Pin It

Sanità, Schillaci: "Entro l'estate Piano nazionale che manca da 15 anni”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - In Italia, dall'accesso ai farmaci innovativi alle liste d'attesa, rimane ancora il divario Nord-Sud. "Ci sono ancora troppi e inaccettabili divari nella possibilità di accesso alle cure dei cittadini e su questo io credo che un ruolo fondamentale lo potrà giocare la tecnologia, l'innovazione che stiamo portando avanti con i fondi del Pnrr, quindi la telemedicina, il teleconsulto e le visite a distanza. Chi vive in zone disagiate non deve avere meno possibilità di chi vive in una grande città. Stiamo dando grande impulso al Piano sanitario nazionale (Psn) - che manca da 15 anni - e sono certo di poterlo chiudere prima dell'estate. E' uno strumento utile per le Regioni, il Governo e i cittadini, per stabilire chi fa che cosa in maniera moderna e adatta alle situazioni che si stanno presentando". Lo ha annunciato il ministro della Salute Orazio Schillaci, nell'intervista rilasciata al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma.

Per rafforzare la fiducia degli italiani nel Ssn "dobbiamo migliorare il sistema, e penso innanzitutto a quello che viene vissuto dai cittadini come il grave problema del Servizio sanitario nazionale: le lunghe liste d'attesa. Siamo intervenuti, ho avuto oggi un incontro con il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, per ribardire - come ha fatto il primo ministro Giorgia Meloni - che ci vuole piena collaborazione con le Regioni per cercare di ridurre questo fenomeno. Lavoreremo insieme e sono sicuro che il prossimo mese l'Agenas potrà rendere pubblici i dati Regione per Regione. Ci stiamo impegnando molto su questo".  

Oltre alla lotta alle liste d'attesa, "ci sono altri due aspetti che mi stanno particolarmente a cuore", sottolinea il ministro: "La riforma della medicina territoriale e ospedaliera, anche questa da fare con le Regioni nell'interesse dei cittadini, e poi intervenire sui professionisti sanitari. Dobbiamo avere medici e infermieri motivati e far sì che una medicina in continua evoluzione possa essere arricchita dal contributo fondamentale di chi lavora nel Ssn in maniera moderna e proattiva”.

Per la finalizzazione della Missione 6 'Salute' del Piano nazionale di ripresa e resilienza "stiamo lavorando con le Regioni, con il ministro Foti, stiamo monitorando la situazione e credo che sia necessario adesso dare un grande scossone e andare avanti con decisione. Le Case di comunità non solo vanno edificate, ma bisogna avere il personale per offrire l'assistenza necessaria. Il rilancio della medicina territoriale con i fondi del Pnrr è un'occasione che non possiamo lasciarci scappare e quello che è venuto meno durante il Covid lo stiamo recuperando. Abbiamo stanziato 250 milioni nel 2024 e 350 milioni nel 2025 per le assunzioni, ma soprattutto credo che sia importante avere il contributo fattivo nelle Case di comunità dei medici di medicina generale. E' un aspetto importante a cui tengo, è una professione da rilavutare puntando sorpattutto sui giovani e senza far venire meno il rapporto fiduciario che c'è sempre stato tra l'assistito e il medico di famiglia". Così il ministro della Salute Orazio Schillaci, nell'intervista rilasciata al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma, rispondendo alla domanda sulla messa a terra del Pnrr Salute in vista della scadenza e se ci sarà un intervento nell'ultimo miglio sulle Regioni in ritardo sulle Case e gli Ospedali di comunità.

Cattani (Farmindustria): "La spesa farmaceutica non è fuori controllo, due priorità al Governo payback e Testo unico”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Il mio invito al Governo è far si che non ci siano provvedimenti 'testa-coda' come la clausola di salvaguardia, piuttosto che la revisione del prontuario farmaceutico. Perché questo significa anche andare a creare ulteriore rischio di carenze e non vedere l'innovazione atterrare in Italia e in Ue. I primi segnali li abbiamo. Gli Usa si sono accaparrati 400 miliardi in ricerca e sviluppo con i dazi. Quando sentiamo che la spesa farmaceutica è fuori controllo non è vero, c'è la pressione demografica e c'è l'innovazione: dobbiamo agire in modo mirato. Se abbiamo una scheggia impazzita nel sistema che introduce provvedimenti opposti creeremo difficotà anche ai cittadini. L'industria farmacetica è traino nell'export, lavoriamo insieme con velocità su due priorità: sostenere l'innovazione partendo dal payaback che va tolto, e in questo il Governo ha dato un segnale positivo scendendo di 1 punto di perceutale; e poi il Testo unico per la legislazione farmaceutica, un'opportunità di riforma e di riallocazione di risorse". Così Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, nel suo intervento oggi in collegamento al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma.

Vinitaly, Maraio: "Il Turismo enogastronomico è una leva strategica, investiamo su identità e territori”

Verona, 15 apr. (Adnkronos) -  “La filiera del turismo enogastronomico rappresenta una leva strategica di sviluppo importante per la nostra regione”. Così l’assessore al Turismo della Regione Campania, Vincenzo Maraio, alla cinquantottesima edizione di Vinitaly, a Verona.

“La Campania si caratterizza come unicum straordinario, fascia costiera conosciuta al mondo e flussi turistici consolidati, ma anche aree interne ricche di attrattori culturali, turistici e soprattutto di prodotti enogastronomici”, sottolinea Maraio.

“Mettere insieme questo sistema significa investire su un settore che ha grandi potenzialità economiche e per il futuro della nostra regione, noi su questo stiamo investendo” conclude l’assessore al turismo.

Farmacie, Gemmato: "50 milioni per rafforzare la sanità vicino ai cittadini”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Il Governo ha investito molto sulla cosiddetta 'farmacia dei servizi'. Si tratta di farmacie che non si limitano più a vendere farmaci, ma offrono anche prestazioni sanitarie semplici e accessibili. Oggi in Italia ci sono circa 20.000 farmacie, tra pubbliche e private convenzionate, diffuse su tutto il territorio. Queste rappresentano un presidio sanitario fondamentale, soprattutto nelle aree più isolate, montane o con meno servizi. In molti casi il farmacista, insieme al medico di medicina generale, è il punto di riferimento sanitario più vicino ai cittadini. Questa rete è stata resa stabile grazie a un finanziamento di 50 milioni di euro, proseguendo un progetto avviato anche da Governi precedenti". Lo ha detto Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, nel suo intervento oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. 

"Nelle farmacie - sottolinea Gemmato - è ora possibile effettuare diverse prestazioni di bassa complessità, come: elettrocardiogrammi, spirometrie, vaccinazioni, servizi di telemedicina, prenotazioni di visite ed esami. Questo aiuta soprattutto anziani e persone fragili ad accedere più facilmente al Servizio sanitario nazionale, evitando allo stesso tempo il sovraffollamento di ospedali e strutture sanitarie”.

Imprese, Aceti (Deltha Pharma): "Governance è infrastruttura di fiducia che le rende bancabili”

Roma, 15 apr. (Adnkronos/Labitalia) - Il tessuto imprenditoriale italiano affronta una crisi strutturale: il 95% delle 4,6 milioni di imprese attive sono microimprese spesso prive di governance adeguata. La piccola dimensione organizzativa con meno di 10 dipendenti si traduce in difficoltà concrete. Per esempio nell'accesso al credito, sono praticati tassi medi del 4,16% per prestiti sotto il milione di euro contro il 3,29% per quelli superiori.

Di questo nodo cruciale si è discusso al convegno «Il ruolo della Politica nel migliorare il dialogo Banca-Impresa», organizzato dall'Associazione Nazionale Finanzialisti (ANF) il 14 aprile presso l'Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati a Roma. Un confronto tra mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale, moderato da Sergio Luciano, direttore di Economy e Investire, che ha messo al centro la governance aziendale come pilastro del sistema economico nazionale. Tra gli interventi, quello di Maria Francesca Aceti, ceo di Deltha Pharma srl, ha portato la voce dell'impresa con una testimonianza che intreccia esperienza diretta e visione strategica. Il suo intervento, 'La governance come infrastruttura di fiducia nel sistema economico e nel dialogo tra impresa e sistema bancario', ha posto una questione di fondo: il problema dell'accesso al credito per le pmi non è solo finanziario, ma organizzativo e culturale.

"Nel 2011 sono entrata in un'azienda vicina al fallimento, con debiti pesanti e senza accesso al credito", racconta Aceti. "Non avevamo capitale, ma abbiamo costruito fiducia attraverso la governance, trasformando completamente il nostro rapporto con il sistema bancario». Il percorso di Deltha Pharma - da impresa non affidata a realtà con rating massimo presso gli istituti di credito - dimostra che la trasformazione è possibile anche partendo da situazioni critiche". 

La frammentazione del tessuto imprenditoriale italiano, con il 95% delle imprese classificate come microimprese, rappresenta non solo un limite dimensionale ma soprattutto organizzativo. "Il problema è che banche e piccole imprese parlano linguaggi diversi", osserva Aceti. "Le imprese parlano di prodotto e mercato, le banche di rischio e sostenibilità. La governance è il ponte tra questi due mondi", sottolinea. Una disconnessione comunicativa che si traduce in opportunità mancate per l'intero sistema economico.

Il contesto macroeconomico amplifica queste criticità. Con previsioni Istat che indicano una crescita del PIL italiano del +0,6% per il 2025 e un fabbisogno occupazionale stimato tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori entro il 2029, la necessità di imprese strutturate diventa ancora più urgente. La trasmissione non uniforme della politica monetaria penalizza ulteriormente le realtà meno organizzate, creando un circolo vizioso dove la mancanza di struttura limita l'accesso al credito e quindi la possibilità di crescita.

"La governance non è burocrazia, è infrastruttura di fiducia", sottolinea Aceti, evidenziando come strumenti quali il MOG 231, le certificazioni e il reporting ESG non siano meri adempimenti ma elementi di credibilità aziendale. Un tema, quello della compliance come leva competitiva, al centro anche degli altri interventi del convegno - dai requisiti di accesso al credito per PMI e startup alla certificazione del valore intangibile attraverso il rating algoritmico, fino al ruolo del sistema di controllo integrato per la gestione del rischio.

La digitalizzazione e i nuovi obblighi normativi aggiungono ulteriore pressione. Dal 2026, anche le PMI quotate dovranno adeguarsi alla rendicontazione non finanziaria in formato digitale, mentre il Cyber Index evidenzia un persistente ritardo strutturale nella cybersecurity. Elementi che rendono ancora più critica l'implementazione di sistemi di governance adeguati.

Le proposte emerse dal convegno puntano su programmi di formazione imprenditoriale mirati, modelli di governance semplificati per le pmi, un uso più strategico di bandi e incentivi per accompagnare il salto organizzativo, e sistemi di premialità per chi investe in struttura e trasparenza. «Non dobbiamo incentivare solo l'accesso al credito, dobbiamo incentivare la qualità delle imprese», afferma Aceti, delineando una visione dove la governance diventa leva di sviluppo economico.

Il caso Deltha Pharma dimostra concretamente che la trasformazione è possibile. L'azienda, passata da una situazione di quasi fallimento a diventare una realtà internazionale riconosciuta tra quelle a maggiore crescita in Italia, rappresenta un modello replicabile per migliaia di PMI italiane che affrontano sfide simili. "Senza fiducia non c'è credito di qualità, e senza credito di qualità non c'è crescita duratura", conclude Aceti, sintetizzando una visione dove la governance non è più vista come costo o adempimento, ma come investimento strategico per la competitività. In un sistema dove la frammentazione imprenditoriale è strutturale, la capacità di costruire organizzazioni leggibili e affidabili diventa il vero differenziale competitivo.

Cappellacci (Fi): "La sanità è una sfida che il regionalismo ha fallito”

Milano, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Ci sono alcuni provvedimenti importanti in questo momento all'esame del Parlamento. Noi ci siamo trovati al centro di una tempesta perfetta: oltre ai cambiamenti in atto, che probabilmente si sarebbero dovuti intuire prima e per i quali comunque ci saremmo dovuti attrezzare prima - cioè il cambiamento demografico, la necessità di spostare l'equilibrio dalla visione ospedalocentrica alla sanità territoriale - abbiamo avuto il Covid. 

Il Covid ha generato un blocco del sistema e ci sono tutta una serie di accertamenti diagnostici che poi si sono ribaltati sulle liste d'attesa. E allora, partendo proprio dalle liste d'attesa, un tema molto sentito di cui leggiamo tutti i giorni,  dobbiamo chiederci forse: perché non si è pensato prima di fare un sistema che potesse dare il monitoraggio della situazione nazionale e che consentisse poi di attivare gli strumenti, di attivare la terapia necessaria, giusta, nel punto giusto? Lo dico anche rispetto a una diseguaglianza territoriale che oggi è particolarmente profonda e sentita in tutto il Paese. Lo dico da ex presidente di una Regione a statuto speciale, da autonomista convinto che corre il rischio di diventare un autonomista pentito: se c'è una sfida che il regionalismo ha fallito è proprio quella della sanità". E' la riflessione di Ugo Cappellacci (Fi), presidente della Commissione Affari sociali alla Camera, che, intervenendo oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma, parte da una premessa: l'indagine presentata oggi, una rilevazione sulla percezione degli utenti, "ha rilevato un certo tipo di sfiducia nei confronti del sistema sanitario nazionale. Noi però non dobbiamo dimenticare che il nostro Ssn è ancora oggi un'eccellenza nel mondo, che assicura qualità di cura e assistenza", secondo "un principio universalistico che molti ci invidiano". Detto questo, però, ha continuato Cappellacci, "noi abbiamo 21 sistemi sanitari regionali, tra Regioni e Province autonome, e la messa a terra della gestione spetta alle Regioni. Ma in passato sono stati dati fondi che non sono stati spesi sulle liste d'attesa, sono stati utilizzati per altro". 

Oggi uno dei problemi, ha osservato, è che "non c'è il quadro puntuale vero" sulle liste d'attesa. Non possiamo basarci su indagini spot o su articoli che mettono in evidenza solo quello che non funziona". E poi "c'è un altro tema fondamentale che è quello dell'appropriatezza: ci sono molti esami che oggi vengono prescritti perché c'è anche quel meccanismo della medicina difensiva che pesa sul Ssn, perché probabilmente il suo costo sfiora i 9 miliardi". Come intervenire? In primo luogo, "con la legge delega sulla riforma delle professioni viene introdotto un meccanismo di razionalizzazione che non è uno scudo penale, è una razionalizzazione che insieme al meccanismo delle linee guida consente ai sanitari di poter operare in maggiore tranquillità e di evitare tutta una serie di situazioni. La legge nasce da un'indagine conoscitiva molto approfondita che è stata fatta sentendo tutti gli stakeholder (gli operatori sanitari, gli Ordini, le associazioni, i sindacati), e sono emersi tutta una serie di problemi: carenze di personale, differenze territoriali, problemi di attrattività delle professioni, sicurezza sul lavoro, necessità di migliore organizzazione. La legge delega prevede una serie di misure che riguardano tutti i professionisti sanitari, cercando di trovare soluzioni su una serie di temi importanti: abbiamo il riordino delle forme di lavoro flessibile degli specializzandi, gli incentivi e i riconoscimenti per chi opera in aree disagiate, la semplificazione degli adempimenti amministrativi, i meccanismi premiali legati anche alla riduzione delle liste d'attesa. Si interviene sullo sviluppo delle competenze con un sistema nazionale di certificazione, sul problema della formazione e della specializzazione per i medici di medicina generale, anche questo un aspetto determinante". 

Sono dunque "in atto una serie di riforme. E, sul piano delle risorse - ha evidenziato Cappellacci - questo Governo ha fatto sforzi straordinari, nonostante la situazione veramente complicata e ulteriormente appesantita e aggravata dal piano internazionale. Ma non è un problema solo di risorse, anzi. Le sfide vere sono i modelli organizzativi e la prevenzione. Anche su quest'ultima ci sono dei passi avanti significativi e penso che la sostenibilità del sistema possa reggersi solo se si affronteranno in modo determinato questi due aspetti". 

Bellantone (Iss): "Sulle liste d'attesa pesano esami impropri, impegno per linee guida a medici”

Milano, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Lo ribadisco con fierezza: noi abbiamo un sistema sanitario nazionale molto attivo e rispettoso dei cittadini. Ci sono delle problematiche, ma sono problematiche particolari. Per le liste d'attesa, che sono l'aspetto clamorosamente più importante, quello che conta è se noi riusciamo o non riusciamo a fare in tempi giusti un esame che per noi sarebbe essenziale. Su questo stiamo lavorando come Istituto superiore di sanità con le linee guida e le buone pratiche. Il sistema nazionale di linee guida e buone pratiche, che peraltro ci affida una normativa di legge, è ciò che permette di identificare una 'flow chart' in maniera tale che, al comparire di un sintomo o di una problematica, si evidenzi qual è l'esame giusto da fare, qual è la pratica giusta da attuare. In mancanza di tutto ciò, c'è un 'fai da te' che comporta un allungamento improprio di attese su esami che sarebbero inutili, togliendo spazio a quelli che sarebbero efficaci". Lo ha evidenziato il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Rocco Bellantone, intervenendo oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. 

"I medici del territorio fanno quello che possono, ma vengono continuamente messi sotto pressione da una richiesta inappropriata di esami", ha osservato il presidente dell'Iss, rimarcando l'importanza di intervenire sul nodo dell'appropriatezza. Va dato "a questi stessi medici, a tutti gli operatori sanitari, uno strumento preziosissimo che elimina quell'evento drammatico che è la medicina difensiva: se il medico ha una certezza su quello che deve o non deve fare in una determinata situazione, può evitare di rifugiarsi in quegli atteggiamenti che provocano sprechi e provocano allungamento delle liste d’attesa".

Credito, Dr. Finanza apre in Italia

Milano, 15 apr. (Adnkronos) - Aiutare le famiglie nella scelta del mutuo più adatto alla propria situazione, attraverso decisioni economiche chiare e consapevoli. È con questo obiettivo che Dr. Finanza, fintech portoghese specializzata in benessere finanziario e intermediazione del credito, debutta ufficialmente sul mercato italiano. L’azienda opererà nel nostro Paese focalizzandosi sull’intermediazione dei mutui e sul miglioramento dell’educazione finanziaria dei consumatori, attraverso un servizio scrupoloso, indipendente e personalizzato per ogni famiglia. Il suo modello integra consulenza esperta, tecnologia ed educazione finanziaria. 

La fintech vanta oltre dieci anni di esperienza maturata in Portogallo, dove rappresenta una realtà affermata che si avvale di più di 300 specialisti che, solo nel 2025 hanno gestito oltre 200.000 richieste e più di 100.000 pratiche finanziarie, tra cui crediti, assicurazioni e operazioni immobiliari. 

Per i prossimi anni, la roadmap di Dr. Finanza per l’Italia prevede la costruzione di una solida struttura operativa, la definizione di alleanze con attori chiave del settore e la divulgazione di contenuti e strumenti di educazione finanziaria, ambito in cui l’azienda è già un punto di riferimento in Portogallo. 

Gli obiettivi per il nostro Paese nel 2030 sono un fatturato di 10 milioni di euro e la gestione di 80.000 clienti per la mediazione di 4.000 mutui, ma anche il lancio dell’Academy, istituzione volta a offrire formazione certificata in finanza personale ad aziende, privati e anche ai bambini. Per il 2027, Dr. Finanza punta all’ampliamento dell’offerta con assicurazioni e prodotti di risparmio e investimento, anche grazie all’apertura delle prime filiali fisiche. 

Dalla società si sottolinea che Dr. Finanza guida il cliente lungo un percorso ''strutturato, chiaro e trasparente, adottando un metodo che richiama quello medico-specialistico: si parte da una fase di analisi preliminare, si prosegue con una valutazione approfondita della situazione finanziaria, fino ad arrivare alla definizione della soluzione più adeguata e alla sua concreta attuazione. Ogni passaggio è finalizzato a comprendere bisogni, obiettivi e sostenibilità, così da individuare il mutuo più coerente con il profilo del cliente''. 

I consulenti di Dr. Finanza non si limitano a presentare proposte, ma spiegano nel dettaglio condizioni, costi, rischi e impatti nel lungo periodo. Si occupano della negoziazione diretta con gli istituti di credito e affiancano il cliente fino alla sottoscrizione. Le piattaforme proprietarie di analisi e selezione di Dr. Finanza permettono inoltre di filtrare e confrontare le opzioni disponibili, individuando con precisione le soluzioni di mutuo più adatte a ciascun caso. 

Il co-CEO Nuno Leal sottolinea il valore del modello ibrido che caratterizza Dr. Finanza: “Il nostro lavoro è semplice, ma profondo: trasformare la complessità finanziaria in chiarezza, affinché le famiglie possano compiere una scelta nella piena consapevolezza. Abbiamo sviluppato e testato un modello che funziona, in grado di generare risultati reali”. 

Antonio Biffi, Country Manager per l’Italia, spiega qual è il contributo che la fintech intende portare all’ecosistema italiano: “Il nostro ruolo è ben definito: non siamo un istituto di credito, né un comparatore. Siamo altamente specializzati in intermediazione del credito e ci presentiamo al mercato italiano con un duplice obiettivo: diventare partner strategici degli istituti di credito, ma anche diffondere la cultura finanziaria, affinché ogni persona possa affrontare l’attivazione di un mutuo con adeguata competenza e consapevolezza. Non vendiamo prodotti: consigliamo le persone e le assistiamo affinché diventino clienti preparati, qualificati e pronti a realizzare transazioni.”

Il mercato italiano dei mutui sta attraversando una fase di rinnovata espansione dopo il picco dei tassi registrato nel 2023, che aveva portato il costo medio dei nuovi mutui prima casa al 4,42%. 

Il progressivo calo del costo del credito nel biennio 2024/2025 - con un tasso medio sceso al 3,37% a dicembre 2025 - ha riattivato la domanda e riportato le famiglie in una vera e propria ‘shopping mode’, caratterizzata da maggiore ricerca, confronto delle offerte e richiesta di consulenza. 

Nel 2024 le nuove erogazioni per l’acquisto dell’abitazione hanno superato i 44 miliardi di euro, valore in crescita rispetto ai 41 miliardi del 2023, mentre, nel 2026, il mercato immobiliare si prepara a superare i 170 miliardi di euro di fatturato (+8,4%), con compravendite di quasi 800.000 unità. 

In questo scenario, segnato da una forte preferenza per la stabilità - oltre il 90% delle nuove erogazioni è a tasso fisso - e da un ruolo sempre più centrale delle reti di intermediazione, che oggi governano circa il 37% del mercato, emerge con forza la necessità di modelli capaci di coniugare trasparenza, comparazione e accompagnamento qualificato. 

Una condizione di mercato confermata anche dall’indagine condotta dall’istituto di ricerche di mercato Lexis Ricerche per Dr. Finanza nei primi due mesi del 2026, su un campione mirato di 2.300 italiani che hanno acceso un mutuo tra il 2020 e il 2025, o intendono farlo entro il 2027. I risultati della ricerca evidenziano come il percorso di scelta del mutuo sia percepito come complesso: tra le principali difficoltà emergono non solo quelle di tipo economico, ma anche cognitive e burocratiche: la comprensione di termini e condizioni (30%), la raccolta della documentazione necessaria (20%) e il confronto tra le diverse offerte disponibili (22%). 

Allo stesso tempo, il processo decisionale si basa su un ecosistema informativo articolato - banche (61%), amici e conoscenti (34%) e siti di comparazione (24%) - e su un modello sempre più ‘ibrido’, in cui il 68% dei consumatori combina strumenti digitali per orientarsi e confrontare le opzioni con il supporto diretto di un consulente nelle fasi decisive. 

Il bisogno di supporto e chiarezza si fa ancora più evidente guardando ai giovani tra i 18 e i 35 anni. Il 47% dei giovani percepisce le condizioni contrattuali come difficili da leggere e comprendere. Non è, quindi, una questione di disinteresse, ma di un linguaggio ritenuto ancora lontano e difficile da comprendere da soli. A questo si aggiunge un peso emotivo reale, con l’85% che prova almeno qualche forma di ansia legata al mutuo. Ed è proprio qui che emerge il bisogno più autentico: l’85% di loro dimostra una maggiore propensione a colmare questo gap e a dedicare del tempo nella formazione finanziaria se questo portasse a scelte più consapevoli. 

Tra le donne, invece, la familiarità con i termini tecnici è inferiore rispetto agli uomini, con il 24% che dichiara una buona comprensione contro il 40% maschile. Le donne, però, risultano le più propense a formarsi: il 50% dedicherebbe del tempo all’educazione finanziaria sul mutuo. Le donne chiedono supporto umano con più forza (61%) e lo fanno da una prospettiva orientata al controllo e alla sicurezza: non è un caso che l’80% affermi di avere bisogno di controllo sulle situazioni che la riguardano, che il 78% viva la casa prima di tutto come una fonte di stabilità e che il 60% ritenga essenziale costruire un fondo di emergenza prima di accendere un mutuo. 

Anche alla luce di questi dati,  evidenziano dalla soceità, si manifesta la necessità di un approccio in cui il cliente è al centro, con i suoi dubbi, il suo bisogno di formazione e la sua necessità di essere guidato da un professionista di cui potersi fidare. Ecco, quindi, che la scelta del mutuo non si compie più solo guardando ai tassi, ma alla capacità di un’istituzione di intercettare la domanda, accompagnare il cliente nel processo decisionale e garantire trasparenza e affidabilità. 

È per rispondere a queste esigenze che Dr. Finanza debutta in Italia, offrendo un modello phygital integrato che unisce tecnologia, consulenza personalizzata e presidio dell’intero percorso decisionale, dalla simulazione alla delibera. 

AdSP Mtcs protagonista al Seatrade Cruise Global di Miami, Civitavecchia verso nuovo record 2026

Roma, 13 apr. (Adnkronos) -  L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale protagonista al Seatrade Cruise Global di Miami, in programma fino a giovedì, principale appuntamento mondiale del settore crocieristico. La delegazione dell’AdSP Mtcs è guidata dal Presidente Raffaele Latrofa e dal dirigente della promozione e marketing Malcolm Morini. I porti di Roma e del Lazio sono presenti all’interno dello stand CruiseItaly coordinato da Assoporti. Obiettivo della missione è promuovere il network Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta, rafforzando il posizionamento competitivo del sistema portuale del Lazio nel panorama internazionale e consolidando i rapporti con le principali compagnie crocieristiche mondiali.

La partecipazione al Seatrade si inserisce in un contesto di forte crescita del settore, come confermato dalle previsioni diffuse proprio al Seatrade da Cemar Agency Network, che stimano per il 2026 oltre 15 milioni di crocieristi in Italia. In questo scenario, Civitavecchia si conferma primo porto crocieristico nazionale e al vertice del Mediterraneo, con 3,78 milioni di passeggeri previsti, nuovo record assoluto, rafforzando il proprio ruolo di hub strategico del Mediterraneo e porta d’accesso privilegiata a Roma.

In particolare, per Civitavecchia l’obiettivo è consolidare ulteriormente la presenza delle principali compagnie crocieristiche, incrementando al tempo stesso gli accosti di armatori che finora hanno toccato in misura minore il porto di Roma e promuovendo ulteriori territori nel Lazio, oltre alla Capitale. Per Fiumicino, invece, l’attenzione è rivolta alla promozione del secondo step progettuale dedicato alle crociere, con l’obiettivo di attrarre investitori privati interessati allo sviluppo del nuovo scalo commerciale pubblico. Per Gaeta, infine, si punta a rafforzare il posizionamento nel segmento delle crociere di lusso, favorendo l’arrivo di navi di dimensioni più contenute e ad alto valore aggiunto.

Tra i temi centrali della missione a Miami figura il progetto dell’hub formativo per il settore crocieristico, fortemente voluto dal Presidente Latrofa e già presentato alle principali compagnie internazionali, riscuotendo immediato interesse. L’iniziativa è finalizzata alla creazione di una rete di formazione specializzata, all’incremento dell’occupazione locale qualificata e alla risposta alle esigenze professionali del comparto.

“Essere protagonisti al Seatrade Cruise Global significa rappresentare al meglio il sistema portuale del Lazio in un contesto internazionale strategico. I numeri previsti per il 2026 confermano la centralità di Civitavecchia e la solidità del nostro modello di sviluppo”, ha dichiarato il Presidente dell’Adsp Mtcs, Raffaele Latrofa. “Il nostro obiettivo è arrivare a 4 milioni di passeggeri entro i prossimi tre anni. Ma ancora più importante è accompagnare questa crescita con servizi di qualità, valore aggiunto e nuova occupazione, generando benefici concreti per il sistema Italia e per il territorio. In questa direzione si inserisce il progetto dell’hub formativo, che rappresenta uno strumento strategico per formare professionalità adeguate alle esigenze del settore e rafforzare il legame tra porti e sviluppo economico”.

La presenza al Seatrade di Miami rappresenta un ulteriore passo nel percorso di consolidamento internazionale dell’Adsp Mtcs, con l’obiettivo di trasformare i numeri record attesi anche per il 2026 in sviluppo stabile e duraturo per il territorio.

Liste d'attesa nella sanità, Cartabellotta (Gimbe): "Troppe prescrizioni improprie, rivedere modalità”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Da decenni siamo tutti convinti che" per ridurre le liste d'attesa "bisogna essere più appropriati nella prescrizione e nell'erogazione dei servizi sanitari. Però, se non modifichiamo l'architrave, l'architettura con la quale fare queste prescrizioni, è evidente che tutto si poggia sulla cultura del professionista e sulla domanda appropriata del cittadino. Questo ha una prescrizione secondo una sua classe di priorità, ma se ritiene che questi tempi siano troppo lunghi, si rivolge alla sanità a pagamento e se non può più spendere, a causa dell'aumento della povertà, semplicemente esce dal sistema. Per questo la spesa out of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche". 

Così Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe, nel suo intervento oggi in collegamento al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma.

"A quasi un anno dal lancio della versione 1.0 della piattaforma nazionale sulle liste d'attesa - spiega Cartabellotta - noi abbiamo soltanto ancora dei dati aggregati a livello nazionale", quindi "non abbiamo la possibilità di sapere se il decreto ha prodotto dei benefici. Non disponiamo né di dati regionali, né tantomeno aziendali, né ancor tanto meno divisi per pubblico e privato accreditato piuttosto che per entrare nel regime Ssn. Dal punto di vista progettuale, la piattaforma dovrebbe - e uso volutamente il condizionale - mettere a disposizione tutti questi dati, capire dove sono le difficoltà e mettere in campo gli interventi correttivi. Però oggi, sostanzialmente, noi disponiamo soltanto di un dato aggregato nazionale, espresso con modalità già complicate per i tecnici - rimarca - figuriamoci per i cittadini”.

Sul tema dell'appropriatezza delle prestazioni "non abbiamo dati italiani dettagliati, però la letteratura internazionale dice che mediamente il 30% delle prestazioni di diagnostica ambulatoriale è inappropriato: significa che il profilo rischio-beneficio per quel paziente non è adeguato - chiarisce Cartabellotta - Poi però abbiamo una percentuale molto alta di pazienti che non riesce ad accedere. Quindi, al di là della piattaforma e del potenziamento dell'offerta, bisogna mettere in campo strumenti per governare la domanda, che non possono riguardare soltanto i professionisti. Oggi i pazienti sono fortemente influenzati da quella che io chiamo 'medicalizzazione della società', che esercita anche delle pressioni su chi deve prescrivere. Quindi il problema è come gestire tutto questo, anche modificando le modalità prescrittive, il nomenclatore per le prestazioni”.

Sereni (Pd): "Ddl delega per riforma Ssn non affronta problemi strutturali, fermiamoci”

Milano, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "La delega che si sta discutendo al Senato" sulla riforma del Servizio sanitario nazionale "ci sembra davvero impropria. Ieri le Regioni hanno chiesto di sospendere l'iter di questo provvedimento. Lo stesso ha fatto la Fondazione Gimbe e ci sono state posizioni critiche di Cgil, Cisl, Uil e di altri organi e sindacati professionali. Ma a che serve quella delega? Non affronta nessuno dei problemi strutturali, non nomina mai la parola prevenzione". E' la posizione espressa da Marina Sereni, responsabile salute e sanità del Partito Democratico, intervenuta oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. 

Una posizione critica sul Ddl delega sulla riforma del Ssn. Con questo provvedimento "si istituiscono due nuovi tipi di ospedale, gli ospedali di terzo livello e gli ospedali elettivi, di cui non sentivamo granché bisogno, e non si investe davvero sulla medicina di prossimità. Allora io dico: fermiamoci. Siamo ad un anno dalla fine della legislatura, fermiamoci", è l'invito di Sereni. 

"E' una legge delega vaga, confusa - ha argomentato l'esponente dem - e che per di più ristabilisce una centralità dell'ospedale, quando in tutti i discorsi, persino della maggioranza e del Governo, sentiamo parlare di cronicità e di medicina territoriale”.

Anteprima d’estate, lo stile della bella stagione va in scena a Fieramilano

Milano,  15 apr. (Adnkronos) - Si rinnova dal 29 maggio al 2 giugno 2026 a Fieramilano Rho l’appuntamento con Anteprima d’estate, l’evento a ingresso gratuito promosso da Artigiano in Fiera, che anticipa l’arrivo della bella stagione con cinque giorni dedicati alle eccellenze artigianali, alla creatività e al piacere di stare insieme.

Con la partecipazione di oltre 1.000 artigiani da 50 Paesi, distribuiti su 4 padiglioni (1-3 e 2-4 a pochi passi dalle fermate di metropolitana e treni di Fieramilano Rho), Anteprima d’estate si conferma un’esperienza immersiva che valorizza l’incontro diretto con gli artigiani, il valore dei territori e le tradizioni più autentiche, in un’atmosfera di festa che attende l’estate.

La nuova creatività nata dalla collaborazione con IED - Istituto Europeo di Design e sviluppata nell’ambito di un contest ha coinvolto giovani talenti dei corsi di illustrazione e graphic design. Il visual selezionato, intitolato ‘Gita in fiera’, è firmato dalla ventisettenne milanese Marta Cancellieri, alumna IED Milano, diplomata nel 2025 in Illustrazione e Animazione. L’artwork interpreta Anteprima d’estate come una gita leggera e condivisa, un vero e proprio anticipo di vacanza. Al centro della scena, una famiglia in visita alla fiera diventa simbolo di accoglienza, convivialità e scoperta: attorno a essa prendono forma oggetti, colori e suggestioni che richiamano le diverse culture del mondo e la ricchezza dell’artigianato contemporaneo. Il tratto illustrato, fresco e luminoso, restituisce un’atmosfera solare, capace di evocare tempo libero, creatività e piacere di stare insieme, trasformando la fiera in un luogo da vivere prima ancora che da visitare.

«Anteprima d’estate è l’espressione più leggera e conviviale della nostra visione: un momento dedicato all’incontro, alla creatività e al piacere di stare insieme, nel segno dell’artigianato e delle culture del mondo» commenta Antonio Intiglietta, Presidente di Ge.Fi S.p.A. «Per questo abbiamo rinnovato con convinzione la collaborazione con IED, riconoscendo nel talento dei giovani una chiave autentica per interpretare il presente. È un linguaggio visivo che parla di persone, di relazioni, di meraviglia e di scoperta, gli stessi valori che da sempre guidano il nostro impegno nel promuovere l’artigianato come espressione genuina di umanità, territorio e saper fare. Investire nei giovani talenti significa investire nel futuro di questa visione».

L’offerta di Anteprima d’estate è una vetrina di creatività. L’esperienza proposta ai visitatori è un percorso tra tessuti e abiti leggeri, gioielli ispirati alla natura, creazioni artistiche luminose, soluzioni di design per la casa e l’outdoor, accessori per il viaggio e il tempo libero, fino al mondo del gusto, con eccellenze regionali italiane e specialità gastronomiche internazionali. A completare l’esperienza, spazi dedicati al relax e un palinsesto di eventi e spettacoli che attraversano le culture del mondo, pensati per offrire un momento di evasione e convivialità.

Anteprima d’estate è aperta tutti i giorni dal 29 maggio al 2 giugno 2026 dalle 10 alle 22:30 a Fieramilano Rho. L’accesso è gratuito con pass già scaricabile su artigianoinfiera.it.

I principali mezzi di trasporto per raggiungere la manifestazione sono la linea M1 della metropolitana (fermata Rho Fiera), le linee regionali e del passante ferroviario di Trenord e l’Alta Velocità con Italo, mentre per chi si sposta in auto la disponibilità totale di parcheggi sarà di oltre 10.000 posti auto.

Sereni (Pd): "Universalismo del Ssn scricchiola, liste attesa punta iceberg”

Milano, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Le liste d'attesa sono la punta dell'iceberg di un problema strutturale del Servizio sanitario nazionale: noi abbiamo un Ssn straordinariamente bello e importante, che ci è stato regalato da una donna straordinaria come Tina Anselmi, ma sta scricchiolando il pilastro dell'universalismo". Questo sta succedendo "non sulla malattia grave, ma su tutto il resto, che però è la vita quotidiana di tanti cittadini, di tante famiglie". Ne è convinta Marina Sereni, responsabile salute e sanità del Partito Democratico, intervenuta oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. Se un paziente è "un codice rosso - ha spiegato Sereni - è pienamente preso in carico dal Ssn. Con una malattia grave, che può essere oncologica o neurodegenerativa", il cittadino, "che sia un disoccupato o un imprenditore, ha delle cure gratuite.  Ma prima di arrivare al codice rosso, sul resto - sulla generalità dei bisogni di salute, le cronicità, la prevenzione e l'esigenza di non fare ammalare troppe persone per poter anche usare meglio le risorse - c'è invece una forte disuguaglianza crescente di tipo sociale e territoriale". 

"Penso che le liste d'attesa le dobbiamo affrontare partendo da questo - ha evidenziato l'esponente dem - perché altrimenti più aggiungiamo servizi e prestazioni, più quelle liste d'attesa si allungano. Poi, certamente, bisogna avere la trasparenza e sapere esattamente che cosa sta succedendo nelle regioni. Però le liste d'attesa non le possiamo affrontare se non affrontiamo i nodi strutturali. E per noi i nodi strutturali sono chiari: il primo è il definanziamento. Stiamo definanziando. Non l'ha fatto solo la destra, l'hanno fatto anche i Governi che noi abbiamo sostenuto, lo dico per onestà intellettuale. Però siamo ritornati ad un trend di definanziamento della sanità pubblica sul Pil e questo non va bene, bisogna invertire la tendenza. Mi sarebbe piaciuto che in questa legislatura si creasse un'alleanza trasversale per dire che dopo il Covid quel trend non si poteva riprendere. E invece non è successo. E' successo che siamo scesi al 6,1% sul Pil e che tendenzialmente andremo sotto il 6%. Mi sembra un dato negativo". 

La seconda priorità, ha continuato Sereni, "è il personale. Noi abbiamo bisogno di fare un grande investimento su tutte le professioni sanitarie e di mettere molte più risorse umane nel servizio sanitario pubblico, perché altrimenti le strutture pubbliche rischiano di avere una competizione impropria rispetto al privato. E, ancora, per la cronicità e la prevenzione c'è bisogno di più sanità di prossimità. Abbiamo ereditato dalla precedente legislatura il Dm 77, lo stiamo attuando? Non ne sono sicura, perché vedo che stiamo faticando ad usare i soldi del Pnrr, vedo il rischio di tante inaugurazioni  di muri. Noi invece abbiamo bisogno di una piccola grande rivoluzione sulla medicina territoriale e dobbiamo far diventare quella nuova architettura, insieme ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta, alle farmacie dei servizi, il fulcro di una nuova idea della salute. Altrimenti quello che non si risolve sul territorio va a finire negli ospedali e nei pronto soccorso facendoci spendere di più. Poi dobbiamo fare un grande investimento sull'innovazione". E, invece, "anche sulla digitalizzazione forse i soldi del Pnrr potevano dare esiti migliori. Infine l'intelligenza artificiale, che non deve servire per fare diagnosi, ma per aiutare i professionisti ad affrontare con meno burocrazia e più velocità dei problemi anche nuovi che i bisogni di salute ci propongono". 

Tumore al seno, eletto nuovo direttivo Europa donna: Rosanna D'Antona confermata presidente

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - Una nuova squadra alla guida di Europa Donna Italia, il movimento che dal 1994 tutela i diritti alla prevenzione e alla cura del tumore al seno. Confermata la presidenza di Rosanna D'Antona, che sarà affiancata dalla neo vicepresidente Alessandra Carra, da 11 consiglieri e 3 probiviri. I nuovi membri - informa una nota - sono tutti rappresentanti dell'associazionismo, della comunità medico-scientifica, della cultura, della comunicazione e dell'imprenditoria. Il Consiglio di amministrazione sarà affiancato da 4 comitati. Il primo è il comitato per le politiche regionali, composto dalle associazioni-delegate regionali di Europa Donna Italia, il secondo è il comitato tecnico scientifico, il terzo e il quarto, in via di composizione, saranno il comitato per le politiche istituzionali e il comitato per la comunicazione. Le nomine sono l'esito delle votazioni svolte nel corso dell'assemblea elettiva del movimento, che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano. 

"Sono molto orgogliosa di questa squadra - dichiara la presidente D'Antona - Sarà una governance preziosa per raggiungere nuovi traguardi per la qualità della cura e della vita delle pazienti. Il volontariato negli ultimi anni ha cambiato volto, oggi viene chiamato ad essere sempre più competente e professionale. Abbiamo imparato a fare bene il nostro lavoro di volontarie nei luoghi di cura, a fianco delle pazienti, ma sempre di più le associazioni si configurano anche come soggetto politico ed economico, oltre che sociale. Siamo diventate un interlocutore autorevole del sistema sanitario, la nostra presenza ai tavoli istituzionali è sempre più strutturata”.

Lo confermano anche i dati della ricerca Iqvia Survey Patient Voice 2026, presentata in anteprima da Isabella Cecchini e Paola Vezzola, del dipartimento di ricerche e centro studi Iqvia. I risultati evidenziano un'evoluzione delle associazioni di pazienti, confermando il loro ruolo istituzionale sempre più strategico nel sistema salute, per garantire politiche sanitarie più eque e aderenti ai bisogni reali delle persone. Di fatto, la collaborazione con le istituzioni è parte delle attività di quasi la metà (46%) delle associazioni, che riferisce di partecipare a commissioni parlamentari o tavoli ministeriali a livello nazionale. Ancora più forte è l'attività di advocacy a livello regionale: circa il 70% delle associazioni di pazienti partecipa a tavoli tecnici, reti civiche e tavoli consultivi di confronto con le istituzioni locali. Nell'ambito dell’attività di advocacy, le priorità future includono equità di accesso alle cure (66%), miglioramento dei percorsi pazienti/Pdta (65%) e avanzamenti nella diagnosi precoce (56%). Parallelamente all'advocacy, restano priorità centrali delle associazioni pazienti l'attività di divulgazione e informazione (indicata come attività prioritaria dal 71% delle associazioni nel 2026, in aumento rispetto al 55% nel 2025), e attività di supporto per pazienti e caregiver (area indicata prioritaria per il 59% delle associazioni). E' una fotografia in cui Europa Donna si riconosce pienamente, come portatore di interesse delle pazienti con tumore al seno.

"Gli obiettivi futuri - sottolinea D'Antona - riguardano il rafforzamento delle attività di advocacy per garantire un equo accesso alle cure innovative, per Breast Unit organizzate uniformemente in tutte le regioni d'Italia, sia nella prevenzione sia nella cura, e per la sicurezza del lavoro anche dopo una diagnosi di tumore. Sono traguardi ambiziosi, ma necessari, per i quali è fondamentale che le associazioni siano unite e facciano rete". 

Ad accendere riflessioni e dialoghi sul ruolo storico e contemporaneo delle donne nella cura l'intervento di Daniela Minerva, autrice del libro 'Medicina femminile plurale' (Bollati Boringhieri, 2026). "Attraverso i secoli le donne sono state portatrici di cura e innovazione. Fin dalla preistoria - osserva l'autrice - le donne curano, accudiscono, si ingegnano per trovare rimedi: accadeva nelle grotte, poi nei villaggi, nelle case, al di fuori delle accademie e delle università. Si è costruito così, nel tempo, un sapere corale, che oggi ritroviamo nelle associazioni. Qui le donne informano, supportano, danno voce ai bisogni di pazienti e caregiver e la portano ai decisori: la loro voce ora contribuisce a orientare le politiche sanitarie, ricordandoci che la sanità è profondamente influenzata dalla prospettiva femminile”.

Le nuove consigliere di Europa Donna Italia sono: Gabriella Berardi (direttrice del Polo Biblio-Museale di Foggia); Rosa Blasi (direttrice generale della European School of Oncology); Paola Boldrini (già vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato); Concita De Gregorio (giornalista e scrittrice); Rossana De Palma (medico già responsabile dell'Area Qualità delle cure, reti cliniche e percorsi presso la direzione generale Sanità della Regione Emilia Romagna); Alexia Giugni (Head of Client Coverage Emea presso Dws International GmbH); Giovanna Maggioni (presidente di Audioutdoor); Alessandra Minghetti (dirigente di Intesa Sanpaolo); Loredana Pau (vicepresidente uscente di Europa Donna Italia e coordinatrice della rete associativa); Antonella Moreo (medico specialista in cardiologia) e Corrado Tinterri (chirurgo senologo e docente universitario).

Glaucoma, oculista: "Estate e primavera le stagioni più difficili’

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - In Italia vivono 500mila pazienti colpiti da glaucoma, ma si calcola vi siano almeno altrettante persone che non sanno di avere la patologia. Quindi oltre 1 milione di persone soffre di una malattia oculare cronica-progressiva che, se non viene trattata, può portare a danni permanenti al nervo ottico e alla perdita della vista. E la primavera e l'estate sono le stagioni più difficili, tanto che alcuni pazienti non riescono, nelle ore centrali della giornata, a tenere aperti gli occhi in un ambiente esterno. "E' tutta colpa della fotofobia, uno dei sintomi più temuti e frequenti - spiega Luciano Quaranta, professore, direttore e fondatore del Centro oculistico italiano - Chi ne soffre, a causa del glaucoma, sente un forte senso di fastidio verso la luce naturale e artificiale, difficoltà nei passaggi luce/buio e costanti abbagliamenti visivi. Per questo si rende assolutamente necessario l'utilizzo di lenti foto protettive, schermi solari o di capelli con apposite visiere. Sono piccoli accorgimenti che possono però fare la differenza nella vita di tutti i giorni”.

"Il glaucoma - ricorda lo specialista - è causato da un aumento della pressione intraoculare interna dell'occhio che danneggia le fibre del nervo ottico. E' una patologia a carattere sociale, con un'incidenza estremamente elevata soprattutto tra gli over 60. Risulta totalmente asintomatica fino agli stadi più avanzati e quindi è molto difficile ottenere una diagnosi precoce. Per individuarla è sufficiente una visita oculistica completa che deve includere anche la misurazione della pressione oculare e l'esame del campo visivo. E' così possibile identificare la malattia nelle sue fasi iniziali e avviare subito il trattamento più adatto. Non si può invece svolgere una prevenzione primaria, anche se esistono alcuni fattori di rischio modificabili, tra cui l'eccessivo peso corporeo e il fumo di sigaretta", sottolinea Quaranta. 

"Dal glaucoma non si può guarire - precisa - tuttavia esistono cure che possono rallentarne il decorso, evitando al paziente disabilità visive gravi. La terapia medica consiste nella somministrazione di colliri in grado di ridurre la pressione intraoculare elevata. E' in grande crescita anche l'utilizzo dei laser come trattamento primario, che sono stati inseriti nelle più importanti linee guida internazionali. Infine vi è il trattamento chirurgico, che è sempre più precoce grazie al ricorso di tecnologie mini-invasive o scarsamente-invasive”.

La chirurgia, approfondisce l'esperto, "negli ultimi anni ha subito grandi modifiche e l'innovazione ha portato all’utilizzo di mini-stent da inserire all'interno dell’occhio. Sono tipologie di cure molto sicure, estremamente efficaci e che possono essere eseguite in associazione all'intervento per la cataratta. Con la chirurgia combinata 'cataratta-glaucoma' - descrive Quaranta - si ottengono ottimi risultati sia per quanto riguarda la riduzione della pressione oculare che i miglioramenti nelle capacità di vista del paziente. Tra le terapie più invasive vanno segnalati i nuovi impianti drenanti, anche regolabili dall'esterno, e che sfruttano meccanismi di filtrazione posteriore dell'umore acqueo. Queste tecniche garantiscono buoni risultati anche nei casi più difficili e soprattutto sono utili a quei pazienti che hanno già subito, con scarsi risultati, diverse operazioni chirurgiche". 

Il paziente con glaucoma "è asintomatico - conclude lo specialista - non percepisce la malattia e quindi non sente dolore. Gli interventi chirurgici modificano la struttura oculare, riducono la pressione e quasi sempre nei primi mesi post-intervento vengono segnalati sensazione di fastidio e altri piccoli disturbi. Dobbiamo educare i nostri assistiti e spiegare l'importanza di intervenire su una malattia cronica e che può avere gravi conseguenze. Comprendere le opzioni di terapia del glaucoma è il primo passo per proteggere la vista a lungo termine”.

Cossolo (Federfarma): "Dove ci sono le farmacie dei servizi calano le liste d’attesa"

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Nelle regioni dove si ricorre correttamente alla farmacia dei servizi si ha un calo delle liste d'attesa". Così Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma, nel suo intervento oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. 

"Nelle Marche, ad esempio, c'è stata una riduzione del 18% delle liste d'attesa, soprattutto sulla telecardiologia - sottolinea - Anche in Piemonte il contributo alle liste d'attesa è stato importante, tant'è che la Regione ha chiuso la sperimentazione ed è andata in proroga". 

Per Cossolo "il problema vero è quello della ricetta, perché alcune Regioni si sono inventate altri meccanismi di controllo, tra cui la Lombardia; altre sono un pochino più indietro, perché non hanno il modo di mettere in contatto la prescrizione con la cosiddetta 'bruciatura' della ricetta. Nella legge di Bilancio c'è la norma, ora stiamo attendendo i decreti attuativi", conclude. 

Sanità, Siracusano (Css): "In tempi di Ia ridare fiducia in Ssn garantendo diritto salute mentale e prevenzione”

Milano, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Il tavolo tecnico del ministero della Salute pochi mesi fa ha elaborato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, con il coordinamento della Conferenza Stato-Regioni, il Piano di azione nazionale sulla salute mentale, il Pansm 2025-2030. E' un risultato estremamente importante anche perché sulla legge di Bilancio vi sono dei finanziamenti ad hoc che andranno a crescere negli anni. Noi oggi spendiamo il 90% circa in farmaci e in cure e pochissimo sulla prevenzione, e questo non va bene. 

La salute oggi è un concetto molto diverso, perché è integrata e ruota intorno alla cosiddetta 'One Mental Health', che ci fa capire come, se non riusciamo a intervenire partendo dalla salute mentale, non riusciamo a creare quel processo di prevenzione che si chiama salutogenesi e non patogenesi. Il Pansm parte proprio da questo aspetto". Lo ha spiegato Alberto Siracusano, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'. 

"Abbiamo in atto un cambiamento antropologico radicale - ha osservato Siracusano - Occupandomi di salute mentale, quello che vedo oggi è sempre una prima richiesta all'intelligenza artificiale. I ragazzi hanno come migliore amico l'Ai. Quando una persona dice che non ha fiducia nel sistema sanitario nazionale, in realtà dovremmo chiederci: in che cosa ha fiducia? Questa secondo me sarebbe la domanda da porsi". Oggi, ha evidenziato il presidente del Css, "abbiamo dei dati estremamente drammatici" sul disagio mentale, "che ci fanno vedere come in età evolutiva ci sia una problematicità crescente. Questo ovviamente incide sugli accertamenti, sulle liste d'attesa, su delle richieste improprie. Per cui serve un grande cambiamento culturale sul concetto di salute e di salute mentale, partendo fin dai primi giorni di vita. Se vogliamo fare realmente prevenzione, dobbiamo cominciare a ragionare in modo diverso. Un esempio è quello che riguarda la diagnosi e l'intervento precoce in gravidanza sulla depressione: se riuscissimo a inserire semplici domande di screening, riusciremmo a cominciare a far capire che la nostra prevenzione, la nostra salute, nasce proprio durante il periodo della gravidanza". 

"Il problema del nostro futuro riguarda dunque una visione piu completa del concetto di salute, in cui la salute mentale ha un ruolo fondamentale - ha concluso Siracusano - Il fatto che si parli poco del Piano nazionale è un segnale del fatto che non si è capita l'importanza e gli effetti di un benessere psichico sulla società in generale. Una nuova società, una società moderna, non può non dare il diritto alla salute mentale. L'importanza del Ssn da questo punto di vista è unica e irrinunciabile: chi lavora nel campo della salute mentale lavora esclusivamente nel pubblico, se non si potenziano questi servizi non facciamo una buona programmazione".  

Cultura, Nordio: "Dimore storiche devono diventare anche risorsa economica”

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - "La cultura in Italia deve essere sempre più considerata non solo come patrimonio identitario, ma anche come leva economica e produttiva capace di generare valore e sviluppo". 

È quanto ha affermato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo alla 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, dal titolo 'Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese', tenutasi a Roma al Teatro Argentina. Nordio ha sottolineato come nel nostro Paese persista ancora una visione che separa cultura ed economia, quasi che il valore culturale debba restare svincolato da qualsiasi logica produttiva. “In altri Paesi - ha spiegato - la cultura si associa invece alla produttività e al profitto, inteso come strumento per migliorare la vita collettiva”. Un approccio che, secondo il ministro, l’Italia dovrebbe progressivamente adottare per valorizzare il proprio enorme patrimonio.

Il ministro ha evidenziato come l’Italia sia “il Paese culturalmente più ricco al mondo”, ma non sempre in grado di trasformare questa ricchezza in opportunità economiche. Il riferimento è anche al sistema delle dimore storiche, dei musei e dei beni culturali, spesso gravati da costi di manutenzione elevati che rischiano di diventare insostenibili per i proprietari privati. “Se cade un tetto, in alcuni casi si è costretti a ricorrere a un mutuo per coprire le spese di manutenzione”, ha osservato Nordio, richiamando la necessità di un quadro più favorevole alla gestione di questi beni. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti negli ultimi anni, il ministro ha evidenziato come resti ancora molto da fare, sia sul piano normativo che su quello culturale.

Nordio ha quindi ribadito la disponibilità del proprio dicastero a sostenere ogni iniziativa volta a rafforzare il legame tra cultura ed economia, sottolineando come la valorizzazione del patrimonio non sia in contrasto con la sua tutela, ma ne rappresenti anzi una condizione necessaria. “La cultura - ha concluso - è anche un mezzo di arricchimento etico e intellettuale, e va sostenuta con risorse adeguate e strumenti moderni”.

Cultura, Nordio: "Dimore storiche devono diventare anche risorsa economica”

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - "La cultura in Italia deve essere sempre più considerata non solo come patrimonio identitario, ma anche come leva economica e produttiva capace di generare valore e sviluppo". È quanto ha affermato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo alla 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, dal titolo 'Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese', tenutasi a Roma al Teatro Argentina. Nordio ha sottolineato come nel nostro Paese persista ancora una visione che separa cultura ed economia, quasi che il valore culturale debba restare svincolato da qualsiasi logica produttiva. “In altri Paesi - ha spiegato - la cultura si associa invece alla produttività e al profitto, inteso come strumento per migliorare la vita collettiva”. Un approccio che, secondo il ministro, l’Italia dovrebbe progressivamente adottare per valorizzare il proprio enorme patrimonio.

Il ministro ha evidenziato come l’Italia sia “il Paese culturalmente più ricco al mondo”, ma non sempre in grado di trasformare questa ricchezza in opportunità economiche. Il riferimento è anche al sistema delle dimore storiche, dei musei e dei beni culturali, spesso gravati da costi di manutenzione elevati che rischiano di diventare insostenibili per i proprietari privati. “Se cade un tetto, in alcuni casi si è costretti a ricorrere a un mutuo per coprire le spese di manutenzione”, ha osservato Nordio, richiamando la necessità di un quadro più favorevole alla gestione di questi beni. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti negli ultimi anni, il ministro ha evidenziato come resti ancora molto da fare, sia sul piano normativo che su quello culturale.

Nordio ha quindi ribadito la disponibilità del proprio dicastero a sostenere ogni iniziativa volta a rafforzare il legame tra cultura ed economia, sottolineando come la valorizzazione del patrimonio non sia in contrasto con la sua tutela, ma ne rappresenti anzi una condizione necessaria. “La cultura - ha concluso - è anche un mezzo di arricchimento etico e intellettuale, e va sostenuta con risorse adeguate e strumenti moderni”.

Mangiacavalli (Fnopi): "La carenza di infermieri è ciclica ma oggi serve risposta strutturale”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "La carenza di infermieri non è un problema nuovo. In Italia si ripresenta a cicli dagli anni '80, circa ogni 15-18 anni. Nel tempo sono stati messi in campo diversi interventi: miglioramenti contrattuali, incentivi economici, nuove figure professionali e borse di studio per il corso di Infermieristica. Tuttavia, alcune misure non hanno prodotto risultati duraturi. Oggi si sta cercando di affrontare il problema in modo più strutturale, perché le soluzioni temporanee non bastano. La sanità moderna, infatti, non può più basarsi su singole professionalità che lavorano in modo isolato, ma deve essere organizzata in team multidisciplinari e integrati". Lo ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche), nel suo intervento oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma.

"Un altro elemento critico - spiega - sono i colleghi infermieri che scelgono di andare all'estero: circa 30.000 professionisti italiani lavorano fuori dal Paese. Non si tratta solo di motivi economici, ma soprattutto del fatto che all'estero vengono riconosciute e valorizzate maggiormente competenze e professionalità. Secondo la Corte dei conti, la carenza di infermieri in Italia è di circa 65.000 unità, ma questo dato è probabilmente sottostimato perché considera solo il turnover e non il fabbisogno reale del sistema socio-sanitario. Inoltre, per sviluppare la rete territoriale prevista dal Decreto 77 servirebbero circa 29.000 infermieri aggiuntivi". Lo sviluppo dell'assistenza territoriale, in particolare con le Case di comunità e la figura dell’infermiere di famiglia e comunità, "è ancora in fase iniziale: sono stati reclutati solo circa 7.000 infermieri, con forti differenze tra le Regioni - lamenta Mangiacavalli - Le Case di comunità dovrebbero diventare il centro della rete territoriale, collegate con medici di medicina generale, pediatri, specialisti, farmacie dei servizi, Rsa e altri servizi, anche tramite telemedicina e sanità digitale. In questo modo si costruirebbe una vera sanità di prossimità, in cui il cittadino viene seguito in modo continuo e integrato”.

Un altro grande tema è quello delle liste d’attesa. "Non si può risolvere il problema semplicemente aumentando le prestazioni, se il sistema è inefficiente: è come riempire un secchio bucato - avverte la presidente di Fnopi - Bisogna anche ridurre prescrizioni inappropriate e riorganizzare i percorsi di cura. L'Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo e una larga parte della popolazione anziana convive con malattie croniche, fragilità e non autosufficienza. Questo significa che molti accessi alle liste d'attesa riguardano controlli ripetuti e programmati, che potrebbero essere gestiti in modo diverso". L'idea è quindi quella di "spostare i pazienti cronici dentro percorsi strutturati (Pdta), in cui non rientrano continuamente nelle liste d'attesa per ogni controllo, ma vengono seguiti in modo organizzato e programmato. In questi percorsi - rimarca - possono avere un ruolo importante anche gli infermieri, ad esempio nella gestione di ambulatori per diabete, scompenso cardiaco, medicazioni avanzate o controlli specialistici. Questo permetterebbe di differenziare la risposta ai vari bisogni di salute e ai cittadini con problemi acuti di accedere più facilmente alle prestazioni”.

Sanità, Filippini (Sanofi): "Prevenzione e collaborazione pubblico-privato per Ssn sostenibile”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Saluti) - "Ci troviamo di fronte a un quadro geopolitico di grande complessità e le aziende farmaceutiche innovative, come Sanofi, hanno un ruolo strategico fondamentale: collaborare con il sistema sanitario, il Governo e le istituzioni per garantire la sostenibilità della sanità e l'accesso continuo all'innovazione". Lo ha detto Fulvia Filippini, Public Affairs Head Sanofi Italia, intervenuta oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'. Secondo Filippini, "una grande opportunità in questa direzione è rappresentata dal Testo unico promosso dal sottosegretario Marcello Gemmato, che potrebbe continuare a rafforzare la farmaceutica e metterla al centro delle politiche di crescita e sostenibilità del Paese". 

Per Sanofi, ha aggiunto, "la collaborazione pubblico-privato è una leva essenziale. Ci troviamo in una sorta di 'tempesta perfetta': invecchiamento della popolazione, aumento dei bisogni di salute e sfide di sostenibilità economica. La vera domanda è come rendere l’innovazione sostenibile". In questo contesto, la prevenzione è considerata la risposta chiave. Filippini ha sottolineato "come a livello europeo si stia aprendo una fase favorevole, grazie a un nuovo quadro economico che consente di considerare gli investimenti in prevenzione non come spesa corrente, ma come investimenti in grado di liberare risorse future". A supporto di questa tesi, ha citato l'esempio delle "campagne di immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv), che hanno già prodotto risultati significativi in termini di riduzione dei ricoveri e dei costi sanitari. In alcune regioni, come Toscana e Lombardia, si sono registrati cali delle ospedalizzazioni rispettivamente fino al 90% e al 74%. Questa è la direzione da seguire: investire in prevenzione per garantire innovazione e sostenibilità al sistema sanitario", ha concluso.

Cultura, Odescalchi (Adsi): "Dimore storiche motore economico e presidio dei territori”

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - “Le dimore storiche sono 46mila in tutta la nostra nazione e rappresentano un presidio culturale, economico e occupazionale. Ci definiamo il museo più grande e diffuso d’Italia, perché questi luoghi sono veri presidi sui territori, in particolare nelle aree interne.” Queste le parole di Maria Pace Odescalchi, presidente dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, in occasione della 49esima Assemblea dell’Adsi, dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi al Teatro Argentina di Roma.

Odescalchi, oltre a sottolineare il ruolo strategico di queste realtà nel tessuto socio-economico del Paese, ha spiegato che l’impatto delle dimore storiche si estende ben oltre la tutela del patrimonio: “Sono motori di economia per la filiera del restauro, per il turismo e per tutte le attività legate all’accoglienza. Attorno a queste realtà si sviluppano interi ecosistemi economici locali”. Da qui l’appello a rafforzare il rapporto con le istituzioni: “La collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale per presidiare concretamente il territorio e sostenere la ripartenza delle aree interne. Solo lavorando insieme sarà possibile valorizzare pienamente questi luoghi e dare nuove prospettive di sviluppo a molte comunità”.

Liste d'attesa in sanità, Magi (Sumai): "Più medici specialisti sul territorio e rafforzare Case comunità”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Per ridurre le liste d'attesa non esistono soluzioni miracolose: è necessario aumentare il numero di medici specialisti sul territorio e rafforzare le Case di comunità". Lo ha detto Antonio Magi, presidente del Sumai Assoprof, il sindacato dei medici specialisti ambulatoriali, intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide’.

Le liste d'attesa "riguardano soprattutto visite cardiologiche, ortopediche, neurologiche, oculistiche - sottolinea Magi - e di conseguenza la carenza di specialisti porta spesso a un uso improprio dei pronto soccorso, che vengono utilizzati anche per problemi non urgenti". Secondo Magi, "il problema non si risolve semplicemente aumentando i medici di medicina generale, se non si interviene in modo strutturale sull'organizzazione del sistema”.

Il presidente del Sumai è poi tornato sulla necessità di "dare continuità al decreto sulle liste d'attesa attraverso l'approvazione del Ddl 'Professioni sanitarie' attualmente fermo alla Camera da 8 mesi dopo il via libera del Senato”.

Cultura, Odescalchi (Adsi): "Dimore storiche motore economico e presidio dei territori”

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - “Le dimore storiche sono 46mila in tutta la nostra nazione e rappresentano un presidio culturale, economico e occupazionale. Ci definiamo il museo più grande e diffuso d’Italia, perché questi luoghi sono veri presidi sui territori, in particolare nelle aree interne.” Queste le parole di Maria Pace Odescalchi, presidente dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, in occasione della 49esima Assemblea dell’Adsi, dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi al Teatro Argentina di Roma.

Odescalchi, oltre a sottolineare il ruolo strategico di queste realtà nel tessuto socio-economico del Paese, ha spiegato che l’impatto delle dimore storiche si estende ben oltre la tutela del patrimonio: “Sono motori di economia per la filiera del restauro, per il turismo e per tutte le attività legate all’accoglienza. Attorno a queste realtà si sviluppano interi ecosistemi economici locali”. Da qui l’appello a rafforzare il rapporto con le istituzioni: “La collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale per presidiare concretamente il territorio e sostenere la ripartenza delle aree interne. Solo lavorando insieme sarà possibile valorizzare pienamente questi luoghi e dare nuove prospettive di sviluppo a molte comunità”.

Cultura, Lollobrigida: "Dimore storiche motore di turismo e sviluppo territoriale”

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - “L’Italia è la nazione della bellezza e dobbiamo saperla rappresentare per attrarre ancora più turisti. Abbiamo dimore storiche straordinarie e c’è chi le cura. Oggi, però, l’economia è cambiata e le istituzioni devono essere vicine anche alla proprietà privata, affinché queste realtà possano essere offerte al meglio e continuare a garantire la tenuta del territorio.” Ha dichiarato Francesco Lollobrigida, ministro del’Agricoltura, intervenuto alla 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi a Roma al Teatro Argentina. Lollobrigida ha evidenziato come, rispetto al passato, si sia invertito il rapporto tra agricoltura e dimore storiche: “Se un tempo era l’agricoltura a sostenere queste realtà, oggi sono spesso le dimore storiche a mantenere intere aree agricole, con un modello economico profondamente mutato”. 

“Questa collaborazione tra pubblico e privato nella valorizzazione dell’;offerta culturale e turistica consente non solo di rendere accessibili luoghi di grande valore, ma anche di generare economia, occupazione e crescita. Mettere a disposizione questi patrimoni significa aprire le proprie case, frutto del lavoro di generazioni, e trasformarle in un’opportunità per l’intero Paese”, ha aggiunto. Sul piano degli interventi concreti, il ministro ha indicato due direttrici principali: “Da un lato è necessario supportare la manutenzione, perché spesso i proprietari non dispongono più delle risorse necessarie per sostenere questi costi; dall’altro occorre rafforzare la promozione, un’attività che l’Associazione svolge già in modo efficace, rendendo queste dimore sempre più ospitali e attrattive”.

Cultura, Mulè (Fi): "Per dimore storiche servono semplificazione e incentivi fiscali”

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - Le dimore storiche italiane rappresentano un patrimonio privato ma al tempo stesso un bene di interesse collettivo, che richiede un intervento concreto delle istituzioni per essere tutelato e valorizzato. È il messaggio lanciato dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, durante la 49esima Assemblea dell’Adsi (Associazione Dimore Storiche Italiane), dal titolo 'Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese', tenutasi al Teatro Argentina di Roma.

Secondo Mulè, il ruolo delle istituzioni deve tradursi in misure normative capaci di semplificare e accelerare i processi amministrativi legati alla gestione e alla manutenzione di questi beni. “Le istituzioni devono contribuire soprattutto attraverso la semplificazione normativa e strumenti che aiutino concretamente le dimore storiche”, ha spiegato, sottolineando la necessità di “una corsia preferenziale per una proposta di legge già depositata in Commissione Cultura che prevede tempi più rapidi per gli interventi all’interno delle dimore storiche”. Il vicepresidente della Camera ha richiamato anche il tema degli incentivi fiscali, indicando come prioritaria l’estensione e il rafforzamento dell’Art Bonus: “Occorre portare a compimento l’Art Bonus, estendendolo anche al terzo settore e alle fondazioni che gestiscono dimore storiche, con un credito d'imposta del 65% rimborsabile in tre anni”. Un intervento che, secondo Mulè, andrebbe nella direzione di una maggiore armonizzazione del sistema e di un sostegno più efficace agli investimenti.

Si tratta di misure che puntano a semplificare e valorizzare un patrimonio diffuso composto da circa 47.000 dimore storiche italiane, che rappresentano una risorsa culturale, economica e territoriale di straordinaria importanza”, ha concluso.

Dimore storiche da patrimonio a risorsa economica, a Roma assemblea Asdi

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - Il patrimonio culturale italiano rappresenta un potenziale volano economico, ma perché questo possa accadere, è necessario che la collaborazione fra pubblico e privato sia supportata da strumenti efficaci, in primis da un quadro normativo adeguato. È uno dei messaggi che riassumono quanto emerso in occasione della 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi), dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi oggi al Teatro Argentina di Roma. 

All’incontro, presieduto dalla Presidente di ADSI, Maria Pace Odescalchi, hanno preso parte Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, Carlo Nordio, Ministro della Giustizia, Maurizio Leo, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giorgio Mulè, Vice Presidente della Camera dei Deputati, Maurizio Lupi, membro della II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Massimo Garavaglia, Presidente della VI Commissione Finanze del Senato, Irene Manzi, membro della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Antonio Calabrò, Presidente Museimpresa, Don Alessio Geretti, già responsabile eventi d’arte Giubileo 2025 per la Santa Sede e curatore delle mostre di Illegio, Massimiliano Giansanti, Presidente Confagricoltura, Renata Cristina Mazzantini, Direttrice GNAMC Roma, Francesco Spano, Direttore Federculture, Giorgio Spaziani Testa, Presidente Confedilizia e Flavio Valeri, Vicepresidente Nazionale FAI.

I dati del VI Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato confermano il ruolo economico e sociale delle dimore storiche in Italia:circa 46.000 beni culturali privati distribuiti su tutto il territorio nazionale, quasi il 30% nei comuni sotto i 5.000 abitanti, dove sono presidi culturali e identitari; il 60% genera valore diretto attraverso attività nei settori del turismo, della cultura e dell’agricoltura, contribuendo anche all’occupazione giovanile;  nel 2024 oltre 35 milioni di visitatori, grazie anche alle più di 20.000 realtà che promuovono eventi e aperture al pubblico;  sul fronte della manutenzione, l’85% degli interventi è autofinanziato, con una spesa media superiore a 50.000 euro annui per bene; gli investimenti in restauri hanno raggiunto 1,2 miliardi di euro per gli interventi straordinari nel 2024 e oltre 1,9 miliardi complessivi, pari a più del 10% della crescita del PIL registrata nel 2023; oltre 10.000 dimore sono pronte ad ampliare le proprie attività in presenza di un contesto normativo più favorevole.

Nel corso del dibattito è stata sottolineata la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private, che perseguono lo stesso obiettivo di salvaguardia del patrimonio culturale italiano, perché possa realizzare il suo potenziale di volano economico a fronte di investimenti supportati da strumenti stabili e continuativi. Tra questi l’estensione dell’Art Bonus ai beni culturali privati, gestiti da fondazioni o realtà del terzo settore, renderebbe più sostenibili gli investimenti in manutenzione, restauro e valorizzazione, con ricadute positive sulle filiere collegate e sulloccupazione nei territori.

Si è discusso inoltre della proposta avanzata da Federculture di razionalizzare e armonizzare l’Iva per i restauri e le attività nel settore culturale, rendendo più equa e favorevole l’imposizione rispetto ad altri Paesi europei. Nel caso delle dimore storiche, ciò riconoscerebbe la funzione pubblica di beni custoditi da privati che sono parte attiva delle comunità locali, attraverso aperture al pubblico, attività turistiche, eventi culturali e iniziative di interesse collettivo. Il dibattito, moderato da Andrea Ducci, si è articolato lungo due direttrici principali: da un lato, i modelli di gestione e sviluppo delle dimore storiche, sempre più centrali nel coniugare tutela e valorizzazione; dall’altro, il tema della fiscalità e dell’impatto economico, con l’obiettivo di individuare strumenti in grado di sostenere gli investimenti e rafforzare il contributo del patrimonio culturale privato al sistema Paese.

“Le dimore storiche sono oggi parte integrante del nostro sistema Paese, non solo per il loro inestimabile valore culturale, ma anche per il contributo concreto che offrono ogni giorno ai territori”. ha dichiarato Maria Pace Odescalchi, presidente del’Associazione Dimore Storiche Italiane. “Creano occupazione, sostengono intere filiere produttive - dal restauro e dalla manutenzione, all’agricoltura e all’enogastronomia di qualità - e promuovono un turismo responsabile che riscopre le aree interne e i centri minori, custodi della nostra identità e memoria”.

L’evento è stato anche occasione per la proclamazione dei vincitori della VII edizione del Premio Tesi di Laurea Adsi, promosso dall’Associazione a supporto dei giovani studiosi che scelgono di dedicarsi allo studio e alla valorizzazione dei beni culturali privati: il primo premio è andato agli architetti Elena Rizzico e Alessandro Piacentini, del Politecnico di Milano, per la tesi “Palazzo Franco a Vicenza. Prospettive metodologiche per il recupero e la valorizzazione”. Il secondo è stato assegnato all’architetto Nicola Gigli, per la tesi “Architettura rurale dell'Appennino reggiano: identità, conoscenza, missione”, mentre il terzo premio è stato attribuito alla dottoressa Concetta Sidoti Abate, dell’Università degli Studi di Palermo, per la tesi “Case museo e genius loci, promozione e valorizzazione culturale di un territorio - un caso studio: Villa Piccolo di Calanovella a Capo d’Orlando”.

Sanpellegrino celebra il Made in Italy aprendo alle scuole porte stabilimento di San Giorgio in Bosco

Roma, 15 apr. (Adnkronos/Labitalia) - Sanpellegrino, azienda di riferimento nel settore delle acque minerali e delle bibite non alcoliche, celebra la 'Giornata nazionale del made in Italy', istituita per promuovere la creatività e l’eccellenza italiana aprendo alle scuole del territorio le porte dello stabilimento di San Giorgio in Bosco. L’iniziativa si inserisce tra le attività sostenute dal ministero delle Imprese e del Made in Italy nel mese di aprile per promuovere il ruolo sociale e il contributo del Made in Italy allo sviluppo economico e culturale del Paese.

L’impegno di Sanpellegrino per il Made in Italy si esprime attraverso una gamma di prodotti capace di interpretare gusti ed esigenze di consumo diversificati, che contribuiscono a far conoscere le eccellenze italiane a livello internazionale. Un approccio che valorizza la qualità delle materie prime e le filiere locali del Gruppo, costituite dall’82% di fornitori che hanno attività produttive in Italia. La collaborazione con ristoranti e chef di fama internazionale rappresenta un ulteriore tassello di questo percorso, attraverso il quale Sanpellegrino crea esperienze distintive e momenti speciali a tavola.

“Celebrare il Made in Italy significa valorizzare un patrimonio fatto di competenze, tradizioni e cultura che rendono unici i prodotti italiani nel mondo. Con le nostre bibite e con le acque minerali S.Pellegrino e Acqua Panna portiamo ogni giorno sulle tavole di oltre 150 Paesi i valori distintivi dei territori d’origine dei nostri prodotti, espressione della cultura enogastronomica e dello stile di vita italiano", ha dichiarato Ilenia Ruggeri, Direttore Generale del Gruppo Sanpellegrino. "La scelta di condividere la Giornata del Made in Italy con i giovani si inserisce in un percorso che ci vede, da anni, impegnati con progetti e iniziative volti a valorizzare la formazione delle competenze e il talento, per accompagnare le nuove generazioni nella costruzione del proprio futuro", ha continuato. 

Sanpellegrino ha accolto gli studenti e gli insegnanti delle classi prima e seconda dell’Its Meccatronico Veneto di Bassano nello stabilimento di San Giorgio in Bosco dove vengono prodotte le bibite, da quasi un secolo simbolo della qualità e dell’eccellenza del Made in Italy nel mondo. L’incontro, culminato con la visita alle linee produttive, ha dato ai partecipanti l’opportunità di entrare nel vivo dei processi produttivi e di conoscere le tecnologie alla base dell’attività. 

I ragazzi coinvolti, terminato il percorso di studi, diventeranno infatti figure professionali qualificate con competenze nell’integrazione, programmazione e manutenzione di sistemi industriali. Un momento di orientamento e scoperta per gli studenti, e al tempo stesso un’opportunità per Sanpellegrino di presentare la propria realtà ai professionisti di domani.

L’esperienza ha permesso di avvicinare concretamente i ragazzi al contesto industriale e alle competenze richieste dalle aziende ed è stata per Sanpellegrino l’occasione per rafforzare il legame con il territorio. Una sinergia che negli anni scorsi ha portato all’inserimento in azienda di diplomati Its con la formula del’apprendistato duale che prevede tre giorni in aula e due giorni in azienda con la possibilità di mettere in pratica quanto si è imparato. Sanpellegrino si propone, infatti, di valorizzare i talenti emergenti con percorsi di carriera che, dall’apprendistato consentono di sviluppare progressivamente una professionalità per ricoprire, negli anni, posizioni di crescente responsabilità, dal supervisore fino a posizioni manageriali nell’ambito della manutenzione e dell’engineering.

Sanità, Venesia (Fimmg): "Il farmaco può fare molto nella gestione delle liste d’attesa"

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Il farmaco può fare tantissimo sulla questione delle liste d'attesa. Noi medici di medicina generale siamo assolutamente favorevoli nel togliere tutto quello che può essere di intralcio all'accesso al farmaco - procedure di tipo burocratico, amministrativo - che sottraggono chiaramente tempo e risorse all'assistenza dei pazienti. Per esempio, riteniamo che sia necessario passare dal piano terapeutico al piano di cura che abbia una forte impronta di tipo clinico, con la possibilità, nel tempo, di visionare i dati clinici anche con automatismi: oggi le tecnologie ce lo permettono". Così Roberto Venesia, responsabile area farmaco Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), nel suo intervento, oggi a Roma, al convegno Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide’

"La salute costa, ma la malattia costa molto di più. E' quindi necessario prevenirla e il farmaco può fare tantissimo nella prevenzione secondaria - osserva il medico - Se ci sono 6 fattori di rischio che determinano il 60% della spesa complessiva di un sistema sanitario, forse dobbiamo agire in termini preventivi. Se 15 patologie determinano l'80% della spesa sanitaria, forse il focus va messo lì. Abbiamo però bisogno anche di una maggiore integrazione tra i professionisti - medici di famiglia, pediatri di libera scelta e farmacisti - che lavorano sul territorio. Le Case della comunità devono essere riferimenti delle aggregazioni funzionali dei medici, cioè dei team", evidenzia. "Devono essere la sede principale dove avviene l'incontro multiprofessionale con i livelli specialistici, il luogo dove io mando il mio paziente, saltando il Cup, perché stiamo lavorando su una presa in carico della complessità”.

In questo contesto, Venesia indica alcune "mosse da fare. La prima riguarda la valutazione dei contesti: l'invecchiamento della popolazione comporta appunto comorbilità, la complessità. Si tratta poi di rafforzare quelle parti del Servizio sanitario nazionale che sono deboli, come la frammentazione dell'assistenza, ma anche le linee guida inadeguate. Se devo trattare un paziente complesso che ha una malattia principale e ne ha altre due - chiarisce il medico - ho linee guida che mi dicono quando prescrivere un farmaco e molto poco sulla deprescrizione, ad esempio. E c'è comunque una complessità che devo gestire. C'è poi la necessità di erogare un'assistenza centrata sulla persona e il processo decisionale condiviso: il medico di medicina generale che è il curante, lo specialista e il paziente. Oggi - conclude Venesia - il fallimento delle terapie non sta nel non avere i farmaci buoni, ma nel non assumerli. C'è tutto un problema di aderenza e di persistenza" da affrontare.

Ceo Meeting Consorzio Elis, aziende e istituzioni si confrontano su longevità professionale

Roma, 15 ap. (Adnkronos) - Il numero di lavoratori con 50 e più anni ha raggiunto nel nostro Paese i 9,2 milioni e rappresenta il gruppo più numeroso che popola il mercato del lavoro. In contesti aziendali dove ormai convivono fino a quattro differenti generazioni, le sfide della trasformazione demografica investono il mondo del lavoro anche dal punto di vista del dialogo tra lavoratori senior e junior. Una relazione non sempre facile tra culture, linguaggi e livelli di digitalizzazione differenti, nella quale rientra anche la necessità di supportare il trasferimento di competenze tra chi si avvicina alla pensione e chi deve raccoglierne il testimone.  In questo contesto è nato per iniziativa del Consorzio Elis il progetto “GenerAzione Talento” e il Ceo Meeting che ha radunato oggi a Villa Fassini a Roma i vertici delle 140 imprese e altre organizzazioni che aderiscono al Consorzio è stata l’occasione per fare il punto sulle prime azioni sviluppate nell’ambito dell’iniziativa. 

Nel suo discorso di apertura, Silvia Rovere, Presidente di Poste Italiane e Presidente di Turno del Consorzio Elis ha osservato: “Come leader d’impresa abbiamo una responsabilità chiara: anticipare il cambiamento, non subirlo. La transizione demografica in atto richiede risposte sistemiche e condivise. Con GenerAzione Talento abbiamo scelto di affrontare questa sfida mettendo a fattor comune esperienze, competenze e visione. L’obiettivo è costruire un nuovo equilibrio tra generazioni, in cui l’esperienza dei senior e l’energia dei più giovani diventino un vantaggio competitivo per le organizzazioni. Parallelamente, operiamo come ponte tra imprese e istituzioni per contribuire alla definizione di politiche del lavoro più efficaci e inclusive”.

Al CeoMeeting è intervenuto il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, che in dialogo con Silvia Rovere sul tema “Un’alleanza tra Istituzioni”, ha dichiarato: “Abbiamo messo a terra il “piano di attrattività della Pubblica amministrazione” per fare in modo che ci sia un vero cambiamento nelle nostre organizzazioni. L’obiettivo è creare ambienti di lavoro in cui la collaborazione tra generazioni diventi una leva strutturale di innovazione. “Generazione Talento” può aiutarci a creare alleanze tra pubblico e privato e a ridurre il mismatch di competenze che ancora oggi si avverte”.

Nel suo video-messaggio, il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, impegnato a Washington con gli ‘Spring Meetings’ del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, ha sottolineato: ‘La maggiore anzianità, lungi dall'essere un gap in termini di produttività, si correla spesso ad una expertise tecnica difficilmente sostituibile e pertanto preziosa da salvaguardare nel passaggio generazionale. Inoltre, con l’allungarsi dell’aspettativa di vita aumentano i lavoratori nelle professioni non usuranti, che vogliono comunque restare attivi nel mercato del lavoro. Il ripensamento dei modelli organizzativi e l’investimento sistematico sul capitale umano lungo l’intero arco della vita lavorativa sono compiti che spettano in primis a ciascuna organizzazione. Compiti gravosi, certamente. Per questo, affrontarli insieme, unendo gli sforzi come avviene in seno al Consorzio ELIS, è una strada intelligente”.

Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati dello studio Wms 55+, realizzato dai ricercatori del World Management Survey sotto la direzione della Professoressa Raffaella Sadun, docente di Business Administration presso Harvard Business School. Lo studio, che ha coinvolto 29 responsabili delle risorse umane e altri dipendenti di grandi gruppi e imprese aderenti al progetto ‘GenerAzione Talento’, ha rilevato che, a fronte di solide strategie di gestione e sviluppo delle risorse umane, le imprese oggi non dispongono di politiche specifiche per i dipendenti over 55 in materia di talento, valutazione e fidelizzazione. Anche il trasferimento di conoscenze verso le generazioni più giovani avviene spesso in modo informale. In questo contesto, ha sottolineato Sadun: ‘Si impongono per le imprese tre priorità: inserire i temi della longevità della forza lavoro tra i temi strategici da affrontare, formalizzare piani di trasferimento delle conoscenze dai lavoratori senior agli junior e formare i manager nella gestione intergenerazionale”. 

Per conoscere meglio caratteristiche demografiche, valori e aspettative che muovono i lavoratori over 55, partirà in questi giorni un’ulteriore indagine su 10.000 persone all’interno delle aziende che aderiscono al progetto, realizzata con la collaborazione scientifica dei gruppi di ricerca del Professor Francesco Billari, Rettore dell’Università Bocconi, e del Professor Vincenzo Galasso, Direttore del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dello stesso Ateneo. Le informazioni raccolte serviranno a progettare strumenti di intervento da condividere con le oltre 40 imprese aderenti al progetto. Tra queste: Accenture, Acea, Adecco, Anas, Autostrade per l’Italia, Bain & Company, Cisco, Crédit Agricole, Ferrovie dello Stato Italiane, Fincantieri, FNM, GiGroup, IBM, Open Fiber, Oracle, Rai Way, Saipem, Salesforce, Snam, TIM, Umana, Università Campus Bio-Medico, Vittoria Assicurazioni e Vodafone Servizi e Tecnologie.

“GenerAzione Talento” vuole mettere a punto azioni efficaci anche per supportare il trasferimento di conoscenze all’interno delle organizzazioni. Durante il CEO Meeting sono stati presentati a tale scopo i primi sviluppi di un si sistema digitale basato su intelligenza artificiale, che funzioni da AI Tutor per il personale over 55 e da infrastruttura di supporto alla ricezione e alla valorizzazione del sapere esperienziale dei lavoratori senior. Il progetto si avvale della presenza nell’Advisory Board di ‘GenerAzione Talento’ di Uljan Sharka, fondatore e Amministratore Delegato di Domyn (già iGenius), e degli esperti di trasformazione digitale e intelligenza artificiale di Elis Innovation Hub. La piattaforma permetterà di mettere a disposizione delle imprese del Consorzio Elis un sistema proprietario che garantisca la protezione dei dati, abbatta i costi di utilizzo e permetta contemporaneamente la condivisione di pratiche tra le aziende partecipanti al progetto. 

Nel suo saluto iniziale Pietro Cum, Amministratore Delegato di Elis, ha tratteggiato le linee guida del Piano Strategico Elis 2030, che sta accompagnando l’evoluzione dell’organizzazione da centro di formazione nato nel 1965 nel quartiere operaio di Casal Bruciato a Roma, all’attuale ruolo di impresa sociale nazionale. “Al centro della nostra Missione resta il lavoro come strumento di realizzazione delle persone e di sviluppo della società - ha spiegato Cum - La nuova strategia concentra l'attenzione sugli ecosistemi del lavoro, che ci vedono impegnati in gran parte delle regioni italiane e nei Paesi del Piano Mattei". 

Elis è un ente non-profit dedicato ad attività di orientamento, formazione e innovazione. Oltre alle 140 aziende che compongono il Consorzio, dispone di una rete di 600 scuole su tutto il territorio nazionale e di più di 800 startup con le quali sviluppa progetti di innovazione aperta e collaborativa. Nel 2025 ha formato 7.000 persone tra giovani e adulti, ha raggiunto più di 40.000 studentesse e studenti con attività di orientamento nelle scuole, e ha realizzato quasi 200 progetti di innovazione e trasformazione digitale, in collaborazione con startup e grandi aziende.

Credito, Biffi (Dr. Finanza Italia): "Educazione finanziaria fondamentale per le famiglie”

Milano, 15 apr. (Adnkronos) - "Investire in educazione finanziaria spesso non è un tema all'ordine del giorno -commenta Antonio Biffi, country manager Italia, a margine della conferenza stampa per il lancio italiano di Dr. Finanza-. Per questo promuovere questo tipo di attività credo che possa fare una grande differenza e avere un impatto pratico per le famiglie. Questo è proprio il valore che vogliamo creare, investendo sul nostro cliente, dandogli gli strumenti per poter decidere. Gli forniamo consulenza gratuita per capire le sue scelte e orientarle. L'utile, per la nostra realtà, arriva infatti dalla mediazione creditizia presso le banche. Sono dunque convinto che la gestione finanziaria e l'educazione finanziaria in Italia possa trarre beneficio dall'ingresso di Dr. Finanza, così come il gruppo trarrà beneficio dall'espansione in Italia”.

"E' necessario arrivare a far capire al risparmiatore italiano come cogliere le opportunità soprattutto nel medio e lungo termine -aggiunge Biffi-. Quando si compie una scelta finanziaria è importante uscire dall'idea, tipica del nostro Paese, di basarsi solo sulla stabilità; è provato matematicamente, ad esempio, che un mutuo nel corso degli anni possa portare a un beneficio anche doppio rispetto a quanto investito. Ad ogni modo, sono proprio queste le tematiche che affrontiamo con i nostri clienti, e lo possiamo fare perché abbiamo a disposizione gli strumenti per garantire loro una valutazione, totalmente indipendente, dell'asset su cui investire", conclude.

Sanità, Di Silverio (Anaao): "Ssn fermo a 50 anni fa, servono riforma strutturale e più equità territoriale”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Il nostro Servizio sanitario nazionale ha 48 anni , è un sistema di regole e organizzazione rimasto fermo a com'era quasi 50 anni fa, mentre la società è cambiata profondamente: le persone vivono più a lungo grazie anche al progresso farmaoclogico, assistiamo alla cronicizzazione delle malattie, la medicina è più avanzata e i bisogni di salute sono diversi. In questo contesto, non basta mettere più soldi se il sistema non viene aggiornato". Così Pierino Di Silverio, segretario nazionale del sindacato dei medici dirigenti del Ssn Anaao-Assomed, intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide’.

Un punto critico, secondo Di Silverio,  riguarda anche "l'uso dei dati e degli strumenti di controllo. Sapere, ad esempio, perché si formano le liste d'attesa è utile - sottolinea - ma questi strumenti non devono diventare un modo per limitare il lavoro dei medici. Se si impongono regole rigide uguali per tutti, si rischia di peggiorare la qualità delle cure, perché ogni paziente ha una situazione diversa e richiede decisioni cliniche personalizzate". Per migliorare il sistema "servirebbero invece cambiamenti profondi nell'organizzazione del lavoro dei dirigenti medici, che oggi spesso operano in un contesto rigido, soprattutto ospedaliero, che non valorizza la professione e non permette di lavorare sempre nel luogo più adatto al paziente”.

Si parla molto di "integrazione tra ospedale e territorio", ma "nella pratica non è mai stato chiarito bene cosa significhi davvero - osserva Di Silverio - Secondo questa visione, sarebbe più utile distinguere chiaramente i diversi livelli di cura, invece di usare definizioni generiche. L'obiettivo dovrebbe essere quello di garantire al paziente il luogo di cura più appropriato, nel momento giusto e con il professionista giusto. Inoltre, non bisognerebbe limitarsi a curare la malattia quando è già evidente, ma intervenire prima, prendendo in carico le persone in modo precoce, anche prima che la patologia sia conclamata". E ancora: "Il Ssn dovrebbe essere guidato da criteri pratici e non ideologici. La sanità deve essere uguale per tutti, indipendentemente da condizioni personali o sociali, sesso, religione o provenienza geografica", incalza il leader sindacale. Infine, "non è corretto ragionare in termini di Regioni migliori o peggiori, come se fosse una colpa. Le differenze territoriali esistono e ci saranno sempre, l'autonomia differenziata non farà altro che attrarre  i professionisti dalle regioni che stanno peggio, lasciando alla deriva le Regioni più penalizzate che esultano quando escono da un commisariamento. Invece, le aree in difficoltà dovrebbero essere aiutate di più, non penalizzate. Altrimenti si rischia di aumentare ulteriormente i divari, anche nella distribuzione di medici e professionisti", conclude Di Silverio.

Liste d'attesa nella sanità, Grassi (Fism): "Domanda in crescita e costi per Ssn sempre più alti”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Le Regioni stanno cercando di intervenire per ridurre le liste d'attesa, ma il tema è complesso e va letto in modo più ampio. Da un lato, ci sono due elementi positivi: cresce la richiesta di salute e in Italia l'accesso alle cure è gratuito, quindi più persone possono farsi curare. Dall'altro lato, però, questi aspetti generano anche alcune criticità. Il fatto che le cure siano gratuite porta in alcuni casi a richieste non sempre appropriate o necessarie. Inoltre, l'aumento dell'età media della popolazione e il maggiore bisogno di assistenza sanitaria fanno crescere la domanda di prestazioni. A tutto questo si aggiunge un altro fattore importante: la sanità oggi è più costosa rispetto al passato, perché diagnostica, tecnologie e terapie sono sempre più avanzate e costose. Dunque, il sistema sanitario si trova a dover gestire una domanda in aumento e più complessa, con costi sempre più elevati". Lo ha detto Roberto Grassi, presidente della Fondazione Fism (Federazione italiana società scientifiche), intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide’.

Innovazione, Alexa+ da oggi disponibile in Italia

Roma, 15 apr. (Adnkronos/Labitalia) - A partire da oggi, Alexa+, la nuova assistente personale basata sull’intelligenza artificiale generativa, è disponibile in Italia in Accesso anticipato, gratuitamente per tutti. Alexa è diventata parte integrante della vita quotidiana, un vero e proprio membro aggiuntivo delle famiglie italiane: solo negli ultimi tre anni, infatti, i clienti in Italia hanno interagito con Alexa oltre 40 miliardi di volte. Alexa+ è in grado di aiutare concretamente nella vita di tutti i giorni. Prenotazioni al ristorante, shopping, sicurezza domestica, scoperte musicali, gestione degli impegni: Alexa+ fa tutto questo attraverso conversazioni naturali, come se si stesse parlando con un’amica. I clienti in Italia possono iniziare a provarla da oggi gratuitamente, grazie al programma di Accesso anticipato. 

La prima cosa che si nota con Alexa+ è quanto tutto diventi semplice e immediato. Niente più comandi specifici o parola di attivazione da ripetere: non si sta parlando a una tecnologia, ma a qualcuno che capisce davvero. Pensieri incompleti, modi di dire, richieste complesse: tutto scorre naturalmente nella conversazione e Alexa+ risponde con una voce migliore, più naturale ed espressiva. Si può cambiare argomento, interrompere, tornare indietro, e lei segue senza problemi. 

Alexa+ si basa su modelli linguistici avanzati di grandi dimensioni grazie ad Amazon Bedrock, e la differenza fondamentale è ciò che può fare concretamente per gli utenti. Un'architettura completamente nuova collega centinaia di servizi e dispositivi, trasformando l'intelligenza di Alexa in azioni reali. Alexa+ può intervenire nel mondo reale: sceglie la musica in base al mood, suggerisce un regalo per un parente e glielo fa recapitare, abbassa il termostato quando le viene detto ‘Alexa, fa caldo qui’, suggerisce una ricetta tenendo in considerazione quello che piace di più. Alexa+ è connessa ai servizi che i clienti italiani usano già ogni giorno: gestione della casa intelligente, musica tramite Amazon Music, Spotify o Apple Music, notizie e radio da fonti locali affidabili. Inoltre, a partire dalle prossime settimane, i clienti potranno utilizzare TheFork per prenotare ristoranti semplicemente usando la voce. Continueranno ad aggiungersi nuovi partner nei prossimi mesi per arricchire l’esperienza dei clienti e ampliare ulteriormente le possibilità di utilizzo.

Oltre all'intelligenza, Alexa+ porta attenzione, empatia e, quando serve, anche un pizzico di ironia. Più si interagisce con lei, più diventa utile. Non è più solo ‘Alexa’: è la ‘tua Alexa’. Impara le preferenze: la musica che si ama, i libri che si leggono, i cibi che si evitano, le abitudini della propria famiglia. Grazie al riconoscimento vocale e visivo, distingue i membri della famiglia e personalizza le risposte per ciascuno. Adatta il tono delle conversazioni: se la propria squadra del cuore vince, sarà più entusiasta quando si parla della partita. Se si sta pianificando un viaggio, ricorderà le destinazioni preferite e aiuterà a organizzare i dettagli. E' possibile parlarle della propria routine quotidiana o dei propri progetti e lei aiuterà a rendere la giornata più fluida. Nel caso in cui, per esempio, si dovesse rientrare stanchi dal lavoro, Alexa+ potrebbe abbassare le luci e far partire la propria playlist preferita una volta rientrati a casa. Ricorderà che la mamma è vegetariana o che un membro della famiglia detesta i broccoli, e lo terrà in considerazione per suggerimenti su ristoranti o ricette.

Alexa+ c’è sempre: in cucina mentre si parla con il proprio Echo Show, sull’app Alexa quando si è fuori casa, in salotto davanti a Fire TV o mentre si lavora alla scrivania. Presto, infatti, i clienti in Italia potranno accedere ad Alexa+ direttamente dal browser e ricevere aiuto ovunque si trovino in modo ancora più semplice. Ciò che rende tutto questo ancora più potente è la continuità delle conversazioni. E' possibile iniziare a cercare ricette per la cena su Echo Show in cucina, continuare sul telefono mentre si va a fare la spesa, e Alexa+ riprenderà esattamente da dove si era lasciato, ricordando il contesto e ciò di cui si stava parlando, senza mai perdere il filo. Finito il caffè? Basta dirlo: Alexa+ suggerirà il marchio preferito al miglior prezzo e chiederà conferma prima di ordinare. Si sta pianificando una cena? Alexa+ crea la lista della spesa considerando le preferenze alimentari dell’utente e della famiglia. Tiene traccia delle consegne, segnala variazioni di prezzo interessanti, aiuta a scoprire prodotti in linea con i propri interessi. Può anche confrontare prodotti, riassumere recensioni e suggerire alternative. Parlare con lei è come chiedere consiglio a un’amica esperta.

Con milioni di dispositivi smart home collegati ad Alexa in Italia, è possibile gestire la casa semplicemente parlando in modo naturale. Dicendo ‘è buio’, Alexa accenderà le luci. Chiedendo ‘pulisci qui’, farà partire il robot aspirapolvere compatibile. È anche possibile creare routine personalizzate completamente con la voce, combinando più azioni: regolare le luci, riprodurre musica, condividere le previsioni meteo, senza bisogno di aprire l'app Alexa.

Alexa+ si muove con l’utente anche da una stanza all'altra. Se si sta preparando la cena in cucina e si dice ‘Alexa, riproduci il mio artista preferito’, partirà sul dispositivo Echo più vicino. Quando ci si sposta in salotto, basta dire ‘Alexa, sposta la musica qui’ e lei lo farà, senza interruzioni. Presto sarà possibile anche controllare consegne e visitatori tramite il proprio videocitofono Ring: basta dire ‘Alexa, è stato consegnato qualche pacco oggi?’7; e lei si collegherà alla videocamera Ring, analizzerà le registrazioni e mostrerà se qualcuno ha lasciato un pacco alla porta.

Sviluppare Alexa+ per l'Italia richiede molto più che tradurre qualche parola. Significa capire come le persone in Italia comunicano davvero. L'espressione ‘salute’, per esempio, può essere un brindisi, una risposta a uno starnuto, un augurio sincero, tutto dipende dal contesto. Sono queste sfumature culturali che fanno sì che la tecnologia sembri davvero parte della vita quotidiana. L’Italia si contraddistingue anche per la sua diversità linguistica: dai dialetti del Nord a quelli del Sud, passando per le varietà regionali del Centro, ogni area ha un modo unico di esprimersi.

Scienziati, ingegneri e specialisti del linguaggio italiani che lavorano presso il Centro di Ricerca e Sviluppo Alexa di Torino, hanno dato ad Alexa+ una personalità autenticamente italiana, perfezionando i modelli linguistici e sviluppando nuove tecniche di comprensione del linguaggio naturale. L’obiettivo è fare in modo che Alexa+ capisca non solo cosa si dice, ma anche come lo si dice. È proprio questa combinazione, una tecnologia sviluppata in Italia capace di comprendere davvero la vita quotidiana degli italiani, che fa sì che Alexa+ sembri da sempre parte della famiglia: conosce espressioni locali, le squadre di calcio, la musica più amata, i piatti della tradizione. È possibile chiederle di ricordare la propria squadra del cuore e sarà in grado di capire perfettamente cosa si intende con “Quand’è la prossima partita in casa?”. Non è nemmeno necessario specificare la squadra, perché Alexa+ ricorda il contesto e apprende le preferenze.

Alexa+ è stata progettata nello stesso modo in cui viene sviluppato ogni dispositivo: mettendo il cliente al primo posto, proteggendo la privacy, offrendo trasparenza e dando all’utente il controllo completo. La dashboard sulla privacy di Alexa consente di rivedere e gestire le interazioni con Alexa+ in un unico posto. È possibile ascoltare esattamente cosa ha registrato Alexa, controllare i contenuti condivisi, modificare per quanto tempo vengono conservate le registrazioni vocali ed eliminare registrazioni in qualsiasi momento. Tutto è facilmente accessibile nell'app Alexa e online. È l’utente ad avere il controllo. 

Durante il periodo di Accesso Anticipato, Alexa+ sarà gratuita per tutti. Successivamente, sarà disponibile a ’22,99 al mese, ma continuerà ad essere disponibile senza costi aggiuntivi per tutti i clienti Amazon Prime, aggiungendosi ai numerosi benefici già inclusi: consegne veloci illimitate, Prime Video, Amazon Music Prime, eventi di offerte esclusive come Prime Day e Festa delle Offerte Prime, Amazon Luna, Amazon Photos, migliaia di libri e una selezione di riviste Leggi con Prime e molto altro. Sono due i modi per accedere. 1) Acquistare un dispositivo Echo per avere accesso immediato. In particolare, Echo Show 11, Echo Show 8, Echo Dot Max ed Echo Studio sono dispositivi progettati appositamente per supportare le esperienze di nuova generazione basate sull'intelligenza artificiale generativa, con maggiore potenza di elaborazione, memoria ed edge computing. 2) Chi possiede già un dispositivo Echo compatibile, può registrarsi su amazon.it/nuovalexa per manifestare il proprio interesse all’Accesso Anticipato di Alexa+. Nelle prossime settimane, i clienti italiani saranno invitati a partecipare, espandendo gradualmente l’accesso.

Ia, Esposti (Gsd): "Supporto per dare prestazioni sanitarie migliori riducendo spesa”

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - "Rispetto al mondo della tecnologia o dei cellulari, che negli ultimi quarant'anni hanno più che duplicato la produttività, la sanità ha segnato, nello stesso tempo, solo un aumento del 6%. Significa che non si è mai veramente messa al passo con i tempi, non ha mai sfruttato le tecnologie per riuscire a dare ai cittadini delle prestazioni sanitarie migliori riducendo la spesa. Si è sempre solo aumentata la spesa. L'intelligenza artificiale diventa un supporto a tutti i professionisti sanitari, ma anche a chi fa programmazione, a chi fa gestione dei budget, a chi fornisce prestazioni sanitarie, per controllare e ottimizzare, lungo tutti i passi del percorso, quello che viene restituito al cittadino". Lo ha detto Federico Esposti, direttore strategico Gruppo San Donato (Gsd), intervenendo al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', oggi a Roma. 

"Dal punto di vista pratico", per Esposti "l'intelligenza artificiale deve diventare prima di tutto - citando alcuni progetti che sono partiti - un 'companion', un assistente del medico che lo supporta nel velocizzare la raccolta delle informazioni anamnestiche, soprattutto della storia clinica precedente. A volte pensiamo che la tecnologia allontani - osserva - ma non è vero perché, se noi non abbiamo bisogno che il medico scriva tutto il tempo al computer mentre fa una visita, ma è il computer che ascolta e trascrive, il medico e il personale sanitario possono guardare in faccia il paziente, possono visitarlo effettivamente, cambiando radicalmente il lavoro. Quindi in realtà è un investimento prima di tutto sull'umanizzazione delle cure”.

Allo stesso tempo, "la robotica ci permette di riuscire a essere molto più efficienti, ad esempio in problemi che magari visti da fuori ospedale sembrano banali, ma non lo sono, come il trasporto dei pazienti tra un reparto, la radiologia, la fisioterapia - chiarisce l'esperto - Un ospedale come quello in cui lavoro, il San Raffaele" di Milano, ogni giorno "ha circa 5mila trasporti tra una stanza e un servizio, una palestra, eccetera. Sono delle parti del processo a scarso valore aggiunto, rispetto al processo di cura, ma che sono estremamente dispendiose. L'Ai, in questo caso, aiuta nella pianificazione, la robotica aiuta nella movimentazione delle merci o assiste nella movimentazione dei pazienti”.

L'intelligenza artificiale, inoltre, "aiuta l'estrazione del dato per rendere al cittadino dei servizi migliori - prosegue Esposti - L'Italia ha una ridotta competitività nel mondo dei clinical trial e della sperimentazione farmaceutica. Altri Paesi europei, come ad esempio la Spagna, utilizzano l'Ai come un pilastro fondamentale di sostenibilità del sistema. Attualmente abbiamo iniziato a utilizzare l'intelligenza artificiale nel supportare il reclutamento dei pazienti nei clinical trial, quindi nella possibilità di coinvolgere cittadini in cure innovative: l'Ai è in grado di analizzare autonomamente un referto di visita appena conclusa e segnalare al clinico se esiste un clinical trial attivo di cui il paziente potrebbe beneficiare. Sono tanti piccoli elementi che complessivamente ci permettono di modernizzare il percorso e quindi tentare di arrivare a quell’aumento di servizi prestati al paziente a parità di investimento di budget”.

In tema di prevenzione, "negli ultimi 3-4 anni abbiamo investito molto sulla capacità di creare dei sistemi di previsione: tecniche di machine learning, che abbinano i dati del paziente agli outcome - descrive il direttore strategico Gsd - L'idea è tentare di capire come sarà il decorso di quel paziente a prescindere dalle condizioni cliniche del giorno. Una grande opportunità poi riguarda la gestione dei dati genetici, che contengono molta informazione utile alla pianificazione di strategie di prevenzione primaria e secondaria, che in questo momento sono difficilmente accessibili. Noi riteniamo che un misto fra sistemi, strumenti infrastrutturali ben fatti e software di intelligenza artificiale su cui stiamo testando in questo momento, ci abiliteranno - nel senso di sistema - a realmente utilizzare l'informazione genetica per fare prevenzione”.

Giorgetti: "In 20 anni over 50 raddoppiati, maggior anzianità non è gap in termini produttività”

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - "L'età media della forza lavoro in Italia ha raggiunto il 48,7 anni, il valore più elevato in Europa; in 20 anni il numero dei lavoratori con più di 50 anni è raddoppiato; nelle dichiarazioni fiscali dal 2004 al 2023 è cresciuta la quota di reddito dichiarata dai contribuenti con almeno 65 anni ed è diminuita quella dei contribuenti tra i 15 e 44 anni, dal 37 al 23 per cento.  Cosa implica questa dinamica? Una profonda incidenza, tra l'altro, su produttività aggregata, sistema della previdenza, domanda di servizi pubblici. In termini più semplici, possiamo dire che non è più sostenibile un modello sequenziale, in cui nella vita prima ci si forma, poi si lavora e poi si va in pensione. È probabile e anche in qualche modo auspicabile che la divisione fra queste tre fasi sia meno netta. Infatti, se la vita professionale si allunga, sarà sempre più importante aggiornare in modo continuo le competenze. E pensiamo, tra l'altro, alla pervasività dell'intelligenza artificiale o, in ambito manifatturiero, della robotica".  Ad affermarlo è il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti in un messaggio inviato in occasione del Ceo Meeting del Consorzio Elis.

Allo stesso modo, sottolinea Giorgetti, "la maggiore anzianità, lungi dall'essere un gap in termini di produttività, si correla spesso ad una expertise tecnica difficilmente sostituibile e pertanto preziosa da salvaguardare nel passaggio generazionale. Inoltre, con l’allungarsi dell’aspettativa di vita aumentano i lavoratori nelle professioni non usuranti, che vogliono comunque restare attivi nel mercato del lavoro, magari a tempo parziale. La comprensione di questa dinamica alla base della cosiddetta silver economy fu il fondamento delle riforme degli anni 2000 dell'allora ministro del Lavoro, Roberto Maroni.  In una linea di continuità con questa impostazione il nostro governo in tre anni e mezzo ha introdotto diversi interventi con una direttrice comune: favorire la permanenza al lavoro di personale esperto sia nel settore pubblico sia in quello privato, contrastare la carenza di competenze e contenere in  questo modo anche la spesa previdenziale. Voglio incitare, in particolare, l'incentivo per aumentare lo stipendio in busta paga a chi sceglie di rimandare la pensione anticipata".  

"Fin qui le azioni del governo - sottolinea Giorgetti-, ma sarebbe irrealistico e pure sbagliato pensare che la transizione demografica nel mondo del lavoro possa essere affrontata primariamente con misure pubbliche di welfare. Il ripensamento dei modelli organizzativi e l’investimento sistematico sul capitale umano lungo l’intero arco della vita lavorativa sono compiti che spettano in primis a ciascuna organizzazione. Compiti gravosi, certamente. Per questo, affrontarli insieme, unendo gli sforzi come avviene in seno al Consorzio Elis, è una strada intelligente, un percorso di condivisione basato su analisi dei dati, sperimentazione e diffusione di soluzioni concrete e individuazione di proposte di sistema.  Voglio riconoscere che il progetto ‘GenerAzione Talento’ è proprio questo, un'attestazione di questo approccio". 

Zangrillo: "Age management offre grandi opportunità”

Roma, 15 ap- (Adnkronos) - “C’è un tema di age management che diventerà sempre più rilevante. Credo che sia una grande opportunità perché da un lato dà la possibilità a chi si avvicina alla pensione di sentirsi ancora utile, in grado di dare valore aggiunto, dall'altro è una grande opportunità per i giovani. Abbiamo un Paese che è attraversato da delle dinamiche dal punto di vista demografico ormai chiare. Abbiamo una popolazione che invecchia sempre di più e quindi noi dobbiamo considerare i nostri lavoratori, quelli nell'età più avanzata, quelli di esperienza, come una vera ricchezza che deve servire per realizzare quel passaggio tra le vecchie e le nuove generazioni”. Lo ha dichiarato il ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo a margine del Ceo Meeting del Consorzio Elis che si è svolto a Roma. Durante l’evento sono stati presentati i primi risultati del progetto ‘GenerAzione Talento’, inaugurato nel turno di presidenza di Silvia Rovere, presidente di Poste Italiane.

“Sono uno strenuo sostenitore della necessità di ascoltare i giovani - ha proseguito Zangrillo - perché spesso hanno idee che noi non riusciamo a farci venire in mente, hanno un modo di vedere il mondo diverso da noi. Però quando un giovane entra in un'organizzazione complessa, come può essere Poste Italiane, ha bisogno anche di essere accompagnato. Deve mettere a disposizione la sua energia e le sue idee ma al tempo stesso è importante che venga accompagnato da chi ha la possibilità di spiegargli come funziona l'organizzazione e quindi fargli capire che la vita di lavoro non è fatta soltanto di competenze, ma anche della capacità di vivere l’organizzazione in modo corretto”.

BeOne, Silvia Ottolina nominata Franchise Head Solid Tumors

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - BeOne, azienda oncologica globale, annuncia la nomina di Silvia Ottolina a Franchise Head Solid Tumors. Contestualmente Roberto Damele, nel ruolo di Franchise Head Hematology, continuerà a guidare l'area ematologica, ambito in cui BeOne ha avviato il proprio percorso e che continuerà a rappresentare una priorità strategica grazie a una pipeline estremamente promettente, sottolinea la società.

Entrata in BeOne Italia nel 2022 come Customer Engagement Director Hematology/Oncology - informa una nota - Ottolina assume oggi la guida della Franchise Solid Tumors ed entra a far parte del leadership team a riporto diretto di Marco Sartori, General Manager di BeOne Italia. Nel corso della sua carriera ha maturato una solida esperienza in ambito oncologico ed ematologico, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità dapprima in Celgene, Bristol Myers Squibb e poi in Roche, prima di approdare in BeOne come Customer Engagement Director. "Sono onorata di entrare a far parte del Leadership Team di BeOne Italia - dichiara - Il nostro obiettivo è trasformare gli standard di cura attraverso lo sviluppo di opzioni terapeutiche innovative che non solo prolunghino la sopravvivenza, ma contribuiscano concretamente a migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici. La ricerca di BeOne sta generando risultati clinicamente significativi, rafforzando il nostro impegno nelle neoplasie più complesse da trattare. Assumere la responsabilità della Franchise Solid Tumors rappresenta un'importante evoluzione del mio percorso professionale: metterò a disposizione le competenze maturate in ematologia per contribuire allo sviluppo di strategie integrate, capaci di rispondere in modo sempre più efficace alle sfide del sistema salute”.

Damele continuerà dunqud a ricoprire il ruolo di Franchise Head Hematology, garantendo continuità e sviluppo a un'area di crescita strategica per l'azienda. "Silvia - afferma - ha dimostrato in questi anni una visione strategica solida e una grande capacità di costruire relazioni di valore. La sua nomina è il naturale riconoscimento di un percorso di crescita coerente. L'ematologia rappresenta le radici e il cuore di BeOne. Continuare a guidare questo franchise significa consolidare un percorso costruito nel tempo, guardando con ambizione a una fase di ulteriore evoluzione scientifica e terapeutica che renderà l'ematologia sempre più cruciale nei prossimi anni. Il nostro obiettivo è continuare a generare valore duraturo per i pazienti e per il sistema sanitario”.

Arianna Fontana su Generazione Talento, bel progetto per giovani

Roma, 15 apr. (Adnkronos) -  “Il mio contributo al progetto è essere qui oggi, riuscire a parlare e trasmettere la mia esperienza. 

Spero di riuscire ad ispirare non solo i più giovani ma anche tutti i presenti. È veramente bello vedere come molti si impegnano per la formazione non solo dei giovani, ma anche delle persone che si stanno rimettendo in gioco e vogliono trovare una nuova strada, quindi questo è molto bello. Credo che più che di parole le nuove generazioni hanno bisogno di esempi concreti, veri, reali. Non hanno bisogno di un esempio perfetto. Siamo umani, quindi sbagliamo e commettiamo errori però l’importante è come come reagiamo e come riusciamo ad alzarsi in piedi. Questo credo sia l’esempio più importante da trasmettere”. Lo ha dichiarato Arianna Fontana, atleta e campionessa olimpica a margine del Ceo Meeting del Consorzio Elis che si è svolto a Roma. Durante l’evento sono stati presentati i primi risultati del progetto 'GenerAzione Talento', inaugurato nel turno di presidenza di Silvia Rovere, presidente di Poste Italiane.


CASERTAFOCUS.NET

SEGUI LE NOTIZIE IN DIRETTA

CASERTAFOCUS.NET