SANTA MARIA CAPUA VETERE. «Quale candidato sindaco del Partito democratico e della intera coalizione di centrosinistra, con riferimento all’indagine che ha coinvolto, tra gli altri, l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere, tengo a precisare che, quali che siano gli esiti degli accertamenti penali in corso, forte resta la mia condanna per qualsiasi ipotesi di strumentalizzazione delle cariche amministrative per fini propri». Così il candidato sindaco di Santa Maria Capua Vetere Umberto Pappadia ha commentato quanto accaduto nelle ultime ore.
«Il mio impegno – ha continuato - come chiarito sin dalle mie prime dichiarazioni, è fermo nel combattere qualsiasi forma di malaffare e corruzione, nonché qualsiasi contiguità con la criminalità organizzata. Il mio progetto politico è connotato dalla forte discontinuità con le precedenti amministrazioni, come testimoniato dal fatto che il mio ingresso nell’ultimo consiglio comunale ha coinciso con la dichiarazione del partito democratico di uscita dalla maggioranza e di affermazione della fine della esperienza amministrativa guidata dal sindaco Di Muro».
Sull’argomento, interviene attraverso la sua pagina Facebook, anche il candidato sindaco Rino Capitelli: «Faccio un appello ad Antonio Mirra. Dopo la vicenda che ha coinvolto l'ex sindaco Di Muro, abbia il coraggio di escludere dalle sue liste gli impresentabili, ossia tutti coloro che sono stati vicino all'ex sindaco cambiando sponda solo verso la fine del mandato. Ora ci sono esponenti della vecchia amministrazione di maggioranza e opposizione. Mi dispiace, ma così è solo una rivalsa contro Stellato che non giova al bene dei cittadini».
La Federazione Sel -Sinistra italiana sui fatti di Santa Maria Capua Vetere fa sapere: «Destano preoccupazione – dopo gli eventi che, nelle scorse settimane, hanno riguardato Maddaloni – le notizie in merito alle vicende giudiziarie che coinvolgono il Comune di Santa Maria Capua Vetere, facendo ipotizzare una fitta e intricata rete di connessioni tra politica, amministrazione e camorra. Senza riferimento ad alcun caso specifico, Sel-Sinistra italiana considera da sempre le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle amministrazioni e le collusioni tra politica, amministrazione pubblica e criminalità uno dei mali assoluti del nostro Paese e, in particolare, del nostro territorio, male che è estirpabile solo con proposte in chiara discontinuità anche rispetto alle amministrazioni più recenti. Il nostro non è – e non vuole essere – un giudizio di condanna, che spetta eventualmente alla magistratura dopo l’espletamento di tutte le fasi processuali, né intendiamo urlare allo scandalo e ai processi sommari per creare confusione e disorientamento nell’opinione pubblica al fine di acquisire facili consensi. Riteniamo, però, necessaria e urgente una presa di distanza anche culturale da una certa modalità opaca di gestione della cosa pubblica. Siamo garantisti nei confronti di tutti i soggetti coinvolti, a vario titolo, nella vicenda – primo fra tutti il presidente del PD campano – anzi speriamo che in questo caso non si rincorra in usi indiscriminati (se non veri e propri abusi) della custodia cautelare; tuttavia, in un clima generale di caccia alle streghe, crediamo che la politica debba fare un passo indietro e avere, ora come non mai, il coraggio di rinnovarsi e autoregolamentarsi per salvare se stessa e non soccombere di fronte alle derive populiste e plebiscitarie dei tanti "antipolitismi" che sparano nel mucchio, senza avere alla base alcuna progettualità in direzione della cura del territorio e dei beni comuni. Per la Federazione casertana di Sinistra Ecologia Libertà la lotta alla criminalità non è un tema accessorio da campagna elettorale, né un vessillo da rispolverare quando accadono eventi di questo tipo, comunque dannosi per la salute delle istituzioni democratiche. Nel nostro Dna è iscritto l'impegno a vivere quotidianamente l'anticamorra, affinché la legalità diventi la bussola delle future amministrazioni che speriamo vedano protagonisti anche nostri rappresentanti, su un territorio troppo spesso colpito da una classe dirigente che avrebbe, invece, dovuto difenderlo e tutelarlo».




