13:25:30 NAPOLI. Il Teatro Serra conferma di essere, una volta di più, uno spazio dove germogliano talenti. Un teatro off coraggioso che sa dare voce a opere di pregio e risvegliare coscienze.
Così è stato con Alessio Palumbo e il suo Amore Positivo, di cui cura anche le musiche.
Il lavoro teatrale, nato da un monologo breve di pochi minuti, arrivato finalista al premio Serra - Campi Flegrei - si è evoluto in un'opera che crea dolore, consapevolezza e speranza. Nonostante tutto.
Un giovane, durante la pandemia, abbandona i forsennati ritmi produttivistici della Milano da bere, dove tutto è permesso, ma dove ogni cosa è vissuta a metà, anche l'amore, per tornare nel ventre di una Napoli lenta e accogliente.
Una denuncia di uno stile di vita prestazionale che aliena e dissocia, innescando il desiderio di andare piano ritrovandosi e trovando un altro da sè in cui rispecchiarsi per riconoscersi simili e diversi.
Per combattere il perbenismo tipico di una morale bigotta che pervade la sua famiglia, si abbandona a rapporti promiscui, alimentati da una sorta di affanno a voler dimostrare di essere all'altezza "per grazia di Dio", sentire, sfidare un orizzonte ricco di stereotipi. Fino al comparire di una parola, HIV, che pone fine alla sua corsa e manda all'aria le sue convinzioni. Ed ecco piombargli sulle spalle tutto il peso dello stigma, mischiato all'odore acre di un sudore freddo, a quello della rabbia, che brucia gola e occhi e a quello amaro della paura, che mozza il respiro. Ma sopra ogni cosa c'è la voglia di proteggere lei. Lei che lo ha restituito a sè stesso. Lei che gli ha dato la pace. Lei che gli ha fatto vedere che al furore si può sostituire la tenerezza e l'empatia, che non è simbiosi.
Lei che non lo accusa, ma lo accoglie. Lei che é incolpevole. Alessio, assieme alla Nuova Comune, porta la luce dell'informazione e della condivisione in luoghi solitari, dove di amore ce n'è davvero poco. Il teatro sociale e civile scioglie le corde della solitudine e dell'isolamento, connesse alla disinformazione. Porta speranza, dove prima regnava solo dolore e buio. Alessio alterna un registro stilistico ironico a uno intenso e disperato. Apre il vaso di Pandora dei pregiudizi, li sconfessa, li schiaffeggia con la logica. Li taglia alle radici. Li destruttura attraverso domande immediate e senza peli sulla lingua. La rappresentazione è arricchita da una mostra - mista di parole e immagini, slogan e poesia, vergata da Ilenia A. Sicignano - dell'associazione I conigli bianchi, che dal 2014 cerca di destigmatizzare la malattia, che non è più classificata come mortale, bensì cronica e si può curare attraverso la terapia Prep, da somministrare anche a scopo preventivo.
Un'opera coraggiosa, che guarda e riesce a far guardare negli occhi la comune umanità di chi ci siede accanto e non solo soffre, ma è anche sradicato e spaesato, perchè viene marchiato con uno stigma pesante come piombo. È ormai solo un untore. Un essere impuro dentro e fuori. Alle loro storie viene ridata la voce.





