09:27:42 CASERTA. Avvocato Golino, negli ultimi anni lei è stato uno dei più fervidi osservatori del vincitore di ogni elezione: il “partito” degli astenuti. Pensa che sia ancora tanta la gente distante dalla politica o è cambiato qualcosa nell’ultimo periodo?
«Chi come me ha fatto formazione politica, vecchia scuola, nell’analizzare i dati elettorali raccolti alternativamente dalle singole forze in campo, guarda sempre il numero di coloro che decidono di non partecipare al voto perché non si sentono rappresentati dalla proposta politica.
Ed è evidente che se si esprime un elettorato ridotto, e come in qualche ultima votazione anche la metà dell’elettorato, il dato che viene fuori dalle urne è drogato.
Si creerà sempre un clima di instabilità che durerà fino a quando cambierà qualcosa e la politica avrà la capacità di riappropriarsi del suo ruolo».
Non pensa che la politica si sia evoluta e oggi veda nei cosiddetti movimenti populisti la sua nuova declinazione?
«Si è evoluta in una declinazione degenerativa. Mi spiego.
Quando la Democrazia Cristiana era il partito di maggioranza relativa lo era alle comunali, alle regionali e al governo del Paese.
Non è possibile che oggi ogni elezione veda un risultato diverso e generi un’instabilità perenne, in un clima di odio sociale, tra l’altro, che sta danneggiando l’Italia.
Il cosiddetto voto di pancia, non è un voto consapevole che si ripete, ma è l’espressione di un’insoddisfazione verso l’offerta politica tanto è vero che, di volta in volta, cerca sfogatoi diversi più che punti di approdo».
E, allora, qual è la risposta: il civismo?
«Una pacificazione sociale sicuramente, e prima possibile!
Come raggiungerla è complicato dirlo.
Non credo più il civismo, perché in molti casi viene considerato l’escamotage per vecchie cariatidi di partito per riproporsi senza il fardello ingombrante di un simbolo che si va sempre più svuotando di peso e di sostanza».
A sentirla parlare non c’è più via d’uscita...
«La via d’uscita c’è: sono sempre i partiti. Chiaramente, non è possibile pensare a quelle strutture ripiegate su sé stesse, incapaci di coinvolgere il cittadino nella discussione.
Bisogna costruire dei soggetti che con serietà, partendo dalla capacità di aggregazione delle forze, riescano e raccontare i tempi anche attraverso le nuove tecnologie.
Ma per fare questo c’è bisogno di comprendere il limite dell’azione, alla luce anche degli orientamenti giurisprudenziali.
Oggi, in alcune sentenze e in alcuni provvedimenti cautelari si legge che il contatto fra il politico e l’elettorato può favorire la commissione o la reiterazione dei reati.
Allora si deve capire bene come si può fare politica, per smorzare il populismo, senza incorrere in problematiche giudiziarie e, aggiungo, anche in responsabilità contabili.
Per questo, ferma restando la netta separazione dei poteri, oggi si impone un nuovo dialogo fra il potere legislativo-esecutivo e il potere giudiziario, interrotto con tangentopoli e degeneratosi via via nel tempo.
Ma credo, ahimè, che i tempi non siano maturi».
Nel suo futuro ovviamente ci sono le regionali…
«Le regionali sono un appuntamento al quale guardo sempre con interesse ed attenzione e che, a prescindere, vedranno un mio impegno.
Non sono però l’appuntamento per antonomasia, nel senso che non sono proiettato solo ed esclusivamente su questa scadenza.
Da sempre il mio impegno è quello di lavorare ad un progetto che riporti la politica al centro di tutto e che non sia solo il classico tram sul quale salire per questa o quella candidatura».





