Napoli, 14 apr. - (Adnkronos) - Fabio Ascione è stato ucciso a 20 anni per un proiettile partito per errore. A sparare è stato un 23enne ed era insieme ad un 17enne quando, martedì intorno alle 5 del mattino, nella periferia est di Napoli è stato ucciso il 20enne incensurato, vittima innocente.
I due giovani avevano appena compiuto una stesa di camorra per conto del clan De Micco. Questa è la ricostruzione che ha portato stanotte i carabinieri del nucleo operativo della compagnia Napoli Poggioreale a dare esecuzione a due decreti di fermo emessi rispettivamente dalla Direzione distrettuale Antimafia e dalla Procura per i Minorenni di Napoli nei confronti di un 23enne già noto alle forze dell’ordine e di un 17enne.
I due fermati, ritenuti vicino al clan De Micco, debbono rispondere per quanto concerne il maggiorenne di porto e detenzione illegale di armi, pubblica intimidazione con l'uso di armi e di omicidio, mentre il minore è indiziato dei reati di porto e detenzione illegale di armi e di pubblica intimidazione con uso di armi in concorso. Tutti i reati sono aggravati dal metodo mafioso.
La complessa attività di indagine dei carabinieri coordinati dalle due Procure ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti del 23enne che, la notte dello scorso 7 aprile, mentre si trovava a bordo di uno scooter condotto dal 17enne lungo via Carlo Miranda nel quartiere Ponticelli, avrebbe esploso diversi colpi di pistola nei confronti degli occupanti di un'altra autovettura in transito ed alla presenza di più persone.
Successivamente alla sparatoria, il 23enne - avvicindosi al 20enne Ascione Fabio estraneo ai fatti - brandendo la pistola avrebbe esploso inavvertitamente un colpo che ha raggiunto al torace la giovane vittima. Il maggiorenne è stato trasferito nel carcere di Secondigliano mentre il 17enne si trova nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.
Napoli: funerale 20enne, card. Battaglia 'si fa fatica a eliminare i massi della rassegnazione’
Napoli, 14 apr. - (Adnkronos) - "Sorelle, fratelli, siamo nei giorni di Pasqua. Giorni in cui la Chiesa osa dire l’impossibile: che la morte non ha l’ultima parola, che il sepolcro è stato aperto, che la vita ha vinto. Ma questo annuncio, oggi, qui, nella carne della nostra città, non può essere una parola rituale: deve essere una parola vera, forte, che è al contempo promessa e impegno. Promessa di Dio e impegno dell’uomo.
Perché mentre diciamo ‘Cristo è risorto’, continuiamo a fare i conti con morti che ci lacerano, con vite giovani che vengono spezzate, con famiglie che restano sotto una croce troppo pesante: come la famiglia di Fabio. Una famiglia immersa nel dolore, chiusa nel sepolcro di una morte senza senso". E' il primo passaggio dell'omelia dell'Arcivescovo di Napoli, cardinale Mimmo Battaglia, ai funerali di Fabio Ascione, 20enne morto al quartiere Ponticelli il 7 aprile, raggiunto probabilmente per errore da colpi da arma da fuoco all'esterno di un bar.
Eppure il Vangelo della Pasqua ci parla proprio di questo. Di una Madre trafitta dalla spada atroce della morte del Figlio. Di donne che vanno al sepolcro. Che portano profumi e lacrime. Portano una speranza ormai ferita, stremata. Proprio come la nostra. E trovano invece una pietra rotolata via. E questo parla a tutti noi oggi. Perché anche noi, come città, siamo davanti a troppi sepolcri ancora chiusi. Siamo davanti a troppe pietre che non riusciamo a spostare, a troppi massi che facciamo ancora fatica a eliminare e che occludono il futuro: le pietre della violenza, i massi della rassegnazione, dell’indifferenza. Sono le pietre di una mentalità che, lentamente, quasi senza accorgercene, ci sta abituando alla morte. Alla morte dei nostri figli. E io, da Pastore, non posso tacere", ha proseguito Battaglia.
Napoli: morte 20enne Ponticelli, l'amico 'calciatore il suo sogno, qui si ha paura’
Napoli, 14 apr. - (Adnkronos) - "Non era un amico qualsiasi ma un amico fraterno, sono cresciuto con lui, a casa sua, era l'amico che era sempre a disposizione, posso solo dire che è stata una disgrazia". Lo dice uno degli amici di Fabio Ascione, 20enne ucciso il 7 aprile dinanzi al bar, vicino casa, al quartiere Ponticelli, all'esterno della chiesa Pietro e Paolo del quartiere della zona di Napoli est dove sono stati celebrati i funerali del ragazzo. "Io e Fabio avevamo un sogno in comune, di diventare calciatori, era un sogno suo e purtroppo si è spento", racconta il ragazzo, "Fabio era un tipo solitario, gli piaceva giocare alla Play Station". Sul silenzio delle persone presenti alle esequie, l'amico di Fabio dice: "Purtroppo le persone che erano lì hanno paura, non posso giudicare, alcuni di loro sono miei amici, purtroppo hanno paura, perché non sai con chi hai a che fare”.





