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09:05:04 Un sofisticato sistema di frodi informatiche che avrebbe sottratto circa 800mila euro a 38 vittime italiane, con una parte dei proventi destinata al sostegno del clan dei Casalesi. È questo il quadro emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli, che hanno portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone.

Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Napoli ed eseguito dai militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto dei finanzieri dei Comandi Provinciali di Caserta e Milano.

Secondo gli investigatori, i due principali indagati – imprenditori casertani operanti nel settore del commercio di automobili e domiciliati tra Italia e Spagna – sarebbero stati al vertice di un’organizzazione criminale specializzata in frodi informatiche, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante di agevolare le attività del clan camorristico dei Casalesi.

L’inchiesta ha coinvolto complessivamente 24 persone e ha permesso di ricostruire 38 episodi di truffa ai danni di altrettante vittime italiane, alle quali sarebbero stati sottratti circa 800mila euro attraverso un articolato sistema illecito basato sull’accesso abusivo ai sistemi informatici e sul furto di dati sensibili.

Gli indagati utilizzavano diverse tecniche di ingegneria sociale per raggirare le vittime. In molti casi venivano inviati SMS o email fraudolenti, apparentemente provenienti dall’istituto di credito presso cui il correntista aveva il conto, nei quali si segnalava l’esecuzione di un bonifico o di un addebito sospetto. Successivamente la vittima veniva contattata telefonicamente da un soggetto che si spacciava per un operatore dell’ufficio antifrode della banca e che, con il pretesto di mettere in sicurezza il conto, convinceva il correntista a effettuare un bonifico istantaneo verso un altro conto corrente che in realtà era nella disponibilità dell’organizzazione criminale.

In altri casi, invece, la truffa sarebbe stata realizzata attraverso la duplicazione fraudolenta della SIM telefonica della vittima associata al conto corrente. In questo modo i truffatori potevano accedere all’home banking e ricevere sul telefono clonato i codici temporanei di sicurezza inviati via SMS dalla banca, completando così il trasferimento delle somme presenti sul conto.

Una volta ottenuto il denaro, i fondi venivano rapidamente trasferiti su ulteriori conti correnti, anche esteri, per poi essere prelevati in contanti. Secondo quanto emerso dalle indagini, circa il 40 per cento dei proventi illeciti veniva consegnato a esponenti del clan dei Casalesi per finanziare le attività dell’organizzazione criminale e contribuire al sostentamento delle famiglie dei detenuti affiliati, rafforzando la presenza camorristica sul territorio.

In alcune circostanze, inoltre, il denaro sarebbe stato impiegato anche per l’acquisto di valute virtuali, ritenute dagli indagati una forma di investimento sicura in considerazione della difficoltà di identificare i titolari dei portafogli digitali.

Nel corso dell’operazione sono state eseguite anche 21 perquisizioni tra abitazioni e attività commerciali situate nelle province di Napoli, Caserta, Modena, Benevento, Potenza e Isernia, finalizzate all’acquisizione di ulteriori elementi utili alle indagini.

Il giudice per le indagini preliminari ha comunque ritenuto sussistente un quadro indiziario anche nei confronti degli altri indagati, ritenuti parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla frode informatica, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, con l’aggravante, per sei di loro, di aver agito allo scopo di agevolare il clan dei Casalesi.

Si ricorda che il provvedimento eseguito è una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

Vito Taffuri 


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