22:24:03 CASERTA. Ci sarà un nuovo incontro lunedì 22 luglio alle ore 10.30, dopo quello di stamattina presso la sede di Confindustria (rappresentata dal dottor Lorenzo Chiello) al civico 17 di via Roma a Caserta, per definire il futuro dei 350 lavoratori della Jabil Circuit Italia Srl (filiale italiana di Jabil Circuit Inc, multinazionale americana attiva nel settore della manifattura elettronica, rappresentata da Clemente Cillo, Antonio Palumbo e Marco De Stasio) che rischiano il posto di lavoro.
Il meeting di stamattina ha partorito un verbale nel quale da una parte l’azienda (che ha sede a Marcianise in provincia di Caserta) si è dichiarata “disponibile a ricevere, per valutare, eventuali richieste da parte dei lavoratori con riferimento all’Accordo del 12 settembre 2018”, e dall’altra la richiesta alla Jabil delle organizzazioni sindacali di “poter esaminare e valutare la possibilità di far ricorso agli ammortizzatori sociali (proroga in deroga Cigs per crisi aziendale) quale strumento finalizzato alla realizzazione del piano di gestione degli esuberi.
Su queste basi le parti hanno definito l’incontro di lunedì prossimo e prevedono di incontrarsi presso il Mise (Ministero dello Sviluppo economico) al termine del percorso individuato”.
Così si è espresso il lavoratore Jabil Giovanni Tallerini, 47 anni di Casagiove, in strada ad aspettare l’esito dell’incontro che ancora doveva terminare: “Gli americani giustamente sono abituati a fare business ed a non avere carrozzoni politici come in Italia. Io ho 25 anni di anzianità in questa azienda e se il Governo continua a dare reddito di cittadinanza a chi ha doppio lavoro a nero invece di dare sgravi fiscali alle aziende che assumono, la situazione in Italia potrà soltanto peggiorare con aziende che licenziano per ridurre i costi della manodopera”.
Parole sante quelle di questo lavoratore che ha dimostrato di avere una visione lungimirante di una situazione che potrebbe divenire incandescente: da una parte i 350 lavoratori (rappresentati stamattina dalle segreterie nazionali e provinciali della Triplice (Fim-Cisl: Lanzetta e Torre; Fiom-Cgil: Palmieri e Percuoco; Uilm-Uil: Paliani e Rao; Failms: Russo e Viggiano) che, in questa calda estate che ha il sapore di una complessa situazione di crisi aziendale, vogliono delle risposte concrete, giustamente preoccupati di perdere il posto di lavoro, e dall’altra l’azienda che si troverebbe in una fase di crisi tale da costringerla a mettere in piedi un piano di rientro dei costi di manodopera ma sulla pelle dei lavoratori per i quali le rispettive organizzazioni sindacali hanno chiesto di poter valutare di far ricorso alla Cassa integrazione straordinaria di fronte a codesto contesto.
Sta di fatto che l’azienda e le rappresentanze sindacali dei lavoratori, con il verbale di incontro di oggi, hanno concordato “di iniziare il confronto di merito nell’ambito del quale, pur confermando le reciproche posizioni, affrontare la delicata e complessa situazione aziendale”.
“Ai posteri l’ardua sentenza” in quello che sembra essersi trasformato in un “teatrino giudiziario” nel quale le figure dei “burattini” sembrano essere interpretate dai 350 lavoratori col fiato sospeso nelle mani di un’azienda che da anni è presente sul territorio e che sarebbe difronte ad una crisi aziendale tale da indurla a ridurre i costi della manodopera. I 350 operai hanno diritto di sapere del loro futuro.
Già un precedente incontro si era tenuto il primo luglio sempre alla sede di Confindustria di Caserta nell’ambito della procedura per la riduzione di personale avviata il 24 giugno da parte della Jabil ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge 223 del 1991 che si era conclusa con un nulla di fatto.
Adesso si entra nella fase di merito in cui le parti dialogheranno in un’ottica di civile confronto ascoltando, pur restando ferme sulle reciproche posizioni di partenza, le reciproche istanze, per giungere ad un traguardo che serva per così dire a “salvare capra e cavoli” cioè ad un documento condiviso di sintesi, che possa andare bene alla Jabil e ai lavoratori, da portare alla sede del Ministero dello Sviluppo economico, che possa dare dimostrazione seria e concreta di una compattezza reale di intenti tra le parti e sanare una “malattia” come quella del lavoro che rischia di trasformarsi in un “cancro maligno” che potrebbe portare alla “morte” lavorativa di questi 350 operai di una multinazionale che in passato è stata “linfa vitale” sul territorio casertano. Staremo a vedere quale evoluzione avrà questa vertenza già dal prossimo lunedì 22 luglio.
Marco Malaspina





