppo, non appartenere a nessun luogo, vivere nella paura di essere nuovamente respinta. Molti anni più tardi, nelle interviste, avrebbe raccontato episodi traumatici, abusi, umiliazioni, la sensazione costante di essere invisibile. Non importa stabilire quanto, in quei racconti, vi fosse memoria precisa o ricostruzione emotiva: ciò che emergeva era un nucleo profondo di solitudine. Quella solitudine la accompagnò sempre, anche quando il mondo intero sembrava desiderarla.

Nel 1942, appena sedicenne, sposò Jim Dougherty, giovane operaio destinato alla guerra nel Pacifico. Fu un matrimonio di protezione più che d’amore, un tentativo di trovare una stabilità che non aveva mai conosciuto. Due anni dopo, mentre il marito era al fronte, Norma Jeane lavorava in una fabbrica di paracadute. Fu lì che avvenne il primo miracolo della sua vita: un fotografo inviato per documentare il contributo femminile allo sforzo bellico notò quella ragazza dai capelli castani e dal sorriso luminoso. La macchina fotografica sembrò capire immediatamente ciò che Hollywood avrebbe compreso poco dopo: il volto di Norma Jeane possedeva qualcosa di irripetibile.

Cominciò così la carriera di modella. La giovane imparò rapidamente a stare davanti all’obiettivo. Non era soltanto bella: aveva un’intelligenza istintiva dell’immagine. Sapeva come inclinare il viso, come suggerire vulnerabilità senza perdere seduzione, come trasformare la posa in racconto. I fotografi compresero che quella ragazza riusciva a oltrepassare la fissità della fotografia. Sembrava viva anche nell’immobilità.

Nel 1946 arrivò il contratto con la 20th Century Fox. Fu allora che Norma Jeane diventò Marilyn Monroe. Un nuovo nome, capelli schiariti, una voce costruita come un soffio sensuale, una camminata oscillante destinata a entrare nella leggenda. Hollywood stava creando il proprio sogno biondo.

Ma Marilyn non voleva essere soltanto un corpo da esibire. Dietro l’immagine della pin-up si nascondeva una fame autentica di cultura e riconoscimento artistico. Studiava recitazione, leggeva, frequentava corsi teatrali all’Actors Lab di Los Angeles. Era terrorizzata dall’idea di apparire stupida. La sua insicurezza culturale divenne una ferita costante. Chi la incontrava restava spesso sorpreso dalla distanza tra il personaggio pubblico e la donna reale: timida, ansiosa, vulnerabile, ossessionata dal bisogno di essere presa sul serio.

I primi ruoli furono brevi apparizioni. Poi arrivarono due film fondamentali nel 1950: "Giungla d’asfalto" di John Huston e "Eva contro Eva" di Joseph L. Mankiewicz. Bastarono pochi minuti sullo schermo per renderla indimenticabile. In "Giungla d’asfalto" era Angela, amante sensuale e infantile di un avvocato corrotto; in "Eva contro Eva" interpretava una giovane attricetta inconsapevolmente comica. Hollywood aveva trovato la propria creatura perfetta: una donna capace di apparire contemporaneamente ingenua e pericolosa, candida e provocante.

Negli anni successivi, però, Marilyn rischiò di diventare prigioniera della propria immagine. I produttori vedevano in lei soprattutto la ‘bionda svampita’, figura erotica rassicurante per l’America conservatrice degli anni Cinquanta. La sua sensualità non era aggressiva: sembrava infantile, accessibile, quasi smarrita. Fu questo l’elemento decisivo del suo successo. Marilyn permetteva agli uomini di desiderarla senza sentirsi minacciati, e alle donne di identificarvisi senza percepirla come distante. Era insieme dea e ragazza della porta accanto.

Nel 1953 avvenne la consacrazione definitiva. "Niagara" la trasformò in una dark lady esplosiva e inquietante: l’abito rosso, la celebre camminata ripresa da dietro, il magnetismo quasi animalesco. Nello stesso anno uscirono "Gli uomini preferiscono le bionde" e "Come sposare un milionario", che fissarono per sempre il suo personaggio pubblico. In "Gli uomini preferiscono le bionde", accanto a Jane Russell, Marilyn raggiunse la perfezione comica. Lorelei Lee, cacciatrice di milionari tanto superficiale quanto lucidissima, era una caricatura intelligente dell’America consumista. Quando canta "Diamonds Are a Girl’s Best Friend", avvolta nel celebre abito rosa shocking, il cinema entra nella mitologia.

Eppure, mentre il mondo rideva e si innamorava, Marilyn continuava a sentirsi inadeguata. Non sopportava la superficialità con cui gli studios la trattavano. Voleva ruoli drammatici, personaggi complessi, possibilità di crescita artistica. I conflitti con la Fox si fecero sempre più aspri. Nel frattempo, la sua vita privata diventava materiale da tabloid.

Il matrimonio con Joe DiMaggio, leggenda del baseball americano, fu seguito come una favola nazionale. Lui introverso, silenzioso, tradizionale. Lei la donna più desiderata del pianeta. La relazione, però, si rivelò presto soffocante. L’episodio simbolo fu la celeberrima scena di "Quando la moglie è in vacanza" di Billy Wilder: Marilyn sopra la grata della metropolitana, la gonna bianca sollevata dal vento, la folla impazzita attorno al set. Quell’immagine - tra le più famose della storia del cinema - segnò anche la fine del matrimonio. DiMaggio visse quella spettacolarizzazione del corpo della moglie come un’umiliazione intollerabile.

Nel 1955 prese una decisione rivoluzionaria: lasciò Hollywood e si trasferì a New York per studiare all’Actors Studio con Lee Strasberg. Fu un gesto coraggioso, quasi scandaloso per una star del suo livello. Marilyn voleva dimostrare di essere un’attrice autentica. Fondò anche una propria casa di produzione, sfidando il sistema degli studios. Per una donna degli anni Cinquanta era un atto di straordinaria indipendenza.

Da quella fase nacque "Fermata d’;autobus", probabilmente la sua interpretazione più sottovalutata. Nel personaggio della fragile cantante Chérie emergeva finalmente una dimensione nuova: malinconica, stanca, profondamente umana. François Truffaut scrisse che Marilyn possedeva qualcosa ‘tra Chaplin e James Dean’ Non era un’esagerazione. Come Chaplin, trasformava il dolore in grazia comica; come James Dean, emanava una vulnerabilità contemporanea, quasi autodistruttiva.

In quegli anni conobbe Arthur Miller, il più importante drammaturgo americano del tempo. Il loro matrimonio sembrò l’unione impossibile tra intelligenza e sensualità, tra letteratura e cultura popolare. La stampa li inseguì con feroce curiosità. Molti ironizzavano sul fatto che un intellettuale raffinato potesse amare una diva considerata superficiale. In realtà, Miller vedeva in Marilyn una creatura molto più complessa di quanto il pubblico immaginasse. Ma anche quella relazione finì lentamente soffocata dalle incomprensioni, dalla depressione, dalla dipendenza da farmaci.

Nel frattempo, sullo schermo, Marilyn raggiungeva il vertice assoluto della propria arte. "A qualcuno piace caldo" di Billy Wilder, nel 1959, resta una delle più grandi commedie della storia del cinema. La lavorazione fu infernale: ritardi, crisi di panico, amnesie, insicurezze. Eppure, davanti alla macchina da presa, Marilyn sembrava toccata da una forma misteriosa di perfezione. La sua Sugar Kane è insieme irresistibilmente comica e tragicamente fragile. Quando canta "I Wanna Be Loved by You", con quella voce sospesa tra innocenza e desiderio, il personaggio diventa il riassunto perfetto dell’intera sua esistenza: una donna che chiede amore mentre il mondo la trasforma in fantasia erotica.

L’ultimo grande film fu "Gli spostati", scritto da Arthur Miller e diretto da John Huston. Un’opera crepuscolare, attraversata da un senso di fine imminente. Marilyn vi appare diversa: più vera, più vulnerabile, quasi consumata interiormente. Il bianco e nero di Russell Metty registra ogni ombra del suo volto come un documento emotivo. Sul set, l’attrice era ormai allo stremo. L’abuso di barbiturici e alcol, l’ansia cronica, la depressione, la paura di non essere più amata stavano devastando la sua vita.

Dopo "Gli spostati", tutto precipitò. Il divorzio da Miller. Il ricovero in una clinica psichiatrica vissuto come un trauma. Il ritorno di Joe DiMaggio, che tentò di proteggerla. I rapporti chiacchierati con John Fitzgerald Kennedy e Robert Kennedy. Le assenze sul set di “Something's Got to Give". E infine quella sera del 19 maggio 1962, al Madison Square Garden, quando Marilyn apparve davanti a migliaia di persone per cantare "Happy Birthday, Mr. President" a Kennedy. Avvolta in un abito color carne tempestato di cristalli, sembrava contemporaneamente una dea e un fantasma. Era già diventata leggenda mentre era ancora viva.

Morì nella notte tra il 4 e il 5 agosto 1962, nella sua casa di Brentwood, a Los Angeles. Aveva trentasei anni. La causa ufficiale fu ‘probabile suicidio’ per overdose di barbiturici, ma attorno alla sua morte nacquero immediatamente sospetti, teorie, ossessioni collettive. Ancora oggi, il mistero continua ad alimentare libri, documentari e congetture.

Ma forse il vero enigma non riguarda la sua morte. Riguarda la sua permanenza. Perché Marilyn Monroe non è scomparsa insieme al suo tempo. Al contrario, sembra diventare più contemporanea con il passare dei decenni. Il maestro della Pop Art Andy Warhol la trasformò in icona seriale, riproducendone il volto come un prodotto industriale e insieme sacro. La cultura pop ne ha fatto un simbolo assoluto. Ma ogni generazione continua a ritrovare in lei qualcosa di diverso: l’emblema del desiderio maschile, la vittima del patriarcato hollywoodiano, la donna che cercò di emanciparsi dal proprio stereotipo, l’artista fragile divorata dalla fama.

Forse il motivo della sua immortalità sta proprio nell’impossibilità di ridurla a una sola definizione. Marilyn era contemporaneamente autentica e costruita, intelligente e infantile, fortissima e fragilissima. Era una donna che aveva compreso il potere dell’immagine meglio di chiunque altro, ma che non riuscì mai a proteggersi da quel potere. Lo scrittore Truman Capote, che la conobbe davvero, scrisse di aver visto in lei ‘una bellissima bambina’. È probabilmente la descrizione più esatta. Dietro il mito, dietro la sensualità perfetta, dietro il sorriso da copertina, c’era una bambina che non smise mai di sentirsi abbandonata. (di Paolo Martini)

Iran-Usa, Teheran ha missili per una nuova guerra: lo scenario

(Adnkronos) - L'Iran potrebbe lanciare un numero rilevante di missili a lungo raggio contro Israele e altri Paesi del Medio Oriente, dopo aver rapidamente disseppellito i suoi arsenali sotterranei. E' il quadro che delinea la Cnn, sulla base di valutazioni di esperti, e che certifica i limiti della strategia offensiva attuata dagli Stati Uniti nella recente guerra.  Donald Trump, ancora oggi, afferma che l'Iran abbia a disposizione solo un numero ridotto di missili e che non sia sostanzialmente in grado di produrne altri. Discorso analogo, secondo il presidente americano, si può fare per i droni. La situazione, mentre i negoziati per un accordo di pace non arrivano a dama, sarebbe molto diversa.

Per settimane, gli attacchi americani e israeliani hanno limitato l'accesso dell'Iran ai suoi siti missilistici sotterranei distruggendo strade e seppellendo gli ingressi dei tunnel. Le immagini satellitari esaminate dalla Cnn mostrano come l'Iran abbia utilizzato semplici attrezzature come bulldozer e autocarri a cassone ribaltabile per contrastare quelle campagne, suggerendo che le capacità missilistiche di Teheran non possono essere distrutte semplicemente prendendo di mira gli ingressi dei tunnel.

Se le ostilità dovessero riprendere, l'Iran sarebbe in grado di "continuare a lanciare missili finché avrà sistemi di lancio e personale, anche se la produzione si è fermata", ha dichiarato Sam Lair, ricercatore associato presso il James Martin Center for Nonproliferation Studies che analizza le capacità missilistiche dell'Iran. "Non c'è nulla che impedisca ai sistemi di lancio di essere armati con l'ampio arsenale di missili che gli iraniani hanno ancora”.

Secondo la Cnn, l'Iran ha ora sbloccato 50 dei 69 ingressi dei tunnel colpiti dagli Stati Uniti e da Israele in 18 strutture missilistiche sotterranee e ha riparato anche altro settori delle basi, comprese le strade che gli Stati Uniti e Israele avevano bombardato per impedire l'accesso alle zone di lancio. "L'esercito statunitense è bravo a ottenere successi tattici, e seppellire e sopprimere la forza missilistica iraniana ne è un ottimo esempio - ha osservato Lair -- Tuttavia, se ciò non è accompagnato da una serie di ragionevoli obiettivi strategici di guerra e da uno schema di vittoria realizzabile, può finire per essere un fallimento strategico". Il portavoce del Pentagono Sean Parnell non ha risposto alle domande della Cnn, limitandosi a ripetere una precedente dichiarazione secondo cui "l'esercito americano è il più potente del mondo e ha tutto ciò di cui ha bisogno per operare nel momento e nel luogo scelti dal presidente”.

Sette furgoni di una ditta di consegne in fiamme a Fiumicino, indagini polizia

Roma, 1 giu. (Adnkronos) - Sette furgoni di una ditta di consegne, parcheggiati all'interno di un piazzale al civico 119 di viale delle Arti a Fiumicino, hanno preso fuoco la notte scorsa intorno alle 2.30. Quattro mezzi sono stati completamente distrutti dalle fiamme mentre gli altri tre sono rimasti danneggiati. Nessuna persona è rimasta coinvolta. Sul posto, oltre ai Vigili del Fuoco del distaccamento di Ostia che hanno spento l'incendio, è intervenuta la polizia che ha acquisito le immagini delle telecamere. Ancora da accertare le cause del rogo. 

Lifting, procedure italiane Temporal More e Total Smas cambiano standard

Roma, 1 giu. (Adnkronos Salute) - Due tecniche italiane - 'Temporal More' e 'Total Smas' - stanno cambiando gli standard del lifting profondo per ridurre gli effetti del tempo sulla zona del contorno occhi in modo efficace e naturale. Se ne è parlato alla terza edizione di The New Frontiers of Face Lifting, ospitata recentemente tra il Parco dei Principi Grand Hotel, la Plastic Surgery Clinic e l'Università Campus Bio-Medico, a Roma. L’evento ha visto la partecipazione di oltre 300 specialisti provenienti da 48 paesi. La domanda di interventi meno invasivi cresce e il punto più dolente resta la regione del contorno occhi, dove la maggior parte dei chirurghi fatica a ottenere risultati naturali e dove l'abuso di filler ha prodotto, negli ultimi anni, esiti poco naturali. 

Uno studio sull’applicazione di una tecnica chirurgica italiana chiamata ‘Temporal More’ su 212 pazienti consecutivi, pubblicato sulla rivista ‘Plastic and Reconstructive Surgery’ ha dimostrato che “la soddisfazione dei pazienti, misurata con il questionario internazionale Face-Q, è passata da un punteggio preoperatorio medio di 34,29 a un punteggio postoperatorio medio di 80,11”, spiega Michele Pascali, fondatore della Plastic Surgery Academy. “Cinque chirurghi indipendenti - nessuno dei quali era a conoscenza dello studio - hanno inoltre valutato i risultati, confermando un'alta correlazione statistica tra il giudizio medico e quello espresso dai pazienti stessi”. Il risultato dell'applicazione - informa una nota - copre un arco operatorio che va da maggio 2021 a settembre 2022, con un follow-up medio di 21 mesi e riguarda un campione di pazienti consecutivi, che non è stato selezionato ad arte: un dettaglio che fa la differenza quando si parla di rigore scientifico. 

Le due tecniche sotto esame, il 'Temporal More' e il 'Total Smas', appartengono alla famiglia del deep plane che lavora sui tessuti profondi del volto invece di limitarsi a tirare la sola pelle - chiarisce la nota - Si tratta di un approccio strutturale che gran parte della letteratura specialistica considera oggi giorno il gold standard della chirurgia dell’invecchiamento del volto. La specificità italiana sta nell'estensione del riposizionamento profondo al muscolo orbicolare, quello che circonda l'occhio. “È come rimettere il muscolo a posto dove stava originariamente quando i pazienti erano più giovani - precisa Pascali - Il muscolo orbicolare che circonda interamente gli occhi e si trova sotto la pelle delle palpebre gioca un ruolo cruciale nell’invecchiamento del terzo superiore del volto: trattare specificatamente questo muscolo rimettendolo nella giusta posizione e ristabilendo la sua originaria tensione consente di avere risultati naturali e duraturi: ciò che chiedono principalmente i pazienti candidati a questo tipo di procedure”.

Particolare attenzione è stata riservata “all’esasperato utilizzo di tecniche iniettive con filler di vario genere che hanno portato spesso allo stravolgimento dei volumi del volto - illustra Pascale - Capita di vedere zigomi gonfiati e troppo pronunciati, mandibole con profili innaturali o labbra deformate da quantità esagerate di filler”. L’osservazione non è restata isolata: il trend dominante - si legge sulla nota - si sta spostando verso la ricerca di un risultato più naturale e che non venga percepito come frutto di un trattamento di medicina o tantomeno di chirurgia estetica. 

In questo contesto - rimarcano gli esperti - si inserisce la ricerca di tecniche chirurgiche che siano in grado di riportare indietro la lancetta dell’orologio in maniera efficace e naturale senza sovvertire i volumi e le forme originali del viso. “Questo - continua la nota - è possibile con un riposizionamento profondo (Deep Plane) dei tessuti del volto che comprende uno scollamento sotto il piano muscolare e un successivo ritenzionamento che assicuri un risultato stabile nel tempo. In questo modo si risponde a una delle domande più frequenti dei pazienti”. 

Nell'ultimo anno la Plastic Surgery Academy ha accolto 180 medici di diverse nazionalità in programmi di fellowship dedicati che durano da una settimana a 3 mesi con un confronto quotidiano circa le tecniche chirurgiche e la possibilità di seguire i pazienti sotto la supervisione del team della Plastic Surgery Clinic, dalla valutazione pre-operatoria, fino alle visite successive all’intervento. Questo - conlcude la nota - consente agli specialisti di arricchire il proprio background in modo tale da essere indipendenti nella gestione dei propri pazienti, aspetto che “rende questo tipo di formazione unico nel suo genere e richiesto a livello internazionale”.

Confindustria Nautica, a Borgo Egnazia il 4 e il 5 giugno la Convention Satec 2026

Roma, 1 giu. (Adnkronos) - "Venti globali e correnti digitali: il futuro dell’industria nautica". Il 4 e il 5 giugno a Borgo Egnazia si svolgerà la convention Satec 2026 organizzata da Confindustria Nautica con  The European House - Ambrosetti (Teha Group). La scelta della Regione Puglia per l’annuale appuntamento associativo dedicato alle imprese della filiera nautica italiana rappresenta un segnale concreto dell’attenzione dell’Associazione verso il rafforzamento e la valorizzazione del Mezzogiorno e delle sue potenzialità di crescita industriale, produttiva e infrastrutturale.

I lavori si apriranno giovedì 4 giugno con l’Assemblea Generale dei Soci in sessione privata durante la quale si procederà all’approvazione del bilancio consuntivo per l’esercizio 2025. Sempre nella prima giornata, la cerimonia di assegnazione della XXXV edizione del Premio 'Pionieri della Nautica', storico riconoscimento patrocinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dedicato a manager, giornalisti, progettisti e professionisti del mare che hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo dell’industria nautica italiana.

La giornata di venerdì 5 giugno sarà dedicata alla sessione pubblica dell’Assemblea:'Venti Globali e Correnti Digitali: il futuro dell’industria nautica. Strategie e scenari per il comparto nell’era delle tensioni globali e dei dati'. Realizzato con il contributo scientifico di The European House - Ambrosetti (Teha Group), il dibattito affronterà i principali temi che stanno ridefinendo il contesto competitivo internazionale: i nuovi equilibri geopolitici, le tensioni commerciali globali, l’evoluzione delle filiere industriali e l’impatto crescente dell’intelligenza artificiale e della trasformazione digitale sui modelli produttivi, organizzativi e di mercato.

La sessione sarà moderata dai giornalisti di Sky Tg24 Andrea Bignami e Stefania Pinna e vedrà la partecipazione di analisti economici, esperti di innovazione, rappresentanti delle istituzioni e dell’industria nautica da diporto in un momento di approfondimento di alto profilo sui grandi trend politici, economici e industriali e i loro effetti sull’industria manifatturiera italiana e il comparto dell’industria nautica nazionale nel contesto globale. Il convegno sarà aperto dai saluti istituzionali a cura di Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, Matteo Zoppas, Presidente di Italian Trade Agency, e Ilaria Cavo, Vicepresidente 10ª Commissione Attività produttive, commercio e turismo alla Camera dei Deputati. 

Tra i temi al centro del dibattito: gli scenari geopolitici internazionali e i nuovi assetti della competizione globale; l’impatto della rivoluzione dell’intelligenza artificiale su mercati, filiere e lavoro; le strategie di adattamento e crescita del comparto nautico nell’era dei dati e della trasformazione tecnologica. Interverranno Andrew Spannaus, giornalista e analista politico, Corrado Panzeri, Head of InnoTech Hub & Partner di Teha Group, Alessandro Plateroti, direttore editoriale di UCapital.com, Susanna Vitulano, Cfo di Italia Yachts, e il Presidente di Confindustria Nautica Piero Formenti.

"Ma i testicoli dove sono?", sui social è polemica per il restauro del toro in Galleria a Milano

Milano, 1 giu. (Adnkronos) - Un cartello bianco ricopre una figura sul pavimento elegante di mosaico della Galleria Vittorio Emanuele II. L’area è transennata. Qualcuno passa, scatta una foto al volo o lancia una monetina. Altri si fermano incuriositi e si chiedono cosa stia succedendo. "Ma perché lo hanno coperto?", domanda un anziano in pantaloncini e canottiera, osservando la zona delimitata. Sotto quel pannello c’è il celebre toro della Galleria, il cui restauro è finito nelle ultime ore al centro di polemiche, ironie e commenti al vetriolo sui social dopo la pubblicazione delle immagini. A innescare il dibattito è stato l’assessore alle Opere pubbliche del Comune di Milano, Marco Granelli, che ha mostrato sui social le fotografie dell’ntervento appena concluso. "E come previsto il mosaico del toro è tornato in Galleria Vittorio Emanuele, completamente restaurato. Complimenti al nostro artigiano per il lavoro di restauro del mosaico", ha scritto. Parole che però non hanno convinto tutti. Anzi. 

Sotto il post si è scatenata una valanga di critiche: "Tessere di colore e dimensioni diversi, fughe larghe e disordinate, testicoli spariti” e questo sarebbe un lavoro fatto bene?", scrive un utente. "È diventato un bue", ironizza un altro. E ancora: "Si schiacciano le balle e le balle non ci sono più", "Ma i testicoli che fine hanno fatto?", "Spero che sia un fake! Non si può vedere il toro senza i suoi attributi". E ancora, dal drastico: "Ora è castrato", al più sarcastico: "E' inclusivo, ora è un toræ". Al centro della discussione ci sono proprio gli attributi dell’animale, diventati negli anni una delle attrazioni più fotografate e 'consumate' di Milano. Sul punto più delicato del mosaico si accaniscono ogni giorno i tacchi e le suole di milioni di turisti che perpetuano il celebre rito scaramantico: appoggiare il tallone destro sui testicoli del toro e compiere una rotazione completa, o addirittura tre giri, per garantirsi fortuna e un futuro ritorno nel capoluogo lombardo.

Tra i visitatori illustri che non hanno resistito alla tradizione c’è stata anche Amal Clooney che, durante una visita nel febbraio scorso a Milano insieme al marito George, ha piantato sulla parte incriminata il suo tacco a stiletto, volteggiando leggiadra. Proprio l’usura provocata da questo gesto ha reso necessario un nuovo intervento di manutenzione. A occuparsene è stato ancora una volta il restauratore bellunese Gianluca Galli, già autore del precedente restauro nel 2017, realizzato in occasione dei 150 anni della Galleria. Stavolta ci sono voluti quattro giorni di lavoro e un costo di circa cinquemila euro per sostituire le tessere maggiormente consumate e ripristinare la superficie, ormai fortemente avvallata proprio a causa del continuo sfregamento dei visitatori. Un intervento che, secondo lo stesso Galli, era ormai inevitabile: nove anni dopo l’ultimo restauro, le tessere risultavano nuovamente ammalorate e usurate dal passaggio incessante dei turisti.

Dal Comune, intanto, invitano alla prudenza prima di giudicare il risultato definitivo. Il mosaico, spiegano all'AdnKronos, non è ancora stato completato del tutto. La copertura installata nelle ultime ore serve infatti a proteggere il lavoro appena eseguito e a consentire la corretta stabilizzazione di stucchi e materiali utilizzati durante il restauro. I tempi di assestamento dipendono anche dalle condizioni di temperatura e umidità e, una volta rimosso il pannello protettivo, potranno essere effettuate eventuali ulteriori messe a punto. Resta da capire se, quando il toro tornerà finalmente visibile, riuscirà a convincere i milanesi più severi. Di certo il mosaico continua a rappresentare uno dei simboli più amati e discussi della città.

Il toro si trova sul pavimento della Galleria, nei pressi dell’Ottagono, insieme agli stemmi delle città che all’epoca dell’Unità d’Italia rivestivano un ruolo centrale nel Regno. La figura riproduce il simbolo araldico di Torino, prima capitale del Regno d’Italia nel 1861. Le origini del  rito scaramantico restano incerte. Secondo una delle interpretazioni più diffuse, gli attributi dell’animale rappresenterebbero un simbolo di fertilità e prosperità e il gesto avrebbe quindi una funzione propiziatoria. Un’altra teoria, più maliziosa, sostiene invece che si tratti di una tradizione nata per schernire Torino e la dinastia dei Savoia, storici rivali di Milano sul piano politico ed economico. Qualunque sia la sua origine, una cosa è certa: nessun altro mosaico cittadino fa discutere Milano come quel toro.

Allergie, con ondata calore precoce boom casi, esperto 'stagionalità sta svanendo’

Roma, 30 mag. (Adnkronos Salute) - L'ondata di calore precoce di fine maggio ha fatto crescere, esponenzialemente, anche i casi di allergie respiratorie. Colpa "della dispersione nell'ambiente di un quantitativo di pollini che, con temperature più miti, non c'era". E  tutto questo è facilitato anche "dall'inquinamento ambientale, perché l'aumento di questo fattore facilita l'infiammazione delle mucose e delle vie aeree. E quindi più facilmente il paziente sviluppa sintomi". A fare il quadro Francesco Murzilli, presidente dell'Associazione allergologi immunologi italiani territoriali e ospedalieri (Aaiito), a margine di 'Parola alla medicina', format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner.

Le allergie respiratorie, sostanzialmente, "con i cambiamenti climatici hanno subito una variazione rispetto alla stagionalità, quest'ultima sempre meno marcata. In passato eravamo abituati ad avere delle stagioni molto ben definite, e rischi legati ai pollini con 'confini più chiari'. Oggi con il riscaldamento del clima, la fioritura delle specie botaniche viene anticipata e cessa in ritardo. E' come se noi non avessimo uno stacco. C'è quasi un continuum nella presenza di questi pollini allergenici nell'ambiente. La sintomatologia si protrae così nel tempo". La presenza delle varie specie polliniche, ovviamente, "dipende anche da dove viviamo. Se parliamo per esempio del Nord Italia, sicuramente c'è  il problema dell'ambrosia, molto sentito, che avrebbe una fioritura nei periodi estivi, ma che può anticipare con il caldo precoce", evidenzia Murzilli. 

Se  invece "andiamo  al Centro Italia, abbiamo nel periodo estivo, l'interessamento dell'artemisia, che appartiene alla stessa famiglia dell'ambrosia. Più a Sud, abbiamo, a seconda delle varie latitudini,  le graminacee, che  hanno una fioritura classicamente da fine marzo a giugno. E una seconda fioritura in settembre. Oppure abbiamo la parietaria, presente in particolare in Campania, e in  Sicilia", spiega il presidente Aaiito. Per tutte queste specie "rispetto al passato non vediamo più stagioni limitate, e questo si ripercuote sulla sintomatologia respiratoria legata alla fioritura. Abbiamo quasi un continuo. Non solo. Sempre rispetto al passato oggi troviamo molto più spesso pazienti poliallergici, sensibili a più specie botaniche, a differenti pollini. Mentre una volta era più facile trovare persone mono allergiche". 

Il cosiglio degli allergologi ai pazienti è di tener d'occhio il 'Calendario pollinico. "Cos'è?  Aaiito ha una sezione di aerobiologia che si occupa appunto di studiare le variazioni climatiche. E in questo contesto coordina una serie di stazioni di monitoraggio pollinico ambientale. I dati di queste stazioni vengono poi raccolti e messi sulla piattaforma del sito www.pollineallergia.net oppure su una app gratuita che si chiama 'meteoallergia. E ogni settimana il paziente può, consultando questi strumenti, vedere qual è la quantitativo di specie polliniche presenti nell'atmosfera", conclude Murzilli. 

Libri, Ilenia Rossini racconta la 'vera' Marilyn Monroe in 'Non sono la stupida bionda di nessuno’

Roma 1 giu. (Adnkronos) - Una rilettura in qualche modo inedita di Marilyn Monroe, la diva immortale per eccellenza  che ha segnato un'epoca e che continua a far parlare di sé. Un tributo che vuole essere anche un atto di verità: cercare di "restituire un po' di complessità" alla sua figura, allontanandola dai soliti luoghi comuni. Un'operazione cui si è dedicata Ilenia Rossini, giovane ricercatrice appassionata da sempre del mito di Marilyn, autrice del volume 'Non sono la stupida bionda di nessuno. Una storia di Marilyn Monroe', in libreria da qualche giorno con Momo Edizioni. Un contributo che arriva in occasione dei cento anni dalla nascita della diva che incantò il mondo intero. "Il primo giugno 2026 - racconta infatti l'autrice intervistata dall'AdnKronos - è il centenario della nascita di Marilyn Monroe. Ho pensato che, data la mia passione molto antica per questa attrice, fosse un buon momento per scrivere un libro su di lei. Ho pensato di scriverlo in un modo che spero le sarebbe piaciuto, cioè restituendo un po' di complessità alla sua figura. Facendola uscire da prospettive vittimizzanti ma anche da interpretazioni molto contemporanee cercando di superare lo stereotipo della 'bionda scema' che l'aveva accompagnata per tutta la vita. Stereotipo al quale si era sempre ribellata facendo peraltro anche delle azioni molto dirompenti, creando ad esempio una casa di produzione indipendente di cui era presidente per cercare di fare i film che voleva. Film più drammatici o con una sceneggiatura più complessa". 

Non è un caso che l'immagine di copertina del volume rappresenti l'attrice intenta a leggere 'Ulisse' di Joyce. Una scelta "per cercare di renderle giustizia. E' un'immagine che le scattò nell'estate del 1955 Eve Arnold, una delle più importanti fotografe della Magnum. E' una foto in posa ma, in quel periodo, Marilyn Monroe effettivamente stava leggendo quel libro, in particolare le ultime pagine, quelle del monologo interiore di Molly Bloom". Una lettura suggerita dal fatto che la diva voleva prepararsi anche a ruoli drammatici e non solo comici. "Sembra una contraddizione vedere la bionda stupida per eccellenza che legge 'Ulisse' di Joyce. Ma quella foto è reale", osserva l'autrice.  Personaggio moderno, fresco e forse molto avanti  rispetto al tempo in cui ha vissuto, l'attrice è stata anche in grado di anticipare i tempi. Un esempio? "Nel 1953 - risponde Rossini -  pubblicò a suo nome con la collaborazione di una giornalista un articolo che si intitolava 'I lupi che ho conosciuto'. Con ironia denunciava tutte le molestie che aveva ricevuto negli anni precedenti, quando ancora non era un'attrice famosa. Parla di produttori che le offrivano delle parti in cambio di atti sessuali e di altri uomini che hanno tentato approcci più pesanti. Approfitta della popolarità che aveva ottenuto per una sorta di #MeToo ante litteram". 

Donna amata, cercata, apprezzata per le sue doti e per la sua bellezza, la Monroe è stata al centro dell'interesse non solo del bel mondo del cinema ma anche dell'Fbi. Un altro elemento della sua biografia che Rossini mette in luce nelle pagine del suo libro. "Nell'estate del 1955 - spiega l'autrice - l'Fbi apre un fascicolo a suo nome. Questo perché aveva chiesto un visto per l'Unione Sovietica nell'ambito di uno scambio culturale. Non andò mai in Unione Sovietica ma il fascicolo crebbe di anno in anno fino al 1962 quando morì. Crebbe perché diventò la compagna e poi la moglie di Arthur Miller, uno dei più famosi drammaturghi statunitensi sospettato di attività antiamericane per la sua vicinanza ad alcune organizzazioni comuniste. Immagino che non abbia mai saputo che c'era un fascicolo a suo nome, in parte ancora secretato". Fascicolo in cui si affermava, infine che Marilyn fosse "di sinistra". Donna che proveniva "dalla working class che aveva lavorato in fabbrica durante la seconda guerra mondiale", l'attrice non era - insomma - soltanto una star meravigliosa ma una protagonista a tutto tondo, con mille sfaccettature. Un'attrice che lottò per farsi rispettare, una donna che non smise mai di interrogarsi su chi ci fosse davvero dietro il personaggio che il mondo pretendeva da lei. Un'altra Marilyn che Ilenia Rossini restituisce ora ai lettori in una nuova veste liberandola da stereotipi e clichè. 

Cancro fegato, nuova combinazione di farmaci migliora la sopravvivenza

Roma, 1 giu. (Adnkronos Salute) - Una nuova comnbinazione terapeutica basata sulla doppia immunoterapia durvalumab più tremelimumab, insieme alla terapia a bersaglio molecolare lenvatinib e alla procedura di chemioembolizzazione transarteriosa (Tace), ha ridotto il rischio di progressione di malattia del 30% nei pazienti con tumore del fegato non operabile. E' quanto emerge dallo studio di fase 3 Emerald3 presentato al Congresso 2026 dell'American Society of Clinical Oncology (Asco) a Chicago. I risultati del trial hanno dimostrato che durvalumab e tremelimumab, in combinazione con lenvatinib e Tace, hanno portato a un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (Pfs) rispetto alla sola Tace nei pazienti con carcinoma epatocellulare (Hcc) non resecabile eleggibile per l'embolizzazione. I pazienti dei bracci sperimentali sono stati trattati con il regime Stride (Single tremelimumab regular interval durvalumab), con o senza lenvatinib, prima di Tace e successivamente in concomitanza con Tace. Questi risultati sono presentati oggi in una sessione orale al congresso. 

In un'analisi ad interim pianificata, il regime Stride in combinazione con lenvatinib e Tace ha dimostrato una riduzione del 30% del rischio di progressione di malattia o di morte in assenza di progressione rispetto alla sola Tace, riporta una nota. La sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 13,0 mesi per questo regime terapeutico rispetto a 9,8 mesi con Tace. Il miglioramento di Pfs è risultato costante in tutti i principali sottogruppi di pazienti predefiniti. Per l'endpoint secondario di sopravvivenza globale (Os), è stata osservata una sopravvivenza numericamente migliore con il regime Stride con lenvatinib e Tace rispetto alla sola Tace, anche se con il follow-up attuale la differenza non risulta statisticamente significativa (Hr 0,84; Ic 95%). Anche se non sono stati formalmente valutati in questa analisi, gli endpoint secondari di Pfs e Os per il braccio di trattamento che ha confrontato il regime Stride (senza lenvatinib) più Tace rispetto alla sola Tace hanno mostrato un miglioramento clinicamente significativo di Pfs (Hr 0,71; Ic 95%) e di Os (Hr 0,70; Ic 95%). La Pfs mediana è stata di 12,9 mesi per Stride più Tace rispetto a 8,1 mesi per la sola Tace. In un'analisi esplorativa predefinita che ha messo a confronto i due bracci dello studio è stato osservato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione a favore del braccio trattato con lenvatinib nei pazienti con eziologia non virale (Hr 0,70; Ic al 95%). Lo studio proseguirà per valutare la sopravvivenza globale (Os) e altri endpoint secondari chiave in entrambi i bracci dello studio.

"Circa il 30% dei pazienti con carcinoma epatocellulare, il più comune tumore del fegato, è eleggibile per l'embolizzazione, una procedura di radiologia interventistica che blocca l'afflusso di sangue al tumore e permette di somministrare la chemioterapia o la radioterapia direttamente al fegato - spiega Lorenza Rimassa, professore associato di Oncologia medica all'Humanitas University e responsabile dell'Uo di Oncologia epatobiliopancreatica all'Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano, Milano - Nonostante sia lo standard di cura in questo setting, la maggior parte dei pazienti sottoposti a embolizzazione presenta progressione di malattia entro 1 anno. I pazienti affetti da tumore al fegato idonei all'embolizzazione hanno urgente bisogno di nuove opzioni terapeutiche per ritardare la progressione di malattia e migliorare la prognosi. Nello studio Emerald-3 è stato utilizzato il regime Stride, basato su un innovativo approccio di 'priming immunitario' con una singola dose di tremelimumab seguita da durvalumab in monoterapia. Quest'unica somministrazione di tremelimumab è in grado di fornire una 'spinta' alla risposta immunitaria, offrendo maggiore efficacia. Con questo regime di doppia immunoterapia, nello studio Emerald-3 quasi 1 paziente su 3 è vivo e senza progressione di malattia a 2 anni dal trattamento. Si tratta di un progresso significativo associato a una tendenza al miglioramento della sopravvivenza, con o senza l’aggiunta di lenvatinib. Il razionale di Emerald-3 si basa sullo studio Himalaya, che ha coinvolto pazienti con malattia in stadio avanzato, in cui il regime Stride ha dimostrato un beneficio duraturo in termini di sopravvivenza globale e per i quali rappresenta oggi uno standard terapeutico". 

Ogni anno in Italia sono stimate oltre 12.500 nuove diagnosi di tumore del fegato. "La maggioranza dei casi è riconducibile a fattori di rischio noti, quali l'infezione da virus dell'epatite B e C - ricorda Massimo Di Maio, presidente Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - Negli ultimi anni si è osservato un progressivo incremento dei casi 'non virali', cioè ad eziologia metabolica, in genere legata a sovrappeso e diabete, o ad eziologia mista, metabolica ed etilica. Questo cambiamento epidemiologico è dovuto all'effetto della vaccinazione anti-Hbv, in Italia obbligatoria da più di 30 anni, alle terapie antivirali per l'Hcv e a stili di vita scorretti, cioè all'alimentazione eccessiva e ricca di grassi e alla sedentarietà, che caratterizzano i Paesi occidentali. La sorveglianza con ecografia epatica semestrale delle persone a rischio, cioè con epatopatia cronica, consente la diagnosi di tumore del fegato in stadio precoce, con interventi potenzialmente curativi, e di migliorare la sopravvivenza. Purtroppo, in più della metà dei casi la malattia è scoperta in stadio avanzato. L'immunoterapia ha già dimostrato di essere efficace nello stadio metastatico, dove è diventata standard di cura. I risultati dello studio Emerald-3 sono un esempio della possibilità di sperimentare l'impiego di trattamenti già dimostrati efficaci nella malattia avanzata anche in stadi più precoci, come accaduto in molti tipi di tumori", sottolinea Di Maio.

"Il trapianto di fegato può essere parte della cura per pazienti con malattia confinata al fegato, in qualsiasi momento si osservi una sufficiente risposta alle cure per un determinato periodo di tempo - afferma Vincenzo Mazzaferro, professore di Chirurgia all'università degli Studi di Milano e direttore della Chirurgia oncologica (epato-gastro-pancreatica) e Trapianto di fegato alla Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano - Il numero di trapianti in Italia è di circa 1.700, con un aumento progressivo e significativo della quota di pazienti oncologici. Per i pazienti con malattia in stadio intermedio, lo standard di cura fino a oggi è stato rappresentato dalla Tace, cioè una procedura di radiologia interventistica. Lo studio Emerald-3 evidenzia il ruolo importante del regime immunoterapico Stride in combinazione con la Tace, quando la funzionalità epatica non è compromessa. Sulla base dello studio Emerald-3 è verosimile che sarà significativo il numero di pazienti in cui il livello di risposta tumorale sarà compatibile con terapie curative come la resezione del tumore o il trapianto. Va ricordato che la miglior gestione dell'epatocarcinoma, che frequentemente complica un quadro di cirrosi, richiede il contributo di diversi specialisti, che compongono i team multidisciplinari".  

Emerald-3 - dettaglia la nota - è uno studio globale di fase 3 randomizzato, in aperto, in cieco nei confronti dello sponsor, multicentrico, per la valutazione di una singola dose iniziale di tremelimumab 300 mg in aggiunta a durvalumab 1.500 mg, seguita da durvalumab ogni 4 settimane (regime Stride), più Tace con o senza lenvatinib rispetto alla sola Tace in un totale di 760 pazienti con Hcc non resecabile eleggibili all'embolizzazione. Lo studio è stato condotto in 171 centri distribuiti in 22 Paesi, tra cui Nord America, Europa, Sud America e Asia. 

Tumori, un'iniezione può ridurre e in alcuni casi eliminare il cancro, lo studio

Milano, 1 giu. (Adnkronos Salute) - Un trattamento mirato contro il cancro, somministrato con un'iniezione sottocutanea, è risultato in grado di ridurre le dimensioni del tumore in oltre un terzo dei pazienti affetti da una neoplasia della testa e del collo recidivante o metastatica, la cui malattia aveva smesso di rispondere alle terapie standard. In alcuni casi, i medici hanno osservato una risposta completa: i tumori erano interamente scomparsi. “I nuovi risultati dello studio clinico di fase 1b/2 OrigAMI-4 sono stati presentati al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (Asco) a Chicago. Al centro del trial il farmaco amivantamab, un anticorpo monoclonale bispecifico che agisce sul cancro in tre modi: blocca sia Egfr, una proteina che favorisce la crescita dei tumori, che Met, una via di segnalazione separata che le cellule tumorali spesso utilizzano per eludere il trattamento, e svolge inoltre una terza azione benefica, contribuendo ad attivare il sistema immunitario per attaccare il tumore. La prima coorte di OrigAMI-4 ha coinvolto 102 persone affette da carcinoma a cellule squamose della testa e del collo (Hnscc) recidivante o metastatico, il cui tumore aveva continuato a crescere nonostante l'immunoterapia e la chemioterapia a base di platino. Tutti i pazienti in questa parte della sperimentazione, condotta in 55 ospedali di 11 Paesi, hanno ricevuto amivantamab in monoterapia. 

I dati, si legge in una nota dell'Institute of Cancer Research di Londra, hanno confermato una riduzione del tumore nel 42% dei pazienti trattati, insieme a risultati incoraggianti in termini di sopravvivenza in un gruppo di pazienti che fino ad ora disponevano di opzioni terapeutiche molto limitate. Nel dettaglio, i medici hanno osservato una riduzione delle dimensioni della neoplasia in 43 persone, tra cui 15 pazienti i cui tumori sono scomparsi completamente e 28 pazienti i cui tumori si sono ridotti in modo significativo (risposta parziale). I pazienti trattati con amivantamab hanno avuto una sopravvivenza media di 12,5 mesi complessivamente dall'inizio della terapia, nonostante fossero affetti da una forma di cancro con prognosi molto sfavorevole, quando i trattamenti standard smettono di essere efficaci. Amivantamab, sviluppato da Johnson & Johnson, è già approvato per diversi sottotipi di cancro al polmone in molteplici linee di terapia. Viene somministrato tramite una piccola iniezione sottocutanea anziché per via endovenosa, rendendolo più rapido e comodo per i pazienti e  più facile da somministrare in ambulatorio. La maggior parte degli effetti collaterali del trattamento, somministrato una volta ogni 3 settimane, è stata di entità lieve o moderata - si legge nella nota - e meno di 1 paziente su 10 ha interrotto la terapia a causa di effetti collaterali. Se i benefici osservati in questo studio saranno confermati in studi clinici più ampi, come lo studio di fase III OrigAMI-5 attualmente in corso, la speranza degli esperti è che il trattamento possa aiutare migliaia di pazienti ogni anno nel Regno Unito e in Europa, e decine di migliaia in tutto il mondo. Quelle osservate sono "risposte  forti, senza precedenti, in pazienti la cui malattia è diventata resistente sia alla chemioterapia che all'immunoterapia - ha evidenziato Kevin Harrington, dell'Institute of Cancer Research (Icr) e del Royal Marsden Nhs Foundation Trust, che ha guidato uno dei team coinvolti nel trial - Questo trattamento ha il potenziale per giovare a molte migliaia di pazienti ogni anno". 

Pazienti come Carl Walsh, 56 anni di Birmingham, che ha ricevuto una diagnosi di cancro alla lingua nel maggio 2024 ed è stato arruolato in OrigAMI-4 al Royal Marsden nel luglio 2025. "Inizialmente - racconta - sono stato trattato con chemio e immunoterapia, che purtroppo non hanno avuto successo. A quel punto, mi è stata consigliata la partecipazione allo studio clinico. Ora sono al 17esimo ciclo di trattamento e sono molto soddisfatto dei progressi ottenuti finora. Mi sento in grado di vivere una vita normale. Prima di iniziare la sperimentazione, facevo fatica a parlare correttamente e a mangiare a causa del gonfiore e del dolore. Da quando ho iniziato il trattamento, il gonfiore si è ridotto significativamente e il dolore è migliorato notevolmente. Inoltre, non avverto più gli stessi effetti collaterali invalidanti che avevo durante la chemioterapia". Nel momento peggiore della malattia, ha aggiunto il paziente, secondo quanto riporta il 'Guardian', "mangiavo zuppa, budino di riso, scatolette di ravioli e spaghetti e tantissime frittate, il tutto integrato da 3 bevande a base di latte nutriente al giorno, come prescritto dal medico. Ho perso parecchio peso. Dopo soli 2 cicli di trattamento, la mia alimentazione ha iniziato a tornare alla normalità e dopo 6 mesi ho ripreso una dieta completa. La cosa che ho apprezzato di più è stata la prima bella bistecca. La mia capacità di parlare è tornata completamente normale e ora al lavoro parlo regolarmente con le cuffie senza problemi”.

Lo studio si è concentrato su persone affette da tumore della testa e del collo, escludendo quelle con carcinoma a cellule squamose orofaringeo positivo al papillomavirus umano (Hpv). I tumori della testa e del collo non causati dall'Hpv sono generalmente più difficili da trattare e tendono a rispondere meno bene alle terapie standard, il che rende i progressi in questo gruppo particolarmente importanti.

"Questo studio - conclude Kristian Helin, Chief Executive dell'Icr - dimostra come lo sviluppo di nuove terapie attraverso una rigorosa ricerca sul cancro possa portare a progressi significativi, anche per i pazienti con opzioni terapeutiche molto limitate. Raggiungere questo livello di risposta tumorale e ottenere risultati di sopravvivenza incoraggianti in un gruppo di pazienti così difficile da trattare rappresenta un passo avanti significativo". 


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