22:56:16 L’imprenditore maddalonese Alfonso Morgillo, dopo aver costruito il proprio percorso professionale lontano dalla sua terra, continua a mantenere un legame profondo e autentico con la comunità che lo ha visto crescere. Un legame che oggi si traduce in una visione concreta: restituire a Maddaloni uno dei suoi simboli più rappresentativi.
Su Corso Primo Ottobre 20, infatti, si sta riaccendendo una luce che per troppo tempo è rimasta sopita. Il Teatro Alambra, nato nel 1901 come luogo di espressione e crescita culturale, torna al centro di un progetto che unisce memoria e futuro. Non un semplice recupero, ma un atto di responsabilità verso la storia e l’identità cittadina.
Dopo anni di silenzio e occasioni perdute — tra cui un finanziamento sfumato nei meandri della burocrazia — prende forma una nuova stagione. Un percorso reso possibile anche dall’entusiasmo e dalla partecipazione di alcuni giovani, che hanno scelto di credere in questa rinascita, trasformandola in un patrimonio condiviso.
L’Alambra rappresenta molto più di uno spazio fisico: è il luogo in cui una comunità si riconosce, si racconta e costruisce il proprio futuro. La sua rinascita assume così un valore alto, istituzionale e civile, capace di restituire dignità e prospettiva a un intero territorio.
Ora, mentre la progettualità si consolida, si apre una fase decisiva. È qui che la politica è chiamata a un ruolo chiaro e responsabile: sostenere e accompagnare un’iniziativa che nasce dal basso ma guarda all’interesse collettivo. Non un intervento formale, ma una scelta concreta di servizio alla città.
Perché il ritorno dell’Alambra non resti una promessa, ma diventi una realtà condivisa. Un traguardo che appartenga a tutti i maddalonesi, capace di restituire alla città il suo palcoscenico naturale: quello della cultura, della memoria e della bellezza.
Carlo Scalera





