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17:16:02 A Mondragone nasce un’opera destinata a far riflettere e a scuotere le coscienze. Si intitola Il silenzio uccide, come l’Associazione antiviolenza di cui è presidente Giovanna Licenziato, e sarà disponibile nelle librerie a partire dalla fine di marzo.

Il volume si presenta come un romanzo-manuale di divulgazione, capace di intrecciare racconto personale e analisi sociale. Al centro, le trappole emotive in cui molte donne possono cadere oggi: relazioni tossiche, solitudine, incomprensioni istituzionali, ma anche le criticità legate alla cattiva applicazione del Codice Rosso.

Un libro tra testimonianza e consapevolezza

Nelle pagine emerge con forza l’esperienza personale dell’autrice: sofferenza, paura, ma anche una profonda voglia di rivalsa. Un messaggio chiaro attraversa l’opera: nessuna donna è mai davvero sola e chiunque, con il giusto sostegno, può farcela.

La prefazione è affidata a Luisa Scalise, vicepresidente dell’associazione, che sottolinea come il dolore, se condiviso, possa trasformarsi in forza. “Il silenzio — scrive — può diventare una compagnia pericolosa, se non viene spezzato”.

Denunce, istituzioni e Codice Rosso

Il libro affronta senza reticenze anche il tema delle denunce e delle risposte istituzionali. Giovanna Licenziato, pur non definendosi giurista, evidenzia come spesso i tempi della burocrazia non rispettino più lo spirito originario della legge: intervenire in modo rapido per tutelare le vittime.

Secondo l’autrice, il problema non è solo nei ritardi, ma anche nella mancanza di un adeguato vaglio professionale delle segnalazioni, fondamentale sia per verificarne la fondatezza sia per garantire un seguito concreto.

Oltre il genere: il valore della parola

Il silenzio uccide non parla solo di violenza sulle donne. Il messaggio è più ampio: anche gli uomini vessati, le vittime di bullismo e cyberbullismo soffrono le conseguenze del silenzio. Il genere non conta, ciò che conta è il diritto alla dignità e all’ascolto.

“Parlare, parlare, parlare”, ribadisce l’autrice. Perché, spesso, il silenzio ferisce più degli schiaffi.

Arte e simbolo in copertina

La copertina del libro ospita un’opera di Daniela Colonna, pittrice legata al mondo onirico e simbolico. La scelta non è casuale: nelle sue immagini emergono frammenti comuni all’esperienza femminile, emozioni sospese tra fragilità e forza, che rispecchiano la storia raccontata nel volume.

Una storia che diventa impegno

Alla domanda se avrebbe fondato comunque l’associazione senza aver vissuto sulla propria pelle la violenza, Giovanna Licenziato risponde con sincerità: è una “domanda cattiva”, ma legittima. La risposta, promette, è racchiusa nel libro.

Il silenzio uccide non è solo un racconto di sofferenza, ma un atto di responsabilità civile. È un invito a non voltarsi dall’altra parte, a pretendere istituzioni più efficaci e a costruire una rete di sostegno reale.

Un libro che trasforma una storia personale in una voce collettiva. Perché il silenzio, quando viene spezzato, può diventare il primo passo verso la libertà.

Vito Taffuri


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