10:02:11 CASERTA. Padre Biagio Saiano: «La zona ex 167 non è un quartiere dormitorio! Io sono qui presso la parrocchia Maria SS. del Carmine e S. Giovanni Bosco, zona ex 167 a Centurano di Caserta, dal 2018. Succedo a don Giorgio e ad altri parroci, fino a quando tre anni fa fui assegnato a questa parrocchia».
La zona ex 167, dove c’è la sua parrocchia, col ‘buco’ enorme al centro, l’enorme invaso generato dallo scavo fondazionale di un vasto complesso edilizio, rimasto irrealizzato dalla metà degli anni ‘90, è un quartiere popoloso, ma che ha in sé grandi potenzialità.
«Ed infatti questa è la prima etichetta che il Coronavirus ci ha tolto da dosso, cioè che non siamo un quartiere dormitorio. Secondo me, bisogna leggere questo periodo difficile come un insieme di opportunità, come uno slancio importante».
Quali problematiche ha innescato la pandemia? Cosa riferiscono le persone che frequentano la sua diocesi?
«Io, sostanzialmente, più che di problematiche in epoca COVID parlerei infatti di possibilità, perché in una situazione con una morfologia sociale così particolare com’è quella di Parco degli Aranci la pandemia ha messo in risalto delle opportunità. La particolarità di questa parrocchia è che spesso viene bollata come quartiere “dormitorio”. Tante famiglie impegnate nel mondo del lavoro infatti sono spesso fuori e trascorrono molto tempo lontano da casa tutto il giorno. Questo ha fatto vivere alle famiglie fisiologicamente in questi anni il non conoscersi nemmeno come vicini di casa. Quindi, diventa difficile creare una rete anche di relazioni. La parrocchia è questo fondamentalmente.
La pandemia ha messo in evidenza questo nervo. La particolarità di questa parrocchia è che la pandemia è stata vissuta non tanto solo come realtà parrocchiale, ma come totalità della parrocchia, ovvero l’opportunità veramente di farsi prossimi. Ci sono stati tanti begli esempi. Ho visto un ritorno di fede più convinto, una maggiore consapevolezza da parte delle persone, episodi di prossimità intesa come fare la spesa o stare vicini. Durante e dopo il lockdown sono nate tante iniziative, come l’ascolto al telefono di persone che avevano bisogno anche di una parola di conforto o per ricevere un po’ di compagnia».
C’è sensibilizzazione e spirito di solidarietà per i più sfortunati?
«C’è una sensibilità “trasversale”, molti hanno manifestato più attenzione nei confronti di quelli che erano rimasti più indietro, poi ci sono interventi più specifici e mirati, telefonate di assistenza per compagnia agli anziani o anche per le persone sole. Quello che ho notato in questo quartiere in questo periodo così problematico è che si è abbandonato quell’atteggiamento di indifferenza. Questa pandemia insomma ha “interpellato” gli animi, ha messo in risalto tante belle risorse umane di vicinanza, di prossimità, appunto di non indifferenza».
Ci sono opportunità di un sostegno concreto alle famiglie?
«C’è un servizio Caritas della parrocchia molto efficace ed efficiente con la distribuzione mensile delle derrate alimentari alle famiglie più povere. Ma anche quando ci siamo trovati nel periodo del natale o durante la pandemia abbiamo avuto manifestazioni di una generosità incredibile».
Chi vi ha dato maggiore soccorso in questo periodo così difficile?
«Le associazioni sono state molto importanti per la parrocchia, ed anche la chiesa è stata una cassa di amplificazione per le loro iniziative ed attività: questa è la trasversalità. C’è insomma una visione d’insieme e di intenti con il Comitato di Parco degli Aranci, ma anche di altre realtà associative. C’è anche una bella realtà giovanile, come gli scout, un gruppo storico, che rappresentano una sentinella di avanscoperta del territorio.
Poi c’è un bel gruppo di giovani che ruotano attorno alle attività di preparazione alla Cresima, che si sta rivelando un gruppo attento anche al territorio, al discorso sulla sostenibilità ecologica, all’impegno per il rispetto del Creato. La prima fucina per questi giovani, comunque, resta la famiglia, famiglie, però, a volte, un po’ distratte. Poi ci sono lodevoli eccezioni».
Cosa si augura per il futuro per questo quartiere e per la sua chiesa?
«Io spero che questa opportunità che in qualche modo il Coronavirus ha incoraggiato in questa zona di Caserta non rappresenti un fuoco fatuo, ma diventi uno stile di una zona, che può fare della sua bellezza non solo topografica il suo punto di forza, non solo nei confronti del Parco degli Aranci ma rispetto all’intera città di Caserta, testimonianza di una cittadinanza attiva. E tutto ciò lo si può fare tenendo sempre spalancata la porta del dialogo».
Alessandra Natale





