15:57:22 Circa 300 persone si sono riunite in Piazza della Prefettura, davanti alla Questura, per il presidio contro lo sfruttamento lavorativo e la guerra, lanciando un messaggio chiaro: “Siamo figli della stessa terra”.
La mobilitazione è stata anche un momento di denuncia per quanto accaduto a Salerno, dove un lavoratore indiano è stato lasciato gravemente ferito davanti a un ospedale: un episodio che richiama con forza le condizioni di sfruttamento e disumanità ancora presenti nel mondo del lavoro.
In una situazione di degrado politico-istituzionale, è stata richiamata all’attenzione la questione della partenza del cantiere di ristrutturazione dell’ex Onmi e i rinnovi dei patti di collaborazione di via Arno e Parco Aranci.
Tra interventi, musica e testimonianze, è emersa la forza di chi ha scioperato rischiando il proprio posto di lavoro pur di esserci: una partecipazione che dimostra quanto la mobilitazione collettiva sia decisiva per ottenere risultati concreti.
Hanno partecipato, tra gli altri, l’europarlamentare Sandro Ruotolo, la senatrice Susanna Camusso, il deputato Stefano Graziano, Don Antimo Vigliotti della Caritas, insieme alla FLAI e alla CGIL di Caserta, diverse realtà associative e politiche del territorio e Don Nicola che tra gli interventi ha ricordato Padre Nogaro, compagno di lotte.
L’iniziativa è stata promossa dal Centro Sociale Ex Canapificio, dal Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta e dal Comitato Città Viva.
Mentre a Milano si svolge il "Remigration Summit", Caserta propone una visione opposta: a fronte del bisogno strutturale di manodopera immigrata, le politiche di espulsione appaiono irrealistiche e disumane.
Durante l’incontro con Prefettura e Questura è emersa disponibilità all’ascolto e alla valutazione dei casi più vulnerabili.
Tra le richieste avanzate:
• superamento del Decreto Flussi e apertura di canali regolari di ingresso;
• permesso di soggiorno per attesa occupazione per i lavoratori truffati dal sistema dei decreti flussi;
• tutela dei lavoratori sfruttati e garanzie reali per chi denuncia;
• procedure più rapide per le domande di protezione internazionale e per il rilascio del permesso di soggiorno per casi speciali;
• stop alla definizione di “Paesi sicuri” e ai ritardi burocratici;
• abolizione della legge Bossi-Fini.
Non ci fermeremo finché ogni lavoratore non avrà diritti e dignità perché siamo figli della stessa terra.





