14:48:23 Antonietta Di Sivo va in pensione (davvero!): tra sorrisi, abbracci e meritato riposo, il Centro per l’Impiego di Maddaloni festeggia una presenza preziosa.
Niente malinconie, nessuna nostalgia fuori posto: qui si festeggia. E anche con un pizzico di ironia, perché quando va in pensione una colonna come Antonietta Di Sivo, più che un addio è un traguardo da celebrare con il sorriso.
Dipendente della Regione Campania e per anni volto noto e apprezzato del Centro per l’Impiego di Maddaloni, Antonietta ha attraversato scrivanie, pratiche e generazioni di utenti con una costanza che definire esemplare è quasi riduttivo. Sotto la guida attenta della dottoressa Teresa Cresci, ha incarnato quella figura di collaboratrice che ogni dirigente vorrebbe: affidabile, concreta e – diciamolo – anche difficile da sostituire.
Domenica 19 aprile, in un noto locale di Marcianise, andrà in scena la festa che tutti aspettavano: quella del suo pensionamento. E guai a chiamarla “cerimonia di commiato”. Qui si brinda, si ride e si raccontano aneddoti – magari anche quelli più “coloriti” di una vita lavorativa vissuta sempre in prima linea.
Ad accoglierla ci saranno anche i colleghi di un tempo, oggi già felicemente pensionati, pronti a darle il benvenuto nel “club” più ambito: quello dove la sveglia non è più un obbligo e le riunioni si fanno davanti a un caffè, senza verbali da firmare.
Certo, tra i corridoi del Centro per l’Impiego di Maddaloni si sentirà la sua mancanza. La direttrice Cresci perde una collaboratrice di valore, di quelle che non si tirano mai indietro, nemmeno davanti alle giornate più impegnative. E i colleghi perderanno un punto di riferimento, una presenza capace di unire professionalità e umanità con naturalezza.
Ma è proprio questo il bello dei traguardi importanti: lasciano spazio a nuovi inizi. Antonietta chiude un capitolo fatto di impegno e responsabilità, per aprirne uno fatto – finalmente – di tempo per sé, per gli affetti e per tutte quelle cose rimandate troppo a lungo.
E allora sì, il Centro per l’Impiego di Maddaloni applaude. Con rispetto, con affetto, ma soprattutto con allegria. Perché questa non è una fine: è l’inizio della parte migliore.
Carlo Scalera





