19:55:49 È entrato nella fase più densa il procedimento penale in corso davanti alla Terza Sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nell’aula n.1, che vede alla sbarra l’ex sindaco di Calvi Risorta Giovanni Rosario Lombardi, l’ex vice sindaco Giuliano Cipro e altri dodici imputati.
L’udienza del 3 febbraio 2026, celebrata dopo mezzogiorno, è stata caratterizzata dall’esame del tenente colonnello dei carabinieri Francesco Cardetta, già comandante del ROS di Caserta, chiamato dall’accusa a illustrare la genesi e lo sviluppo dell’indagine.
Davanti al collegio presieduto dalla giudice Luciana Crisci, l’ufficiale ha ripercorso le fasi dell’operazione “Medea”, condotta tra il 2011 e il 2014, che – secondo la prospettazione investigativa – avrebbe fatto emergere un sistema stabile di relazioni tra imprenditori, apparati amministrativi e soggetti ritenuti in contatto con il clan dei Casalesi.
Nel corso della deposizione è stato delineato un contesto in cui alcuni operatori economici sarebbero stati indicati dai collaboratori di giustizia come finanziatori abituali dell’organizzazione criminale.
Elemento centrale della ricostruzione è stato il ruolo di Raffaele Pezzella. Cardetta ha riferito che le attività di osservazione e intercettazione avrebbero consentito di individuare collegamenti diretti con la Provincia di Caserta e contatti a livello regionale, in particolare nel settore degli appalti pubblici connessi al ciclo delle acque.
Per eludere eventuali controlli investigativi, Pezzella e l’imprenditore Tullio Iorio avrebbero fatto uso di utenze telefoniche intestate a cittadini stranieri, utilizzate – secondo l’accusa – esclusivamente per organizzare incontri e gestire accordi nel comparto edilizio.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla figura di Pietro Cappello, già presidente del Consorzio ASI. I suoi rapporti con Pezzella e Iorio sarebbero emersi nel corso di specifici servizi di appostamento. Sempre secondo quanto illustrato dai ROS, Cappello avrebbe mantenuto contatti anche con Giuseppe Fontana, indicato come soggetto vicino al boss Michele Zagaria.
Tra gli episodi richiamati in aula, un’intercettazione che collocherebbe Cappello e Fontana insieme in auto mentre si dirigevano in Regione Campania per un incontro con l’allora assessore allo Sviluppo Economico.
Nel quadro accusatorio figurano inoltre gli ingegneri Vitelli e una rete di relazioni che coinvolgerebbe altri imputati, tra cui Giuseppe Napoletano, Carmine Petrillo e Carlo D’Amore, descritti come un gruppo solito incontrarsi presso le sedi delle società interessate.
L’udienza non è stata priva di tensioni. Le difese hanno infatti sollevato contestazioni sulla utilizzabilità delle intercettazioni dell’operazione “Medea”, mettendo in discussione l’acquisizione di alcuni elementi di prova di natura de relato. Il Tribunale si è riservato ogni decisione sul punto.
Spetta ora al collegio giudicante valutare il complesso impianto accusatorio sostenuto dai pubblici ministeri della DDA di Napoli, Graziella Arlomede e Maurizio Giordano. Le contestazioni, formulate a vario titolo, comprendono reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta fino al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori, ipotizzati come strumenti per aggirare la normativa antimafia.
Vito Taffuri





